ELVIRA SESSA*| Il Pinocchio del Teatro del Carretto, sui palchi del Teatro Vascello di Roma dal 6 all’11 febbraio scorsi, ti attraversa come quei sogni potenti da cui ti svegli sudato e inquieto, chiedendoti se è stata solo immaginazione.
Rappresentato per la prima volta nel dicembre del 2006 con repliche in Italia e all’estero (MaMa di New York nel 2008, San Pietroburgo nel 2009, Liegi nel 2023), questo inesauribile lavoro della compagnia teatrale lucchese, con adattamento e regia di Maria Grazia Cipriani che vede protagonista Giandomenico Cupaiuolo, fa rivivere il capolavoro di Collodi, coinvolgendo lo spettatore con tutti i sensi, in un susseguirsi vorticoso di suggestioni evocate da drammaturgie testuali, visive, gestuali, uditive, olfattive (come l’odore della carta bruciata, ad esempio).

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Gli affiatati interpreti catturano il pubblico con danze e acrobazie fisiche e vocali; emozionano Giandomenico Cupaiuolo nei panni di Pinocchio, si esalta in una performance fisica destreggiandosi tra salti e sonore cadute, in un dialogo continuo con gli altri interpreti, la scattante e duttile Elsa Bossi (Fata Turchina), la coppia deforme e grottesca di Giacomo Pecchia (il Gatto) e Giacomo Vezzani (la Volpe), l’inquietante e vigoroso Nicolò Belliti (il domatore, Mangiafuoco), l’agile Ian Gualdani (la Lumaca), gli energici Carlo Gambaro e Filippo Beltrami (i Conigli).

Fondamentale è anche la scenografia artigianale, essenziale e meticolosa, di Graziano Gregori che ha curato anche i costumi (originale la trovata della cuffietta turchina per i capelli della Fata). Colpisce, in particolare, la sequenza di pannelli scuri disposti sullo sfondo del palcoscenico in forma semicircolare che restringe la visione dello spettatore ma al tempo stesso la magnetizza e avvolge in un misterioso recinto circense.
Incisiva è la forza quasi materica delle luci fredde (Angelo Linzalata) che nel buio della scena sferzano i personaggi, unite ai suoni (Hubert Westkemper) che si fanno metallici e sinistri quando enfatizzano le scudisciate del domatore del circo nel finale, oppure i coltelli e i martelli infilzati dagli assassini di Pinocchio nei legni del palcoscenico; le sonorità diventano calde e rassicuranti nelle arie struggenti di Ridi, Pagliaccio dei Pagliacci di Leoncavallo e O mio caro babbino del Gianni Schicchi di Puccini interpretato da Maria Callas; enigmatiche nel rimbombo della pallina che Lucignolo fa rimbalzare a terra con una cadenza ritmica che evoca i battiti del cuore.
Nulla è lasciato al caso.
Ce ne parla più approfonditamente Giandomenico Cupaiulo che abbiamo intervistato per l’occasione.

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Dal 2006 è stato il solo interprete di Pinocchio, personaggio che la regista ha cucito apposta su di lui. «È un privilegio per me far rivivere questo spettacolo, ormai divenuto di repertorio. All’epoca, avevo 26 anni, ero più muscolare, con meno sfaccettature, più aggressivo, esteriore. Il Pinocchio che porto a 43 anni è più introspettivo e capace di abbandonarsi anche a momenti di leggerezza, poetici.
È un Pinocchio che ha fatto realmente esperienza della sofferenza e, dopo molte cadute, è più consapevole del fatto che solo attraverso queste e l’amore con l’A maiuscola, può diventare adulto.» E confida: «Interpretare Pinocchio è divenuto negli anni un esercizio di analisi interiore. Ogni volta che sto per entrare in scena faccio i conti con me stesso e mi sforzo di raccontare chi sono, nel momento che sto vivendo.
I miei riferimenti, di cui volutamente porto nella pièce delle citazioni, sono Carmelo Bene, Renato Rascel, Totò e…Charlie Chaplin. »

PINOCCHIO

di Collodi
Adattamento e regia Maria Grazia Cipriani
Scene e costumi Graziano Gregori
Con Giandomenico Cupaiuolo, Elsa Bossi, Giacomo Pecchia, Giacomo Vezzani, Nicolò Belliti, Carlo Gambaro, Ian Gualdani, Filippo Beltrami
Suoni  Hubert Westkemper
Luci Angelo Linzalata
produzione compagnia Teatro del Carretto
organizzazione MAT-Movimenti Artistici Trasversali

Teatro Vascello, Roma, 7 febbraio 2024

 

* PAC LAB è il progetto ideato da PAC Paneacquaculture, anche in collaborazione con docenti e università italiane, per permettere il completamento e la tutorship formativa di nuovi sguardi critici per la scena contemporanea e i linguaggi dell’arte dal vivo. Il gruppo di lavoro di Pac ne accoglie sul sito gli articoli, seguendone nel tempo la pratica della scrittura critica.