OLINDO RAMPIN | La realtà, protagonista in Death and Birth in My Life di Mats Staub, torna a scalzare la rappresentazione in Posseduto. Monologo collettivo della compagnia berlinese She She Pop, presentato a Ravenna nel German Focus del Polis Teatro Festival, diretto da Davide Sacco e Agata Tomsic/ErosAntEros (qui la prima parte del reportage di PAC). Diversissime, però, le soluzioni formali. Qui siamo dentro lo spazio teatrale, anche se la scena è vuota, e quel che avviene dalla parte del pubblico ha qualcosa di imprecisato, di apparentemente improvvisato, a metà strada tra la messa, il karaoke e l’assemblea. Della messa ha la struttura, con la recitazione collettiva di un testo preordinato da altri e proiettato su uno schermo.
Al posto di un rito religioso abbiamo però l’istruttoria di un “parlamento” dal sapore amicale, un gioco tra familiare e associativo, in cui le dramatis personae, fissate da ironiche didascalie, sono interpretate da chi tra gli spettatori decide di leggere il copione sullo schermo. Sono le «donne preoccupate per la pensione», «quelli con lo stipendio fisso», «i precari», gli «uomini eterosessuali bianchi», «quelli con la mente lucida», i «dubbiosi», «la generazione Z», «gli insoddisfatti», secondo una scansione che presuppone la disponibilità dello spettatore a rivelare qualcosa della propria identità. La drammaturgia si fa così strumento di una adunanza di cittadini suddivisi in classi, in generi, in stili di vita, che si traduce in un mezzo di avvicinamento e condivisione tra le persone. È un teatro-realtà che abbozza un rinnovato sguardo sulle persone: attivo, partecipato, forse solidale.

Posseduto. Monologo collettivo – ph Dario Bonazza

Nel copione trova spazio anche il contesto territoriale, l’attualità ravennate, come il caso delle Torri Hamon, in corso di smantellamento malgrado gli appelli di Italia Nostra. Ma per tutta la durata di questo non-spettacolo la scena rimarrà simbolicamente vuota, eccetto per un cameo iper-pop, in cui due gioviali musicisti, decisamente autoctoni, si accomodano davanti al proscenio e intonano Romagna mia e Bella Ciao, fondendo balera ed eroismo. Un assaggio di verosimile “autobiografia della regione”, per non dire “della nazione”, e un momento di leggera ma non banale unione dei convenuti in un canto corale, che avanza senza intenzione apparente una piccola ipotesi di riconquistata popolarità al teatro d’oggi.

È domenica mattina e siamo a Piangipane, nella campagna ravennate. Al Teatro Socjale, costruito nel 1920 grazie all’iniziativa dei braccianti riuniti nelle gloriose cooperative d’allora, debutta Millenovecento|89, firmato da Le Cerbottane, Laura Pizzirani e Francesca Romana Di Santo, in collaborazione con Ateliersi e Polis Teatro Festival. Racconto proteiforme e arguto della ingloriosa fine del Pci vista con gli occhi delle due interpreti, che in quegli anni erano bambine e figlie di militanti di base, è la prima tappa di una più ampia riflessione sul Novecento, L’alba dentro l’imbrunire.

La struttura dello spettacolo è eminentemente plurilinguistica: parodica, documentaria, narrativa, comica, drammatica, elegiaca, post-televisiva. È un collage di umoristiche tranches de vie, di inserti di realtà con documenti audiovisivi d’epoca, di sketch parodianti la struttura delle sit-com e delle soap, lucidamente additate, con un sorriso, come una delle spie dell’istupidimento collettivo alimentato dalla tv commerciale degli anni ‘80. Autoritratto saporoso e puntuto di una generazione traumatizzata in tenera età dal crollo del Muro di Berlino, Millenovecento|89 è un viaggio dolce-amaro nel decennio segnato dalla capitolazione della sinistra, inscenato con brio “popolareggiante”.

Millenovecento|89 – ph Blaka Nadai

Le Cerbottane non si limitano però a parodiare la genesi dell’era turbo-liberista inaugurata dalla abominata Thatcher e inoculata in Italia dal berlusconismo politico-televisivo, potentemente rievocato anche con il gustoso montaggio di raccapriccianti epifanie di spot in tv a tubo catodico, dove la promozione di auto, profumi e articoli di cucina trasudava un ripugnante maschilismo. Hanno dei conti in sospeso anche con la loro parte, fatta oggetto di una ironia che riguarda ora le forme rigide della disciplina di partito, ora l’endemico maschilismo che escludeva le donne dal dibattito politico, ora i tempi e i modi e le ragioni della scelta di cambiare nome, restituita con un felice montaggio delle sbigottite telefonate degli elettori al Partito, le cui originali trascrizioni a penna sono proiettate su uno schermo. Ma alla scanzonata contestazione non sfugge neppure lo spettro stizzoso di Marx, prima contestato per i suoi ritardi culturali sulla questione femminile, infine burlescamente rieducato in chiave cool-pop e aggiornato sui Gender Studies e l’intersezionalità.

