RENZO FRANCABANDERA | Usciamo da una grotta di carta, installata da una compagnia catalana presso l’ex convento degli Agostiniani, dove abbiamo ascoltato con una decina di bambini e una decina di adulti il verso degli uccelli, e ora andiamo in un centro polifunzionale in periferia. Troviamo a fatica posto a sedere perchè lo spettacolo, ospitato alle Manifatture Knos, ha già quasi tutti i 200 posti occupati da una popolazione mista di adulti e bambini. La performance finisce e andiamo in centro al teatro Apollo. Grandissimo, quattrocento posti. Tutto esaurito, per un grande mimo francese. Anche qui una popolazione ibrida, multiculturale, di ogni classe sociale ma unita e uniforme nel buio dell’esperienza teatrale.
Nulla a teatro testimonia meglio il faticoso lavoro che un operatore culturale svolge sul suo territorio quanto il dialogo con il pubblico e la presenza degli spettatori che trovano in quella forma d’arte un riflesso del proprio sentire.
I festival di teatro per le giovani generazioni sono un’occasione estremamente utile per verificare questo dato perchè coinvolgono le famiglie intere. Ecco allora che vedere una rassegna di eventi con il continuo tutto esaurito, anche in teatri da 400 posti, in una città culturalmente attiva come Lecce ma pur sempre geograficamente distante dai grandi centri di produzione nazionali, desta onestamente ammirazione.

ph Giovanni William Palmisano

Kids Festival del Teatro e delle Arti per le Nuove Generazioni è un evento che ha visto la luce nel 2014 grazie all’iniziativa di Factory Compagnia Transadriatica e Principio Attivo Teatro. Accolto e sostenuto dal Comune di Lecce e dal Teatro Pubblico Pugliese, il festival è oggi sotto la direzione artistica di Tonio De Nitto e Raffaella Romano, evolvendosi nel corso degli anni in una celebrazione dinamica che abbraccia diverse discipline artistiche.
Questo festival rappresenta una festa del teatro aperta a tutti, si svolge durante le festività natalizie offrendo a residenti e turisti l’opportunità di partecipare a una varietà di attività. Tra spettacoli teatrali, mostre, installazioni e laboratori creativi, il Kids Festival si diffonde per la città, trasformando spazi come Teatro Paisiello, Teatro Apollo, Castello Carlo V, Manifatture Knos e il Museo Ferroviario.

L’evento, che attraverso gli appuntamenti programmati intende attraversare anche temi socialmente rilevanti, con focus dedicati ad artisti e compagnie internazionali, vuole da sempre essere una festa di comunità inclusiva e partecipata, con collaborazioni importanti con enti e associazioni del territorio, compresa la Casa Circondariale “Borgo San Nicola” di Lecce e comunità di accoglienza per minori. Negli anni, poi, avendo constatato le difficoltà di molte famiglie a far fronte al costo dell’offerta culturale, il festival ha dato il via all’Operazione Robin Hood, che permette agli spettatori, all’uscita dagli spettacoli, di costituire una somma volta ad acquistare “biglietti sospesi” con ulteriori piccole donazioni, come nella tradizione dei caffè sospesi a Napoli, destinati a famiglie bisognose.

Kids Festival è diventato uno dei maggiori festival tout public in Italia, inserito in una rete di esperienze artistiche europee legate all’infanzia e alla gioventù, favorendo l’incontro del pubblico locale con compagnie e operatori internazionali, dialogando con artisti e culture straniere, offrendo uno spazio di crescita reciproca e contaminazione che esalta le diversità.

