INES ARSÌ / PAC LAB* | “I bambini giocano alla guerra” per imitare gli adulti, scriveva in una celebre poesia di denuncia il drammaturgo Bertolt Brecht, alla vigilia della seconda guerra mondiale. Ma le terribili carneficine di tutti i tempi non sono che il risultato evidente di condotte adulte ben più infantili e incoscienti di quelle dei bambini ed è certo urgente rintracciare nell’esercizio della convivenza  un’alternativa costruttiva al conflitto, come rammenta l’autore.
La storica compagnia  Chille de la Balanza, attiva da oltre cinquant’anni nel teatro sociale di ricerca, raccoglie questa  esortazione in occasione della Festa della Toscana 2025, nell’ambito dell’iniziativa del Consiglio Regionale  “ Un ponte per la Pace”  e porta in scena, presso la sua sede di San Salvi, a Firenze, La guerra è una cosa serissima (quindi la fanno i bambini…travestiti da generali).
Lo spettacolo ha debuttato il 24 marzo 2026, nel corso della Giornata internazionale per il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani, mentre si celebrava in concomitanza anche il centenario della nascita del Premio Nobel Dario Fo: una coincidenza che si è fatta nodo simbolico, secondo Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza che, nel teatro di satira politica di Fo e Franca Rame, hanno rintracciato l’ispirazione necessaria ad una dissacrante creazione drammaturgica dedicata alle guerre contemporanee.
La messa in scena è la rievocazione senza filtri del nostro presente, in cui gli esseri umani fanno sfoggio di un progresso tecnologico di cui sembrano oramai schiavi e di un’aspirazione al potere che può condurli ad un destino catastrofico.

ph. Marco Ascoli
ph. Marco Ascoli

Gli attori occupano i posti in platea insieme al pubblico, fino a quando la musica iconica di Fiorenzo Carpi, lo storico compositore che collaborò agli spettacoli di Fo, non li richiama sulla scena. Il fondale nero, nel controluce di Sandro Pulizzotto, è popolato da appendiabiti mobili, allestiti con vari accessori che daranno vita ai personaggi. Gli attori si muovono tra e con gli espositori, in un allegro e prolungato scherzo disordinato,  espediente di movimento spaziale che ben racconta l’allegorica mescolanza dei ruoli e delle gerarchie sociali che possono mutare e che, dunque, si possono anche rovesciare.
A Rosario Terrone, attore della Compagnia, tocca in dote la giacca del Generale, agghindata di una importante quantità di medaglie, tra cui spicca un mastodontico corno rosso, che allude alla paradossale scaramanzia del goffo rappresentante del potere militare. Dotato di uno scettro su cui campeggia un fiocco dorato come una piccola stella, il Generale è il ritratto dell’uomo fragile che aspira a conquistare il mondo sino alle sue più alte vette, attraverso l’uso della forza e della prevaricazione violenta. Il suo compito, a premessa, è quello di giustificare la funzione della guerra, un gioco di bambini appunto, che non ha altra ragione, se non quella di sperimentare il senso di onnipotenza narcisistico che contraddistingue da sempre l’aggressività umana, quando non è altrimenti possibile canalizzare le emozioni della rabbia e della paura. Una forma elementare di risposta alla minaccia, reale o immaginata, che si risolve semplicemente con la vittoria o la sconfitta, ma che si pratica facilmente, senza pensare, come afferma il personaggio, seppure a costo di tante vittime innocenti.
Il monologo, accompagnato dalle suggestioni sonore di Francesco Lasciafari, che si occupa di tutta la partitura musicale destinata a enfatizzare l’ingresso di ciascun personaggio, è enunciato secondo un ritmo  che ricalca quello solenne e cadenzato dello stile marziale, in una grottesca rivisitazione delle dichiarazioni pubbliche di stampo dittatoriale che hanno tragicamente popolato la storia e che non smettono, ancora oggi, di documentarla drammaticamente.

ph. Ivan Margheri

Gli sopraggiunge Martina Capaccioli, cinta di un marchingegno metallico che la trasforma in un temuto Drone, uno di quegli aeromobili a pilotaggio remoto,  ora protagonisti di tante carneficine in tutti i campi di battaglia del pianeta. Si comporta, in effetti, come un’entità del tutto priva di senso critico, freddamente calcolatrice, ma incapace di un oculato discernimento. Come una qualsiasi macchina, è infatti programmata per eseguire ordini, ma sembra sinistramente autonoma, svincolata da ogni guida umana. La stessa attrice interpreta anche, non a caso, un Algoritmo, quella sequenza di istruzioni di sistema che orienta tutti i dispositivi elettronici e i software. A lei segue l’ingresso in scena del Dio della Sicurezza, uno spavaldo controllore che pare una parodia dell’OVRA fascista, interpretato da Matteo Nigi insieme anche alla figura del Politico, commentatore assiduo di tutti gli avvenimenti da un altoparlante simile ad un imbuto, con cui ingozza la folla di sciocchezze.

