RENZO FRANCABANDERA | Ha debuttato in prima nazionale a fine novembre a Udine, nella stagione di Teatro Impatto del CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, presso il Teatro S. Giorgio, Il Presidente – rivisitazione del testo Confessione di un ex presidente di Davide Carnevali.
L’interpretazione è affidata a Filippo Nigro, attore noto al grande pubblico anche per la sua carriera nel cinema e in serie televisive, mentre la regia è firmata dallo stesso Nigro insieme a Fabrizio Arcuri.
L’allestimento propone un’opera intensa, dal linguaggio deciso e una forte carica emotiva, e invita il pubblico a confrontarsi direttamente con temi quali il potere, la responsabilità individuale e la fragilità umana. Carnevali — autore del testo e artista associato al Piccolo Teatro per il triennio in corso— affronta la figura di un ex presidente che, dopo aver abbandonato il suo ruolo, si trova a fare i conti con le proprie scelte e con le conseguenze delle proprie azioni, in un’esplorazione critica e introspettiva della leadership e dei suoi limiti morali.
Per Nigro, questo debutto segna la seconda tappa di un itinerario teatrale intrapreso con Arcuri: a precederlo era stato lo spettacolo Every Brilliant Thing, tradotto in italiano e portato in scena anche a Udine — un percorso che sembra puntare a creare un dialogo con gli spettatori, oscillando tra analisi del ruolo dell’azione individuale nello spazio pubblico e sollecitazioni civili.
Lo spettacolo, che ha una durata di circa 70 minuti, è pensato come un monologo o quasi-monologo, capace di instaurare un rapporto ravvicinato e partecipato con gli spettatori. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Arcuri per raccogliere alcune direzioni di questo ritorno su un testo con il quale era già entrato in contatto un decennio fa, in piena era berlusconiana.
Fabrizio, nel passaggio dalla Confessione di un ex Presidente, testo su cui avevi anche avuto un trascorso scenico nel 2013, alla nuova versione, Davide Carnevali ha lavorato per svincolare la drammaturgia da riferimenti storici diretti. In che modo questa rielaborazione ha modificato il vostro approccio registico e la costruzione della figura scenica?
Il testo non è cambiato nella sua impostazione. Diciamo che si è data la possibilità di comprendere un ventaglio di situazioni e di personaggi che in questi anni ci hanno governato. Quindi direi che la drammaturgia sotto questo aspetto moltiplica gli echi di atteggiamenti e di comportamenti che riconosciamo. La figura scenica si lascia attraversare dall’immagine di questi senza mai arrivare a un’identificazione. Inoltre il testo ora gioca un po’ di più con il pubblico e lo rende più partecipe.
Il testo insiste sulla manipolazione del linguaggio come dispositivo di potere. Quali strategie avete adottato – nella recitazione, nel ritmo, nello spazio – per rendere visibile questa tensione tra parola, controllo e ambiguità?
Il testo in questo senso è piuttosto chiaro e Filippo si lascia attraversare da questo flusso che lo sposta da una campagna elettorale a una conferenza stampa a un tribunale del popolo assecondando i ritmi, i toni e le tensioni tipiche di queste situazioni.
Che il testo sia una riflessione su come il linguaggio sia lo strumento del potere trasuda da ogni parola.
Avete definito Il Presidente come secondo capitolo di un percorso che interroga il rapporto con il pubblico. In che senso questa tappa prosegue o contrasta le modalità di coinvolgimento sperimentate in Every Brilliant Thing?
Direi che si tratta, come per Every brilliant thing, di uno spettacolo che parla con e non agli spettatori, e in questo Davide ha contribuito costruendo all’interno del testo dei dispositivi che ci permettono di interagire direttamente con il pubblico. Entrambi i lavori raccontano una storia sebbene molto diversa ma lo fanno con la complicità di chi assiste e la racconta insieme.
Le scelte scenografiche e luministiche sembrano contribuire a un ambiente che non rimanda a un Paese specifico ma a un immaginario politico diffuso. Come avete lavorato con lei per evitare la riconoscibilità storica e al tempo stesso costruire un luogo che rifletta la natura performativa della leadership contemporanea?
La scelta è stata, dopo molte prove e riflessioni, quella di ridurre all’essenziale gli elementi affinché lo spazio potesse sembrare tutti i luoghi pubblici della politica. Così anche le luci sono quelle di una convention o di una conferenza stampa e nello specifico le firmo io.
La figura del leader che proponete è un assemblaggio di tratti universali, non un ritratto. Nella direzione d’attore, quale dimensione psicologica o corporea avete ritenuto indispensabile per mantenere questo equilibrio tra astrazione e credibilità, tra individuo e archetipo del potere?
C’e un altro aspetto preponderante del testo e cioè l’assunto che in fondo i politici sono degli attori, a partire dalla loro capacità di credere nelle menzogne che dicono e quindi di farlo credere anche a noi. Il gioco è mostrare entrambi gli aspetti che sottostanno a tutti i passaggi e a tutte le costruzioni retoriche del testo.
Questo personaggio è una sorta di Ulisse, una multi-identità che contiene aspetti di molti ma che alla fine è sempre “un attore che si agita sulla scena per un’ora ora e poi non se ne sa più nulla.” Come direbbe Shakespeare.
prima nazionale
27, 28, 29 novembre 2025, ore 21
30 novembre 2025, ore 17
Teatro Contatto
Udine, Teatro S. Giorgio, Sala Pinter
13 dicembre 2025, ore 21
Cuneo, Teatro Toselli
14 dicembre 2025, ore 21
Nichelino (TO), Teatro Superga
27 febbraio 2026, ore 21
Oleggio (NO), Teatro Civico
28 febbraio 2026, ore 21
Canelli (AT), Teatro Balbo
1 marzo 2026, ore 21
Avigliana (TO), Auditorium Eugenio Fassino
13 marzo 2026, ore 21
San Giovanni Lupatoto (VR), Cinema Teatro Astra
21 marzo 2026
Mira (VE), Teatro Villa dei Leoni
29-31 maggio 2026
Roma, Teatro India







































