ROBERTA ORLANDO | Il 25 Novembre ricorre dal 1999 la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, volta all’organizzazione di attività di sensibilizzazione su un fenomeno radicato e persistente, oggi argomento centrale di dibattito pubblico. 

Esiste una moltitudine di iniziative, associazioni e persone impegnate in questa lotta, che finora non sembra aver favorito indicative riduzioni dei casi di violenza, ma che ha certo concesso a molte vittime un sostegno, nonché il coraggio di denunciare e condividere la propria storia. Di conseguenza, fatti e testimonianze di profonda drammaticità diventano sempre più spesso casi mediatici, e se questo da una parte agevola la necessaria diffusione dell’informazione, dall’altra può dar vita a cliché o moralismi, a forme di femminismo un po’ raffazzonate, che tralasciano argomentazioni o indagini sui meccanismi di produzione di questo dislivello sociale tra uomo e donna.
Non è banale, quindi, creare un linguaggio originale ed efficace, che non trascuri la delicatezza del tema, ma che sappia anche sdrammatizzare; che non si limiti alla narrazione, ma che produca una riflessione collettiva.

amorosi-assassiniCi riesce molto bene Valeria Perdonò, autrice e protagonista di questo spettacolo, tratto dall’omonimo saggio Amorosi Assassini, che ha debuttato al Teatro Libero di Milano il 28 Novembre.
Proprio per evitare generalizzazioni che avrebbero avuto minor impatto, la Perdonò decide di far luce su uno dei numerosi casi di aggressione domestica in Italia, che oltre ad essere emblema di violenza, contiene in più un messaggio di forza e di speranza. Si tratta della storia di Francesca Baleani, picchiata a bastonate dal suo ex marito nel luglio del 2006, gettata dentro un sacco di plastica in un cassonetto e in seguito fortuitamente trovata e salvata da un passante.

L’attrice ci riporta questa storia attraverso la lettura critica di articoli di giornali, senza tralasciare la polemica sull’operato degli organi di (in)giustizia implicati in quel caso. Passa poi attraverso le testimonianze della vittima, pregne di quella paura che ha toccato l’apice e si è trasformata in coraggio e voglia di rinascita, in pura e semplice riconoscenza per la vita. Ma tra una notizia e l’altra, non manca una riflessione di carattere più generale sull’essere donna, nonché l’invito (a volte più esplicito, ma sempre tra le righe) alla reazione. “Per combattere l’indifferenza” è infatti stato pensato questo lavoro, come la stessa Perdonò scrive. Il tutto viene colorato e arricchito da citazioni letterarie (dai classici greci a Berkoff e alla poesia di Alda Merini) e da canzoni che l’attrice interpreta dal vivo, omaggiando alcuni grandi cantautori italiani (tra cui Gaber, Dalla e De André), ma anche Le Sorelle Marinetti (con balletto annesso), per alleggerire la tensione.

Attraverso semplici cambi di luce e di posizione in scena, l’attrice diventa ora Francesca Baleani, ora una criminologa, ora una testimone e poi ancora una cantante o una femme fatale, scandendo il tempo scenico con canzoni, poesie e monologhi, alcuni più passionali, polemici, intensi, altri più sofferti, strozzati, con frasi lasciate a metà in stile Caryl Churchill (grande modello di drammaturgia femminista). Ma in questo gioco delle parti, permane il suo essere donna. Una donna reattiva, che a dispetto dell’ironico sottotitolo della pièce, non fa finta di niente, e soprattutto ci tiene a marcare l’innegabile differenza tra uomo e donna, pur difendendone la parità.

A supporto di questa proclamazione di diversità e a dimostrazione di un possibile incontro sintonico, troviamo anche un uomo in scena, il maestro Sforza, che sa creare l’atmosfera perfetta per ogni cambio di ruolo della Perdonò, che duetta con lei, non solo a livello musicale: è il suo interlocutore sul palco, un ascoltatore per lo più, che risponde all’ironia verbale (che caratterizza l’intero testo) con un’espressività divertente ed eloquente, ma soprattutto con la sua musica, al pianoforte e al clarinetto. Il risultato è un perfetto accordo di due artisti meritevoli, che si fanno portavoce di una platea di ascoltatori partecipi e che si incaricano, in una visione più ampia, di smuovere una società stanca, facile vittima di passività.

Uno spettacolo ideato con profonda sensibilità e recitato benissimo da Valeria Perdonò, che avremmo apprezzato molto anche da sola in scena; Marco Sforza aggiunge però quelle note rassicuranti che completano perfettamente una storia che di rassicurazione ha proprio bisogno, in più ci concede un’ottima occasione per scoprirlo e apprezzarlo come cantautore.

AMOROSI ASSASSINI
di e con Valeria Perdonò
al pianoforte Marco Sforza
Art Director Federica Restani
Produzione ARS Creazione e Spettacolo