Torniamo a Ravenna, dove ai Giardini Pubblici, il German Focus propone The Walks dei tedeschi Rimini Protokoll. Ripudiato il teatro come spazio scenico, abiurata la rappresentazione-finzione, il rapporto tra artista e pubblico avviene qui nello spazio urbano, attraverso il genere della passeggiata audioguidata, con il fine di disvelare aspetti della realtà di solito sottratti all’osservazione. I nostri spostamenti, quando di rado avvengono a piedi, sono di solito volti a un fine, non sono disinteressati, errabondi, e sono quindi fatalmente dominati da uno sguardo distratto. La formazione tedesca è specializzata in questo linguaggio, che qui si traduce in una app che il fruitore scarica sullo smartphone e che viene attivata con un codice personale.

The Walks – ph Dario Bonazza

La passeggiata non è collettiva, come in altre performance analoghe, ma organizzata a serie di due camminatori. La situazione in cui si è catapultati non si configura dunque come “gruppo-comunità”, e in tal modo “espone” maggiormente i partecipanti, privati del senso di protezione del “branco”, allo sguardo dei ravennati che sostano nel parco: bambini che giocano a pallone, genitori in conversazione, nonne in sosta, innamorati distesi sull’erba, poliziotti a cavallo, turisti.
Se è vero che non “costringe” come nelle passeggiate collettive a entrare in rapporto con gli altri partecipanti – se non in una irrelata visione in campo lungo, per cui essi ci appaiono come strani naufraghi nel parco, assorti in un loro percorso prescritto da leggi misteriose – questa struttura a coppie fa diventare più ricca di implicazioni la relazione tra i due attori uniti nella Spaziergang. In primo luogo ciò riguarda il “linguaggio” della camminata, perché la voce della guida-app invita a gestire il passo in modi non casuali, prima appaiati e sincronici, poi uno dietro l’altro, evitando atteggiamenti esteriori di intimità. In secondo luogo, come si accennava, si va a incidere più acutamente sul rapporto con i cittadini, che oltre a diventare essi stessi spettatori della inusuale flânerie, possono reagire in modo più imprevedibile di fronte alle non ordinarie posture richieste dalla voce-guida, ad esempio interrompendo quel che appare come un gioco per chiedere delucidazioni. Non è da escludere infine l’accettabile “rischio” di entrare fatalmente in collisione con i ludi infantili, naturalmente benedetti.

POSSEDUTO. MONOLOGO COLLETTIVO

di She She Pop (Sebastian Bark, Johanna Freiburg, Fanni Halmburger, Lisa Lucassen, Mieke Matzke, Ilia Papatheodorou und Berit Stumpf)
consulenza artistica Ruschka Steininger
collaborazione sul testo di Ravenna Agata Tomšič
PR ehrliche arbeit – freelance office for culture
comunicazione Tina Ebert
produzione Tina Ebert, Aminata Oelßner, Elke Weber
organizzazione Aminata Oelßner, Elke Weber
una produzione She She Pop e TheaterdiscounterMonologue Festival 2016
con il contributo di Hauptstadtkulturfonds Berlin

Teatro Rasi, Ravenna | 11 maggio 2024

MILLENOVECENTO|89

testo e messa in scena Francesca Romana Di Santo e Laura Pizzirani
tecnica Camila Chiozza
una produzione Le Cerbottane
in collaborazione con Ateliersi, POLIS Teatro Festival
con il sostegno di Angelo Mai, Collectif 36bis
e il contributo di Archivio Fondazione Gramsci Emilia-Romagna

Teatro Socjale, Piangipane (RA) | 12 maggio 2024

THE WALKS

di Haug / Kaegi / Puschke / Wetzel
testo, regia Helgard Haug, Stefan Kaegi, Daniel Wetzel
ideazione, drammaturgia Cornelius Puschke
sviluppo dell’app Steffen Klaue, Alexander Morosow
coordinazione artistica / editing audio (RO) Vlaicu Golcea
sound design / mastering Frank Böhle
musica / composizione Frank Böhle et al. (vedi singole camminate)
graphic design Ilona Marti
voci registrate Rimini Protokoll, studio lärm, Lorenz Rollhäuser, Vlaicu Golcea
manager di produzione Maitén Arns
assistente di produzione Steven Sander
assistente allo sviluppo dell’app Gaétan Langlois-Meurinne

Giardini Pubblici, Ravenna | 12 maggio 2024