CHIARA AMATO | La Maria Brasca è un testo che ha fatto la storia del teatro di Giovanni Testori, portato in scena al Piccolo Teatro di Milano per la prima volta nel 1960, con la regia di Mario Missiroli. Sono molte le attrici che negli anni hanno indossato i panni di questa operaia di calzificio, da Franca Valeri alla memorabile Adriana Asti nel ’92, proprio al Teatro Franco Parenti, dove l’opera ritorna per la regia di Andrée Ruth Shammah e vede in scena Marina Rocco nel ruolo della protagonista insieme a Mariella Valentini, Luca Sandri e Filippo Lai.

La scena, costruita presso il laboratorio del Teatro Franco Parenti, è tutta sui toni del grigio: sullo sfondo un palazzo a mattoncini, con due porte di ingresso, a destra e sinistra.
La scenografia è mobile: una parte viene aperta per mostrarci cosa accade nell’appartamento della sorella e del cognato della protagonista, Maria, che la ospitano. Della casa viene resa visibile solo una cucina, angusta e povera e un piccolo stanzino, dove dorme la donna. In primo piano il pavimento è coperto di foglie gialle autunnali e sulla destra ha alcune sedute, che però durante lo spettacolo non vengono utilizzate dagli attori.

L’opera si divide in due atti: nel primo viene narrato l’amore tra Maria e il giovane e scapestrato Romeo, il classico dongiovanni; nel secondo invece assistiamo all’irruenza della gelosia di Maria, ai dubbi e alla scenata che fa a un’altra donna, perché sospettata di avere una relazione col suo amante.
I costumi, ideati da Daniela Verdenelli, inquadrano con tono realistico il contesto storico e sociale nel quale avviene la vicenda: infatti, sia Rocco sia Sandri, alternano le tute da lavoro da operai con i cambi d’abito per la loro vita sociale, come per gli incontri d’amore, la prima con il suo compagno e il secondo con la sua amante. Al contrario Valentini e Lai indossano gli stessi panni per l’intera messa in scena, come a voler comunicare che la loro condizione è più statica: una casalinga e un belloccio perditempo che trascorrono le loro giornate, immutabili, tra mansioni domestiche e passeggiate in bicicletta. Quest’ultima è un elemento di scena che accompagna sempre l’ingresso di Romeo.
Le musiche, di Fiorenzo Carpi, oltre a brani dell’epoca, come 24.000 baci di Adriano Celentano, favoriscono un soundscape realistico, con i rumori della casa (lo sciacquone del bagno, il treno che passa e scuote l’architettura, il campanello che suona) facendo entrare lo spettatore ancora più a contatto con lo spazio domestico di Maria e della sua famiglia. Le luci, a cura di Oscar Frosio, direzionano lo sguardo del pubblico, focalizzandosi sui dialoghi e oscurando il resto della scena.

Colpisce del testo la rivoluzionaria caratterizzazione della protagonista: una donna emancipata dai condizionamenti sociali, dal binomio maternità/matrimonio; passionale e irruenta, non tace mai quando le verrebbe richiesto dal bon ton  e dalla morale pubblica. In questo, la recitazione di Rocco sa dare freschezza al personaggio, che alterna picchi di aggressività a leggerezza e gioia di vivere: Maria è un’operaia che, a fine giornata di lavoro, canta e balla, mentre finge di occuparsi delle mansioni di casa; fa attenzione alla sua estetica, vuole vivere e far l’amore per strada, negli anfratti dei palazzi, con il suo bel Romeo. Ma a rendere tutto ciò possibile è anche il paragone con il suo braccio destro e alter ego rappresentato da Valentini: la sua recitazione comunica al pubblico un senso del dovere luterano, al quale molte vite come la sua sono ancorate.
Lei è il buon senso, consiglia la sorella per quello che ritiene essere il meglio, porta avanti la famiglia, nonostante non ci siano né fedeltà né cura nel suo matrimonio. Con ironia sul suo ruolo di moglie, ha smesso di essere vanitosa ed è solo pragmatica, anche nel tono di voce, risoluto e deciso.
In un unico passaggio rivela la sua tenerezza, e lo fa ballando in cucina, in pantofole, con il marito: lo sguardo diventa materno, accogliente e generoso, di fronte alle debolezze umane.

L’interpretazione di Marina Rocco ricorda Giulietta Masina in Le notti di Cabiria: ha quella ingenuità quasi adolescenziale e mantiene tono di voce e gesti morbidi, per taluni versi naif; non svela mai quanto davvero sogna, o quanto mostri di credere a quei sogni.
Il pubblico partecipa con entusiasmo, commentando con ampie risa i battibecchi sul palco e le battute di spirito, resta coinvolto dalla recitazione degli attori, e li omaggia a fine spettacolo di lunghi applausi, per la loro capacità di rinverdire la modernità di una storia scritta oltre sessant’anni fa ma ancora capace di disegnare con nitore tipi psicologici sempre attuali.

 

LA MARIA BRASCA

di Giovanni Testori
uno spettacolo di Andrée Ruth Shammah
con Marina Rocco, Mariella Valentini, Luca Sandri, Filippo Lai
scene Gianmaurizio Fercioni
costumi Daniela Verdenelli
luci Oscar Frosio
musiche Fiorenzo Carpi
riallestimento a cura di Albertino Accalai per la scena e Simona Dondoni per i costumi
assistente alla regia Diletta Ferruzzi
pittore scenografo Santino Croci
direttore di scena Mattia Fontana
macchinista costruttore Marco Pirola
macchinista Giulio Cagnazzo
elettricista Gianni Gajardo
sarta Giulia Leali
scene costruite presso il laboratorio del Teatro Franco Parenti
produzione Teatro Franco Parenti / Fondazione Teatro della Toscana

17 febbraio 2023 | Teatro Franco Parenti, Milano