ammazzaMARAT | Io volevo parlare di Buenaventura Durruti. Una di queste volte ne parlo. Perché pensare agli stalinisti che si sparano con gli anarchici mentre dal cielo piovono le bombe nazifasciste, mi fa sempre salire un po’ il sangue alla testa. Credo che sia una metafora di tante (possibili) cose. O forse mi piace vederla così. Ma poi è uscita la sentenza di Stefano Cucchi. E ho cambiato idea. Non so perché ma sono andato a rileggermi il secondo capitolo de Il maestro e Margherita. Il protagonista è Ponzio Pilato. Si è svegliato male, l’emicrania lo tormenta, è (in)sofferente all’odore dell’olio di rose. Lo sente ovunque. Mentre la testa pulsa. L’immagine è quella di un uomo che non ne ha mezza. No tiene ganas, avrebbe detto Durruti. Non è solo questione di responsabilità. Certo, c’è una certa dose di paraculaggine. Ma non si arriva a diventare Procuratore della Galilea se non si sanno prendere decisioni. E infatti il popolo lo odia, viene considerato un sanguinario. Quel giorno semplicemente non ne ha mezza. Figurarsi poi se gli presentano davanti quella specie di freakettone. Uno che lo chiama subito “buon uomo”, prima di imparare le maniere educate dalla frusta del centurione Ammazzasorci. Dialogano i due, dialogano fitto. Mentre la testa pulsa. Pulsa forte. E alla fine Pilato decide, conferma la condanna a morte e lo spedisce a giocarsi la vita al voto popolare. A me fa venire la pelle d’oca quel capitolo de Il maestro e Margherita. Ma (appunto) è letteratura. La letteratura è così, rende meravigliose le cose più meschine. Torni a leggerle. Ma Stefano Cucchi non è letteratura. Non è teatro. Stefano è morto. 37 chili di lividi addosso. L’hanno ammazzato gli Ammazzasorci che ci ritroviamo liberi per le strade. Quelli con cui riempiono le periferie per difenderci. Stefano l’hanno ammazzato gli Ammazzasorci e l’hanno fatto lentamente, da sadici, senza compassione. Impuniti che manco ci pensano. Che si giustificano. Se la raccontano che ti pare di sentirli: “ci ha insultati, ce le ha tolte dalle mani le botte”. Sempre uguali gli Ammazzasorci. E non tiratemi in ballo Pasolini. Ma questa non è letteratura. Se hai l’emicrania, a me non interessa più nulla. Non sei Bulgakov. Se hai la pressione delle istituzioni, di tua madre, dei tuoi figli, del tuo cane, a me non interessa più nulla. Perfino degli Ammazzasorci a me non interessa più nulla. A me interessa solo che c’era da fare giustizia e non hai voluto farla. E questo non è teatro.

Helno est mort une fois encore, il est sorti après minuit

……Helno est mort…, Helno est mort…

1000.000 remords…

Disegno di renzofrancabandera

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