CHIARA AMATO | La location scelta per la replica secca di ImpostorA, della Compagnia TeatRing, è FE Fabbrica Esperienza Teatro.
Lo spazio è situato nella zona dei Navigli milanesi e si presenta suggestivo, raccolto e accogliente. Al suo interno la piccola e unica sala è dedicata a Renzo Casali, che è stato regista, autore e fondatore nel 1969 con Liliana Duca e Antonio Llopis,  della compagnia teatrale indipendente argentina Comuna Baires, divenuta poi una realtà del teatro underground milanese, dopo le persecuzioni degli anni Settanta che spinsero molti artisti ad emigrare in Europa, e da più di un quarantennio mantiene una identità specifica, sull’onda delle avanguardie teatrali degli anni Sessanta e della pratica degli happening in stile Living Theatre.

ImpostorA ha la regia di Marianna Esposito, direttrice artistica della Compagnia e attrice specializzatasi nel metodo Strasberg, che contamina lo studio del teatro con la danza contemporanea e l’improvvisazione. Da oltre vent’anni insegna recitazione in accademie, scuole per attori e all’interno di strutture educative-sociali, fondando nel 2004 la compagnia.
Il lavoro è un monologo, interpretato da Francesca Ricci. Da sette anni nella compagnia, l’attrice ha iniziato la carriera nel mondo della danza, proseguendo nel mondo del teatro come attrice cabarettista e insegnante di teatro per bambini, ragazzi e adulti.

ph. Emanuele Limido

La vicenda, un flusso di coscienza di una giovane sposina, Rachele, e ruota intorno ai suoi dubbi sulla scelta di sposarsi: la protagonista non sente di meritare la Felicità. Attraversiamo con lei i pensieri e i ricordi di infanzia che l’hanno portata all’oggi, conoscendo per grandi linee le figure della sua famiglia, i suoi amori e i percorsi lavorativi. Il racconto viene portato avanti con salti temporali, in cui emerge progressivamente come la giovane per sopravvivere e riuscire a fronteggiare le sue insicurezze, si sia creata un alter-ego, che chiama Donatella: lei rappresenta tutto quello che Rachele non sente di essere. Donatella infatti è sicura, ammaliatrice, resta sulla superficie delle cose senza troppi ripensamenti sulla vita.

In scena non è presente alcun oggetto: uno sfondo nero è infatti la cornice per la Ricci che, vestita in abito da sposa, fa il suo ingresso frettolosa e turbata con uno zainetto e delle sneakers rosa. Gli unici oggetti con cui interagisce successivamente sono un palloncino a forma di cuore, che sbuca dal nulla come se fosse una propaggine della protagonista, e l’abito stesso nel momento in cui lo toglie, mentre è in scena. Infine un telefono che non ha un ruolo rilevante nella costruzione dello spettacolo.
Il contatto con i primi due oggetti in particolare non avviene per quello che sono realmente. Rappresentano simbolicamente altro, si trasformano nel volto di un uomo amato nel passato, nella protagonista stessa da ragazzina, accarezzata dalla nonna, in un filo che “la tiene in piedi” come un carillon ruotante, centro dell’imbarazzo in classe, da bambina.
Ne emerge un lavoro delicato e metaforico che cerca la fusione della recitazione con tutti gli elementi scenici in maniera molto fisica.

ph. Emanuele Limido

L’interpretazione alterna parti più introspettive e complesse della crescita emozionale della protagonista Rachele, a parti più grottesche della sua vita, rilette con autoironia come ad esempio quando racconta la prima volta che le viene detto “Ti amo” da un uomo e lei capisce “Andiamo!” rispondendo con un sonoro “Si dai!”.
Il pubblico è catturato dalla complicità creata da questi momenti leggeri, che non sono mai di cattivo gusto, restando anzi nel gradevole.
Gli spettatori ridono moltissimo, partecipano ad una recita che resta coerente alla sua intensità e schietto nella semplicità.
L’interpretazione della Ricci alterna voci diverse, per simulare fisicamente altri personaggi, facendone quasi una parodia. Il cambio di recitazione più accattivante resta quello che adopera nel segnalarci la differenza Rachele/Donatella. Per la prima indossa panni goffi, un tono o pacato e tenero o tremendamente arrabbiato con la vita; per la seconda invece ancheggia leziosa e leggera, diventando una sensuale Jessica Rabbit, marcatamente fasulla.

Interessante, pur nella semplicità, l’utilizzo fatto dalla regista degli interventi musicali e delle luci. La colonna sonora è composta da brani pop, noti al pubblico che quasi ne canticchia i testi. Si susseguono Viva la mamma di Bennato, Donatella della Rettore, sulle cui note la Ricci si scatena liberandosi di alcuni fantasmi tutti interiori; e poi Nothing Compares 2 U di Sinéad O’Connor e in chiusura una sempre “efficace” Gracias a la vida di Mercedes Sosa, brani che fanno da accompagnamento nei due momenti fondamentali del climax emotivo di crescita della protagonista. Questa scelta avvicina molto ciò che accade sulla scena alla platea, decisamente giovane e che si riconosce nei brani.
Le luci, di pari passo, alternano apertura e restringimento del focus al variare del tono della Ricci, seguendo nell’intera recita il netto distacco tra le parti comiche e le parti più introspettive: nelle prime, la luce si disperde in tutto lo spazio della scena, quasi con un piazzato senza fuoco, senza specificare punti di attenzione; nelle seconde, invece, l’occhio dello spettatore viene volutamente risvegliato con un cono di luce sui passaggi chiave e marcatamente intimistici.
La Compagnia in questa settimana sarà in scena anche il 23 e 24 Novembre, sempre a Milano, alla Fabbrica del Vapore con lo spettacolo Al suo posto, una creazione incentrata sulle questioni di genere, ma affrontate ribaltando le parti in causa: invece di parlare le donne, vittime di abusi, sono gli uomini a calarsi nei loro panni, al posto “loro” per l’appunto.
Tra gli spettacoli sino ad ora realizzati della Compagnia TeatRing ricordiamo invece SottoSopra – perché ho più diritto di te a suicidarmi; Tu, mio tratto dal romanzo di Erri De Luca; e Creaturamia… presentato al Fringe Festival di Edinburgo.
IMPOSTORA
Testo e regia Marianna Esposito
Con Francesca Ricci
Assistente alla regia Leonardo Tacconella

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