Andiamo in ordine cronologico raccontando alcuni degli eventi in programma nei primi giorni dell’anno nuovo, partendo da Dentro la Tanaspettacolo nato dall’idea della compagnia Farrès Brothers e in particolare di Jordi Farrés, Pep Farrés, Jordi Palet con in scena i primi due.
Il racconto di Birbantino, scritto come altri racconti per ragazzi dal naturalista pioniere Ernest Thompson Seton all’inizio del XX secolo, si dipana come una toccante narrazione della vita di un piccolo coniglio lasciato solo nella sua tana mentre la madre è fuori a caccia di cibo. Lo spettacolo ospita 25 spettatori per volta dentro una magica tana di carta sulle cui pareti, grazie alla videoproiezione, al gioco delle ombre e alla presenza di un performer con un burattino di carta che rappresenta il coniglietto, si ambienterà la vicenda.
Il protagonista Birbantino attende la madre e durante questo periodo, diversi animali si avvicinano, desiderosi di giocare con lui. Tuttavia, il coniglietto esita a unirsi al divertimento proposto dagli altri finché non percepisce un suono misterioso che lo incuriosisce irresistibilmente, spingendolo ad abbandonare la tana. Questo suono si rivela essere il fischio di un serpente, che si avventa sul piccolo coniglio, la situazione diventa critica. Ci si emoziona con un racconto semplice ma che prende tutti, grandi e piccoli: fortunatamente interviene la madre che, giunta in tempo, affronta e uccide il serpente salvando Birbantino dai pericoli imminenti.
La storia riflette sulla presenza di minacce nel mondo, riconoscendo che, sebbene esistano pericoli reali, Birbantino è fortunato perché non tutto ciò che lo circonda è malvagio. In questa versione della narrazione, non solo la madre ma anche gli amici di Birbantino si uniscono per affrontare e spaventare il serpente, sottolineando il potere della solidarietà e dell’amicizia per superare le avversità.

Entro a malapena, io massiccio di corporatura, con mia figlia, dentro il magico spazio di Casa Mobile Itinerante, un’esperienza intima concepita da Principio Attivo Teatro, di e con Cristina Mileti e Francesca Randazzo per coinvolgere una coppia di spettatori alla volta, offrendo l’opportunità di esplorare una piccola casa di legno montata su ruote e trainata da un risciò a pedali. All’interno di questa struttura insolita, si sviluppa un microcosmo affascinante, popolato da oggetti magici e ricco di segreti e storie che narrano degli affetti e delle memorie di Olinka e Petrilla, i due personaggi che abitano questa casa itinerante. L’esperienza offre al visitatore un viaggio breve ma coinvolgente che lo trasporta da un luogo reale a uno immaginario, invitandolo a immergersi nelle vicende e negli eventi che prendono vita all’interno della casa. Io, senescente, a tratti faccio fatica a sentire la voce off che dall’esterno racconta la vicenda e anima la casa ma la mia piccola esce invece emozionata e affascinata da questo microcosmo animato dai crismi della lezione del teatro sensoriale, pieno di oggetti, memorie, profumi, voci. Suggestivo sicuramente.

È pieno il teatro nel centro polifunzionale di Manifatture Knos per Piccolo Sushi, uno spettacolo di Tonio De Nitto da un’idea di Michela Marrazzi che lo interpreta in un’azione scenica di teatro su nero, con il supporto di un muppet, magistralmente azionato con la bocca in un complesso meccanismo di gesti e presenza/assenza dello spirito attorale che lo anima. Ambientato in un angolo isolato del Giappone, lo spettacolo, che incorpora un pot-pourri di suggestioni sul paese orientale, dalle voci di strada al carrettino di street food fino ai ventagli tradizionali e alla Madama Butterfly, narra la storia di un giovane in cerca di sé stesso e del suo posto nel mondo. Il protagonista si trova schiacciato dalle aspettative parentali, che lo vogliono erede dell’attività di famiglia: la vendita ambulante di pesce. Nonostante gli sforzi, Sushi non riesce a conformarsi a queste aspettative poiché la sua mente creativa immagina, le sue mani creano e i suoi occhi vedono oltre (su questo aspetto della drammaturgia è utile un rinforzo più esplicito del suo sogno, del suo desiderio di altro e di oltre, per nutrire meglio il conflitto con il ripetitivo quotidiano).
La sua unica guida è una voce della famiglia, una sorta di spirito guida, che gli trasmette insegnamenti preziosi sotto forma di haiku, simboli della cultura giapponese, che brillano come stelle per indicargli la strada.

