MARCO MARIA LINZI (Teatro della Contraddizione – Milano) – Oggi la maggior parte dei Teatri accenderanno le luci per ricordare il giorno in cui sono state spente dal primo decreto di chiusura dei Teatri.
Noi le luci le terremo spente.

Non crediamo in una manifestazione che nasce senza un confronto tra chi vi partecipa, che dà l’idea di una unità che non esiste. Ma siamo pronti, insieme a tutti, a organizzarci sul serio, a metterci il nostro pensiero e accogliere quello degli altri, per costruire un territorio che sia comune e che sia per il bene di tutti, Teatri, Artisti, Pubblico.

Per molti, non per tutti, sia chiaro, è così facile accendere le luci dopo aver chiuso le tende del proprio teatro e preso comunque le sovvenzioni ministeriali senza dare un minimo di supporto logistico ed economico a chi era rimasto fuori. (Compagnie indipendenti, artisti non scritturati). Noi non accendiamo le luci con questi Teatri senza un confronto su questo punto.

La maggior parte dei Teatri, quando il nostro di Teatro stava per spegnere le luci per sempre, non è intervenuto, né concretamente né politicamente perché questo non accadesse. Questo non significa che chi non c’era nel momento del bisogno non sia considerato da noi un interlocutore, al contrario, ma non possiamo nemmeno essere ipocriti e metterci in una lista e far credere che ci sia unità e solidarietà tra di noi.
Noi e non solo noi, siamo scesi in piazza e abbiamo manifestato il nostro pensiero contro la chiusura dei teatri osteggiati dalle forze di sicurezza e controllati dalla Polizia. Questo è un atto concreto, dove si mettono in piazza i propri corpi, le proprie facce, il proprio pensiero controcorrente. Diverso dal chiudersi nel proprio teatro e aspettare la solidarietà del pubblico. Per questo noi ci uniremo alla piazza “Operaia” di martedì 23, che ci rappresenta molto di più.
Questo è solo il nostro punto di vista, non per forza il migliore, ma ogni azione che facciamo racconta chi siamo, e per derogare a una parte della nostra identità ci vuole un vero incontro, non una chiamata via web, di cui vieni a conoscenza per caso, tutto qui.
Quando siamo scesi in piazza non l’abbiamo fatto solo in considerazione del tempo della presente emergenza, ma per significare la necessità quotidiana di considerare essenziale e prioritaria l’arte e la cultura per la crescita di consapevolezza di un Paese.
Siamo scesi in piazza per sottolineare il fatto che quando la politica, per anni, ha relegato la cultura a mero intrattenimento, o al più a merce, non puoi illuderti di poter infondere la coscienza civile, la considerazione dell’altro, dettando queste priorità con un Dpcm.
Per questo non accederemo le luci stasera, perché un anno fa è stato solo ribadito un pensiero già noto a tutti e di cui tutta la comunità artistica già soffriva da tempo: la mancanza di un progetto serio che mettesse la cultura al posto che gli compete, che la rendesse disponibile per tutti come il fondamento di una società civile.
Non mi ricordo che il Piccolo Teatro, la Scala o il Teatro Carcano, solo per fare qualche esempio, abbiano acceso le luci in tutti questi anni per denunciare ciò che stava accadendo nel nostro Paese.

Un forte abbraccio solidale va in ogni caso a quei piccoli Teatri che oggi accenderanno le luci, e che la luce la pagheranno di tasca loro, come hanno sempre fatto in tutti questi anni.

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