ph. Ivan Margheri

La parata dei personaggi rammenta i protagonisti dei conflitti attuali,  insieme ai responsabili dell’informazione pubblica, rappresentati dalla Giornalista, Gloria Trinci, che fa la cronaca degli eventi attraverso una spazzola al posto del microfono, per raccontare  come  i mass media siano più orientati a salvaguardare le apparenze che a comunicare i fatti; della stessa attrice è anche l’interpretazione della Profetessa del Caos, il motore del panico collettivo che alimenta le ostilità, restituendoci consapevolezza delle suggestioni che spesso ci condizionano.
Un’attualizzazione delle maschere della Commedia dell’Arte, perché possano esprimere la contemporaneità, secondo uno stile fisicamente meno espressivo di quanto vorrebbe la tradizione, ma  più focalizzato sulla trasmissione narrativa delle dinamiche di pressione e controllo sociale che conducono inesorabilmente al rischio di estinzione della democrazia, attraverso la militarizzazione dello stato. Personaggi caricaturali, una trama volutamente sfilacciata nei ritmi dilatati dei dialoghi,  sembrano voler evocare la tipica improvvisazione su canovaccio delle antiche compagnie comiche di giro, ma sono il risultato di un lavoro analitico  embrionale, che merita di guadagnare in essenzialità per farsi più incisivo.

ph. Ivan Margheri

La disamina satirica dei temi archetipici della brama di potere, della crudeltà e della paura, lascia spazio ad una speranza, affidata alle figure antagoniste: il Popolino e il Medico, interpretati da Sissi Abbondanza, che tentano la sopravvivenza dell’umanità al cataclisma dell’ottusità, ma anche l’Artista, Francesca Trianni, che impugna chitarra e pennello, armi insolite per costruire creativamente nuovi mondi, in cui è ancora possibile essere umani, come la stessa attrice traccia su un manifesto, in epilogo. Si tratta degli unici superstiti alla terribile fucilazione che falcia tutti gli altri personaggi, autori e infine vittime del conflitto che hanno generato.
Commuove la registrazione della voce di Ascoli che, con l’innocenza di un bambino, non troppo dissimile da quello altrettanto inconsapevole e giocoso de “La vita è bella” di Roberto Benigni, interviene nei disordini del conflitto per porre domande, in cerca di significati impossibili.
Il prologo, che vede gli attori tra il pubblico e l’epilogo della fucilazione, sembrano, invece, un deliberato omaggio a “Guerra di popolo in Cile”, l’opera del 1973  dedicata al drammatico rovesciamento del governo democratico di Salvador Allende, attraverso cui Fo e Rame denunciarono apertamente la corruzione politica, la repressione e la violenza dei conflitti militari.
L’intento dei Chille de la Balanza è il medesimo, come dimostra il Manifesto letto da Abbondanza al termine dello spettacolo: la compagnia teatrale incita, come sempre, ad una partecipazione attiva alla pace, perché è un affare ben più serio e impegnativo del gioco folle della guerra, dove il pubblico è direttamente richiamato a prendere posizione, per non restare solo un assuefatto spettatore di ingiustizie epocali.

 

LA GUERRA È UNA COSA SERISSIMA! (QUINDI LA FANNO I BAMBINI… TRAVESTITI DA GENERALI)
di Sissi Abbondanza e Claudio Ascoli
con Sissi Abbondanza, Martina Capaccioli , Matteo Nigi, Rosario Terrone, Gloria Trinci, Francesca Trianni e Claudio Ascoli
Scene e costumi di Sissi Abbondanza
Musiche originali di Francesco Lascialfari, luci di Sandro Pulizzotto
Disegno in locandina di Monica Fabbri

Chille de la Balanza, Firenze | 27 marzo 2026

*PAC LAB è il progetto ideato da PAC Paneacquaculture in collaborazione con docenti e università italiane per permettere la formazione di nuove generazioni attive nella critica dei linguaggi dell’arte dal vivo. Il gruppo di lavoro di Pac accoglie sul sito le recensioni di questi giovani scrittori seguendone la formazione e il percorso di crescita nella pratica della scrittura critica.