ph Giovanni William Palmisano

Cosa sceglierà di fare Piccolo Sushi? Riuscirà a tagliare il cordone ombelicale con il senso del dovere e il peso dell’eredità familiare o ne resterà schiavo per sempre? Lo spettacolo, con la delicatezza tipica delle narrazioni e delle regie di De Nitto, esplora il tema della realizzazione personale e dell’identità, facendo apprezzare l’arte di Michela Marrazzi che utilizza una tecnica di animazione complessa, che manipola la marionetta a figura intera tramite la bocca.

Straordinario il successo con il tutto esaurito al Teatro Apollo per Imagine toi di Compagnie de la Libertè (Francia) con Julien Cottereau, come pure per il secondo lavoro proposto nel festival, che vede il grande mimo francese in scena.

Julién Cottereau, ospite da diverse edizioni del festival, è un artista poliedrico di fama internazionale che, con la sua presenza scenica unica, ha saputo conquistare negli anni il cuore del pubblico di tutto il mondo. Figlio spirituale di maestri come Buster Keaton e Marcel Marceau, Cottereau è riuscito a creare un linguaggio teatrale tutto suo, celebrando la magia dell’essere bambini e riportando in primo piano l’innocenza e la meraviglia che spesso perdiamo crescendo, raccogliendo premi, riconoscimenti e ruoli di primissimo piano nella clownerie internazionale come quello di clown solista nello spettacolo Saltimbanco del Cirque du Soleil.

Imagine-toi è un viaggio nel mondo dell’immaginazione, un luogo dove la realtà si fonde con la fantasia. Senza bisogno di scenografie elaborate o effetti speciali, Cottereau incanta il pubblico con la sua abilità nel dare vita a un universo fatto di mostri, principesse ed emozioni, dimostrando che la magia può nascere dalla più semplice delle cose. Prende le mosse quasi da un pretesto simile a quello di Pinocchio che sfugge alle grinfie di Mangiafuoco, o di Ulisse nella caverna di Polifemo. In scena non c’è nulla, ma grazie a una incredibile tecnica mimica l’artista calibra con cura il ritmo dell’azione scenica, comunicando con il pubblico, facendolo ridere, commuovere e riflettere: intrattenimento, ma anche un rito collettivo che coinvolge il pubblico che si scopre inaspettatamente capace di lasciarsi trasportare per ritrovare il bambino che è in ognuno di noi.
Qui a Lecce davvero bambini e adulti tutti prendono parte, si lasciano coinvolgere e travolgere, fino alla signora che vede la sua borsa presa e svuotata davanti a tutti con gli oggetti sparsi, mentre un bambino entra così tanto nel ruolo da inscenare una partita a calcio con il mimo perfetta, con l’artista ad aggiungere con le sue capacità ventriloque, il sottofondo sonoro della azione, come in un grande cartoon, un fumettone con zip, bang, shiiii, fin, tac, bum, eseguiti con una abilità straordinaria con la sola bocca e il microfono ad archetto. L’aspetto naïf e il tono leggero, permettono per paradosso a Cottereau di affrontare temi profondi come la ricerca di sé stessi e dell’identità, ricordando che la magia può essere trovata anche nelle piccole cose, basta imparare a guardare con gli occhi del cuore.

