GIULIA BONGHI | «Quando scende l’ombra della sera…»; una voce fuori campo funge da prologo alla rappresentazione. In scena una bambina legge un libro mentre gli spettatori raggiungono la propria poltrona. L’orchestra attende sul palco l’arrivo del Maestro e pochi elementi scenografici introducono il contesto contemporaneo del nuovo allestimento de La bohème della Fondazione Haydn di Bolzano e Trento.

Nel 1851 viene pubblicato il romanzo di Henri Murger, con i suoi eroi della miseria e il loro «squarcio di vita bohémien», all’epoca non considerato degno di essere rappresentato sulle scene operistiche. Invece Giacomo Puccini – di cui ricorre quest’anno il centenario della morte – descrive in partitura il moderno mondo metropolitano parigino, ormai lontano dagli spazi astratti e immaginari dell’opera seria romantica. Sono evocati, nelle didascalie come nei discorsi dei personaggi, oggetti anche prosaici: il caminetto, sedie, giornali, chiavi, cuffiette… Una realtà concreta che costringe i protagonisti a farci i conti. E, bisogna dirlo, per quanto abili e creativi nell’affrontarla, alla fine la vita, o forse sarebbe meglio dire la morte, finisce per sopraffarli.
È pur sempre una tragedia quella che dal 1896, dal suo debutto torinese, incanta il pubblico. C’è chi sospira, chi versa una lacrima, persino chi piange copiosamente e chi durante gli applausi non distingue un cantante da un seggiolino per colpa degli occhiali madidi e annebbiati.

Ph Massimo Franceschini

Il libretto, ambientato a Parigi intorno al 1830, racconta la storia d’amore di Rodolfo, scrittore, e la ricamatrice Mimì, che insieme ai loro amici artisti affrontano le difficoltà di una vita povera, l’amore e la perdita della giovinezza. Tema, quest’ultimo, che il regista Matthias Lošek tiene a sottolineare mettendo in scena il doppio fanciullesco della protagonista. Al termine dell’opera – spoiler alert – dopo il grido disperato di Rodolfo «Mimì!», che ha esalato l’ultimo respiro, la bambina riappare in scena e si sdraia accanto a lei. La giovinezza di tutti i personaggi a quel punto ha raggiunto il sonno eterno, e con essa l’ingenuità, la vitalità, la leggerezza e una certa libertà dello spirito.

I costumi di Oliver Mölter, semplici ed efficaci, collocano la pièce nella contemporaneità.
Gli elementi scenici di Norbert Chmel, che firma anche le luci, sono minimali con rimandi alla cultura pop: un muro sul quale il pittore Marcello vuole graffitare il suo capolavoro – all’inizio la scritta «There is no future» alla quale nel IV atto aggiunge l’ermetico «but now» – tavolo e sedie; un manichino e una specie di vision board nello spazio di Mimì. Quest’ultima entra in scena dalla platea, utilizzata più volte come spazio scenico durante la pièce. Rimane nella sua “stanza” fino allo spegnimento del lume – si scarica la batteria del cellulare -, il momento in cui incontra Rodolfo. Seduti una accanto all’altro su due seggiole al centro del palco, vivono i loro primi attimi d’amore attraverso alcune delle melodie memorabili di Puccin, tutti i lettori ricorderanno Che gelida manina.

Le soluzioni orchestrali fantasiose del compositore trasformano una vicenda semplice e quotidiana in pura poesia. Inoltre, innovativa per l’epoca era la divisione del libretto in quadri anziché in atti e scene. All’interno di ciascun quadro non vi è la consueta divisione tra versi sciolti e versi lirici ma una versificazione mobilissima e flessibilmente asimmetrica, in grado di stimolare una sintassi musicale non periodica.

Ph Massimo Franceschini

L’Orchestra Haydn, diretta da Timothy Redmond, ha messo in evidenza le intense sonorità e le coloriture della partitura. Il Maestro – pur se aiutato da un monitor – ha restituito in tutta la sua efficacia un’orchestrazione movimentata, tenendo coese le diverse parti, considerando che sia il cast sia il coro agivano in proscenio alle sue spalle. L’Ensemble vocale Continuum, diretto da Luigi Azzolini e di cui fanno parte gli interpreti delle particine – Lorenzo Ziller, Marco Gaspari e Federico Evangelista – e il Coro di voci bianche dell’Istituto comprensivo di Trento 5, guidato da Anna Nicolodi, non partecipa a livello recitativo ma circonda l’azione durante il secondo e il terzo atto. Il coro entra nuovamente in scena anche nell’ultimo quadro, come testimone degli ultimi attimi di vita della protagonista e della presa d’atto che la giovinezza non ha che una stagione.
Gli interpreti principali nel complesso hanno lavorato molto bene: Alessandro Scotto di Luzio è un Rodolfo dalla voce brillante, solo all’inizio un po’ instabile sull’intonazione. Molto musicale ed elegante è la Mimì di Alexandra Grigoras. Di Matteo Loi, giovane baritono cagliaritano, era stata annunciata l’indisposizione eppure risulta efficace nel ruolo di Marcello. Altrettanto incisivi sono Gianni Luca Giuga nel ruolo di Schaunard e Matteo D’Apolito, un valido Colline con buon fraseggio. Energica e accattivante è infine Galina Benevich nei panni di una Musetta influencer, inseguita da una social media manager che la fotografa incessantemente.

Il direttore uscente della divisione operistica della Fondazione Haydn ha riservato, nelle ultime stagioni artistiche, grande spazio all’opera contemporanea. Il suo addio è però all’insegna di un’opera di repertorio, La bohème, che rimane sempre attuale, amara e sconvolgente. Come diceva un altro grande scrittore francese, André Gide, «le più belle opere degli uomini sono ostinatamente dolorose».

LA BOHÈME

Quattro quadri di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
Musica di Giacomo Puccini
Mimì Alexandra Grigoras
Musetta Galina Benevich
Rodolfo Alessandro Scotto Di Luzio
Marcello Matteo Loi
Schaunard Gianni Luca Giuga
Colline Matteo D’Apolito
Benoît Lorenzo Ziller
Parpignol Marco Gaspari
Alcindoro Lorenzo Ziller
Sergente dei doganieri Lorenzo Ziller
Doganiere Federico Evangelista
Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
Direzione d’orchestra Timothy Redmond
Coro Ensemble vocale Continuum
Maestro del coro Luigi Azzolini
Coro di voci bianche dell’Istituto comprensivo Trento 5
Maestra del coro voci bianche Anna Nicolodi
Regia Matthias Lošek
Scene e Lighting design Norbert Chmel
Costumi Oliver Mölter

Fondazione Haydn di Bolzano e Trento
Teatro Sociale di Trento | 21 e 22 febbraio 2023