EUGENIO MIRONE | Si avvicina sempre di più l’inizio della Settimana delle Residenze Digitali, in calendario dal 9 al 13 dicembre. Dopo aver approfondito il rapporto tra volontà e illusione del controllo nell’era digitale al centro della riflessione condotta da Boris Pimenov in Eburnea (qui l’intervista su PAC); con SPOOKY INTERNET STORIE per non dormire. Buonanotte l’indagine artistica si sposta sulla relazione tra web e narrazione. Mara Oscar Cassiani, autrice del progetto tra i 4 selezionati nel bando Residenze Digitali 2025 a fronte delle 72 proposte pervenute, invita a porre lo sguardo sul web come il luogo da scandagliare alla ricerca delle leggende digitali: racconti inquietanti diffusi tra forum, social e piattaforme come Reddit e 4chan. La scoperta è quella di una forma contemporanea di oralità collettiva non più basata sulla voce, ma che si serve di tastiere e schermi per tramandare storie reali o immaginarie trasformate in favole moderne.
La restituzione (in programma martedì 9 e mercoledì 10 dicembre, alle 18.30) è strutturata in forma di diretta streaming su Youtube e vedrà “in scena”, oltre alla Cassiani, due performer Susan Manfroni e Laura Galli insieme ad alcune delle partecipanti ai workshop online che hanno preso parte al processo creativo: donne over 50 – mamme, sorelle, figlie, amiche – che hanno condiviso le loro storie di paura, diventando simbolicamente custodi e mediatrici della tradizione orale. Queste nuove “sciamane digitali” si trasformano in occasione della diretta in streamer o youtuber muovendosi tra scenari onirici generati dall’intelligenza artificiale e mondi virtuali videoludici.
In occasione della restituzione di SPOOKY INTERNET abbiamo avuto modo di dialogare con Mara Oscar Cassiani e di riflettere sulla trasposizione del folklore da locale a globale, sull’immaginario collettivo delle paure contemporanee e sul potere catartico della narrazione in un’epoca connessa ma spesso escludente.
Mara, com’è stato far parte per la terza volta del progetto delle Residenze Digitali? È cambiato qualcosa dagli anni precedenti?
Tornare alle Residenze Digitali mi ha dato la possibilità di veder evolvere questo progetto, di vedere la fiducia e la comprensione di partner e tutor che sono sempre pronti a lanciarsi con noi nel buio in ricerche, a volte, quasi imperscrutabili. Credo che fosse un progetto solido e ben strutturato anche nelle edizioni precedenti in cui ho avuto la possibilità di partecipare sviluppando opere come AI LOVE, GHOSTS AND UNCANNY VALLEYS <3, sulla relazione tossica tra amori umani e digitali (qui la nostra restituzione) e I AM DANCING IN A ROOM_LA FAUNA, che sono ancora lavori esposti e considerati casi studio.
Dal mio punto di vista è la riconferma che il digitale è un linguaggio importante, praticabile, che riguarda tutti perché ci vede tutti immersi; in quanto pregno di urgenze quotidiane e linguistiche, non più trascurabili.
Quali sono gli elementi di partenza da considerare quando si struttura un progetto per lo spazio digitale rispetto a quello “reale”. Come sei arrivata, in quest’ultimo lavoro, ad esplorare il tema delle “leggende digitali”?
È importante ricordare che digitale e reale sono la stessa cosa, cambia solo il linguaggio attuato e l’interfaccia sociale.
Le creepypasta o spookystories sono un genere specifico che si concentra sull’inquietudine del quotidiano delle persone e, come dico spesso, sul glitch del matrix sociale in cui viviamo. Si tratta di racconti liminali tra quotidiano e archetipi del racconto; ma soprattutto sono una forma di oralità che passa attraverso forum e tastiere.
Una forte peculiarità del bando è il ruolo dei tutor, in quale fase del lavoro si è collocato il loro intervento e come esso ha influenzato il tuo processo di lavoro?
I/Le tutor sono dei medium: riescono a capire il progetto e supportarlo “intellettualmente” ancora prima che nasca, assecondandolo durante il processo; ma soprattutto ne capiscono le potenzialità.
Laura Gemini, Federica Patti, Marcello Cualbu, e ci tengo a menzionare anche Annamaria Monteverdi con la quale ho avuto modo di collaborare nelle edizioni precedenti, hanno avuto un ottimo punto di vista sia in fase di selezione che durante il processo creativo.
Ci spieghi meglio il passaggio da web, social e piattaforme digitali, dove questi racconti nascono, al lavoro che hai condotto durante il workshop? Come mai la scelta di lavorare soltanto con donne over 50, un’età solitamente molto distante dal mondo digitale di partenza?

In questo lavoro ho cercato di inseguire lo sviluppo dell’oralità domandandomi: come si è evoluta una socialità orale in un mondo non più basato sulla comunità prossemica geografica? Come cambia l’oralità in una società wifibased? Ecco, le forme di scrittura che si realizzano nei forum diventano così nuovi oracoli di socialità, di empatia e catarsi, proprio come accade nel racconto. Il focolare diventa una serie di commenti, un video youtube o un thread di reddit. Pertanto ho deciso di trasporre questa socialità fluida all’interno di una comunità oggi resa invisibile da una società incardinata sull’iperproduzione, che identifica il digitale con una età anagrafica specifica. Ho perciò cercato di restituire a questa comunità una voce intorno a un nuovo focolare, il monitor, e di usare il podcast come formato per la loro narrazione web-based.

Come si è sviluppato il processo creativo di queste storie durante il workshop?
Molte storie esistono già, come gli archetipi, e provengono dai meandri del web, dalle coscienze della rete; altre storie sono connesse alle nostre aree geografiche o alle nostre vite personali, ma rientrano perfettamente nel genere del creepypasta.
Al centro del progetto ci sono storie che accadono, prima di essere narrazione; accadono nel quotidiano di qualcuno, di una persona prima ancora che un utente, e poi si fondono con la coscienza collettiva dell’online e iniziano a vagare.
Il risultato finale è un podcast, quindi un ritorno alla voce. Che cosa cambia nel passaggio dallo streaming live al formato audio? Cosa resta e cosa si perde del “digitale” in questa trasposizione?
Il podcast finale si colloca all’interno della cornice dello streaming live, costruita sul modello delle live utilizzate dai gamer. Perciò non si perde nulla, ma piuttosto si guadagna la possibilità di associare all’audio l’immaginario visivo digital, un incubo collettivo di generazioni Ai che digitano storie e visioni in un grande sogno collettivo.
Oltre alla diretta youtube, verranno pubblicate ulteriori storie in differita sui canali social dei partner che si potranno ascoltare la notte, prima di andare a (non) dormire.