ph Giovanni William Palmisano

La cosa si ripropone anche il giorno dopo con il duetto mimico-canoro proposto in À fleur de mots – Fiori di parole, di e con Fane Desrues e Julien Cottereau, compagni nella vita e qui anche sulla scena. Nello spazio incantato del palcoscenico Fane Desrues e Julien Cottereau si incontrano per tessere un racconto senza tempo, dove la musica, il mimo e il dialogo silenzioso si intrecciano in una danza magica di emozioni.
Entrati nel bellissimo spazio dei Cantieri Teatrali Koreja, gli spettatori grandi e piccini sono invitati a scrivere una parola ciascuno. Finiranno in un cappello da cui alcune saranno estratte e saranno miccia per l’ispirazione creativa del mimo che le porterà in scena in azioni totalmente improvvisate. A queste parti mimate si alternano le canzoni di tono intimista e armonie in tonalità minori composte ed eseguite da Fane Desrues, al pianoforte, che pur eseguendo le sue canzoni in francese, riesce a suggestionare rievocando vita a storie di persone significative, luoghi magici e incontri memorabili, un’ode alla profondità degli affetti della sua esistenza.
Dall’altra parte del palco, Julien Cottereau, il folletto senza parole, anima lo spettacolo attraverso il mimo, il corpo diventa strumento di espressione, riempiendo il vuoto con una performance unica e senza confini. La partecipazione e il coinvolgimento senza freni del pubblico sono gli ulteriori ingredienti che guidano lo spettatore in un viaggio imprevedibile in cui nessuno spettacolo è mai uguale a se stesso. I due artisti innamorati dell’arte e della vita si alternano creando un piacevole connubio tra poesia, canto, mimo, che si muove dentro un universo di emozioni contrastanti, dalla profonda riflessione all’ilarità contagiosa.

Il festival prosegue nei prossimi giorni con un fitto programma che vedrà anche un focus dedicato a Fabrizio Pallara e al Teatro delle Apparizioni, con spettacoli e attività che coinvolgeranno il pubblico in forma ampia fino all’Epifania.
Chi verrà a Lecce per questi ultimi giorni di rassegna potrà toccare con mano il radicamento di un festival in continua evoluzione, sempre attento al tempo presente e impegnato a fornire una piattaforma per l’arricchimento culturale e il coinvolgimento della comunità.

CASA MOBILE A PEDALI

di e con Cristina Mileti e Francesca Randazzo
musiche originali Leone Marco Bartolo
collaborazione tecnica: Vincenzo Dipierro
produzione: Principio Attivo Teatro
In collaborazione con CpK Lecce e Piero Di Silvestro, inventore a pedali
Con il sostegno di Giallo Mare Minimal Teatro

PICCOLO SUSHI

uno spettacolo di Tonio De Nitto
da un’idea di Michela Marrazzi
con Michela Marrazzi
drammaturgia e regia Tonio De Nitto
puppet Michela Marrazzi
tecnica e cura dell’animazione Nadia Milani
scene Iole Cilento e Porziana Catalano
musiche originali Paolo Coletta
voice over Mitsuko Morita
luci Davide Arsenio
costumi Lapi Lou
tecnico Marco Oliani
cura della produzione Claudia Zeppi
distribuzione Elisa Giacovelli, Francesca Vetrano
amministrazione Emanuela Carluccio
un ringraziamento a Teresa Astarita, Luigi Di Giorno, Piergiorgio Martena, Cristina Mileti, Dario Rizzello, Simone Tafuro, Fabio Tinella
produzione Factory compagnia transadriatica – Fondazione Sipario Toscana

IMAGINE TOI – Immagina!

di e con Julien Cottereau
allestimento: Erwan Daouphars
collaborazione artistica: Fane Desrues
light designer: Idalio Guerriero
Sound manager: Ariski Lucas

À FLEUR DE MOTS (Fiori di parole)

piano e voce Fane Desrues
mimo Julien Cottereau
suono e luci Ariski Lucas

DENTRO LA TANA

ideazione Jordi Farrés, Pep Farrés, Jordi Palet
interpreti Jordi Farrés, Pep Farrés
regia Jordi Palet i Puig
produzione e distribuzione Sylvie Lorente