RENZO FRANCABANDERA | All’interno della quinta edizione di Danza in Rete Festival_Vicenza – Schio ha preso il via Danza in Rete Off, la sezione del Festival centrata sulle nuove tendenze e sulla scoperta di giovani talenti della danza nazionale e internazionale. La sezione della rassegna, affidata alla curatela artistica di Alessandro Bevilacqua, ha avuto avvio Sabato 19 marzo con un programma che ha proposto al pubblico, nelle sedi dello Spazio AB23 e del Ridotto del Teatro Comunale, rispettivamente la prima regionale di Anonima di Cecilia Ventriglia e il debutto nazionale di Idillio di Lorenzo Morandini – che è anche Artista in Rete dell’edizione 2022 del Festival, una sorta di artista associato, coinvolto in laboratori e attività con il territorio, le scuole, in un fecondo interscambio di attivazione del sensibile locale. Entrambi gli spettacoli sono stati seguiti da dialoghi con gli artisti curati da Vanessa Gibin.

Partiamo dallo visione presso Spazio AB23 per Anonima di Cecilia Ventriglia, danzatrice e performer marchigiana, che dopo un periodo di formazione non accademica nell’ambito della danza contemporanea ha iniziato a lavorare come interprete, collaborando con diverse realtà italiane e internazionali tra cui Sosta Palmizi, di cui è Artista Associata, la compagnia di teatro-fisico della Repubblica Ceca Farm In The Cave vincitrice del XII Premio Europa per il Teatro-2010 e il MAI-Marina Abramovich Institute, New York.

Il fuoco di questa ricerca di segni in movimento è intimo nel tratto iniziale, ma si amplia poi verso questioni ideali, capaci di abbracciare la società e i suoi interrogativi, come nel caso di Anonima, assolo selezionato anche per la Vetrina della giovane danza d’autore 2021 e che si configura come una sorta di polittico a più pannelli pittorico-agiti, incentrati sul binomio umano – divino. Il luogo all’interno del quale si svolge questa performance ha una nemmeno tanto celata attinenza, essendo stato un luogo di culto, sebbene la relazione tematica arrivi dopo un po’. All’ingresso del pubblico in sala, sul fondo dello spazio agito dagli artisti, una croce di cartone bianco poggia sul fondale, bianco anche esso. A tenere insieme gli assi di cartone un nostro adesivo con la scritta rossa “FRAGILE”.

Distesa sul pavimento con addosso quello che sembra un burattino di cartone, come morta, la performer. La scena si anima con l’inizio della performance. È una azione per donna, manichino di cartone a grandezza umana e croce scomposta.


I due assi della croce recano sul tergo luci LED che illuminano la scena e Cecilia Ventriglia muove questi due assi in modo separato a comporre uno spazio agito e illuminato all’interno del quale lei manovra, con idea di alterità dialogante, il manichino di cui diventa subito chiara la sembianza cristologica: un Cristo dalle forme medievali, iconiche, meraviglioso nella sua somiglianza semplice ed efficace ai crocifissi pregiotteschi, con cui la donna ingaggia prima una lotta, in cui viene quasi sopraffatta dal manichino, per poi sviluppare con l’oggetto un dialogo muto sulle posture, che finisce anche fra le sedie del pubblico, a prendere le statiche pose di qualcuno in platea.

È difficile parlare di coreografia ma sicuramente esiste un ampio ed efficace ragionamento sulla postura, sull’essere, sulla ricerca del divino in noi, ma anche dell’umano in questa figura immobile a cui tuttavia l’essere umano dà vita con il pensiero, fino a venirne poi a volte paradossalmente condizionato e sopraffatto. Lo spettacolo pare interrogarsi sulla possibilità di una consustanzialità con il pensiero del sacro in cui questo concetto diventi emblema di una qualche forma di, seppur sofferente, levità. Nel suo svolgersi l’azione diventa progressivamente convincente e chiara. Sviluppa una sua nitida poetica che culmina in un piccolo ballo finale in cui la performer fa roteare leggera in aria la figura di cartone di grandezza umana. Il nostro adesivo con le scritte rosse rimanda a quel tracciato di ferite che ci portiamo addosso e di cui il Cristo manichino, fragile e segnato, raccoglie la penosa geografia.

Verrebbe da dire che come spesso capita nelle creazioni di particolare delicatezza, Anonima ha una cifra semplice; ma mai nell’arte la semplicità è banale, anzi la si raggiunge quasi sempre attraverso un faticoso percorso di semplificazione, di mondatura dell’orpello, la parte più complessa del lavoro artistico. Centrale appare da questo punto di vista il contributo alla visione scenografica e sonora di Davide Calvaresi, attivo da quasi venti anni con la compagnia 7-8 chili e creatore capace di muoversi con sensibilità particolarissima fra diverse discipline, dalla videoart alla coreografia digitale: con Olmo, un cortometraggio di animazione, ha ricevuto il Globo d’Oro.

La meritoria creazione elaborata con Ventriglia ottiene il pregevole risultato di problematizzare senza banalizzare, di postulare senza affermare certezze e affida all’occhio dello spettatore il compito, indispensabile nella creazione d’arte, di completare di senso la visione, operazione sempre rara da incontrare.

Ci spostiamo al Ridotto del Comunale per Idillio, creazione con la quale il giovane performer trentino è emerso sulla scena nazionale di danza. Classe 1993, Morandini, formatosi al Teatro Nuovo di Torino, si è poi diplomato al Trinity Laban di Londra con la ricerca coreografica “The Enlightenment”. Dal 2018 al 2021 è tra gli artisti che fanno parte dell’Incubatore CIMD di Milano, all’interno del quale ha sviluppato questo progetto coreografico, contemporaneamente all’avvio di un percorso personale di ricerca ispirata da esperienze di training nella natura, sostenuto da diverse realtà: fra queste i festival Più che danza! e MilanOltre, le residenze presso Movimento Danza, la compagnia Abbondanza/ Bertoni con il bando KOMM TANZ e il CID di Rovereto all’interno di Passo Nord. La creazione è stata selezionata per la Vetrina della giovane danza d’autore 2021 del Network Anticorpi XL.

L’assolo è dedicato all’analisi del movimento e dei segni del corpo in natura, e procede destrutturando ripetizioni o agendo schemi e gesti canonici in una apparentemente vorticosa casualità caotica, dentro cui si muove un codice ironico, quasi satirico, di lettura delle posture sociali, del convenzionale umano.


L’assolo di Remondini parte da una serie di ricerche effettuate negli anni.

idillio nasce proprio dal dialogo con la natura, il luogo aperto di cui lo spettatore è chiamato a trovare traccia seguendo lo sguardo iniziale del danzatore che sembra cercare un circostante abitato da cinquetti, suoni di bosco con cui lo spettacolo si apre. Di qui in poi le evoluzioni fisiche e i segni coreografati si muoveranno tutti dentro uno spazio di dicotomie concettuali, fra sacro e profano, antico e moderno, classico e contemporaneo. Una composizione coreografica che si tiene volutamente equivoca fra passi di balletto e gesti di danza libera, fra musica classica con il Sanctus dal Requiem di Verdi, e la sua destrutturazione e rilettura techno, fra riferimenti alla dirompente ma vuota comunicazione social (come l’abuso dei like come espressione banalizzante di appartenenza e riverbero identitario) e la ricerca di quella invece sempre più latitante di adesione a principi naturali di dialogo con il cosmo che ci vibra intorno. A tratti sembra di leggere fra queste contrapposizioni che evidentemente albergano nello spirito creativo del danzatore, il suo cercarsi dentro le contraddizioni stilistiche e di pensiero, il tentativo di muoversi sinuoso fra Yin e Yang, cercando quell’equilibrio armonico in cui la frattura identitaria si sana in un tutto armonico.

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Come sempre nei dialoghi interiori che analizzano le dicotomie di ciascuno, Idillio ne rivela per un verso la necessità e per altro la complessità di armonizzazione, di semplificazione, di composizione unitaria; e proprio questa dimensione, la ricerca unificatrice e di conciliazione, è la sfida artistica di Morandini in questa fase del percorso di ricerca. Cosa resta di sé, del proprio autentico sé, quando lo si cerca nella sottile linea che separa il bianco dal nero. La freschezza generosa, semplice ma non ingenua di questo lavoro, nell’accostarsi candidamente a queste contraddizioni, vive proprio nello spasmo dell’artista che si lascia tirare ora di qua e ora di là dalla vita, nel candido dichiararsi appartenente a tutte e due le parti, alla possibilità di non dover scegliere, al voler rimanere in equilibrio squilibrato.

ANONIMA

di e con Cecilia Ventriglia
visione scenografica e sonora Davide Calvaresi
disegno luci Pietro Cardarelli
in collaborazione con AMAT
si ringraziano Alessandro Marinelli e Ritratti d’Artista
Durata: 30 minuti

IDILLIO

di e con Lorenzo Morandini
musiche e suoni Mattia Nardon, Giuseppe Verdi
sviluppato all’interno di Incubatore CIMD – progetto sostenuto da MiBACT
produzione NINA
con la collaborazione di Fabbrica Europa
realizzato nell’ambito del bando Residanza – La casa della nuova coreografia 2019, bando di ospitalità e residenza coreografica azione Gap! Change! Now! Projects for the next dance generation – Movimento Danza 2018/2020
con il sostegno di KOMM TANZ/Passo Nord- progetto di residenze della Compagnia Abbondanza/Bertoni in collaborazione con il Comune di Rovereto, Oriente Occidente nell’ambito del progetto Residenze Artistiche 2021 – Passo Nord, Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt), Comune di Castiglion Fiorentino.
Durata: 25 minuti

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