USDUM
©Estudio Pã-Enrique Cardozo

GIULIA MURONI| Nel 1991 la più grande conquista di chi scrive è stata imparare a gattonare. Inconsapevole della riunificazione della Germania, della guerra del Golfo e della caduta dell’URSS la sottoscritta sperimentava contenta nuove forme di movimento sul tappeto del salotto. In quello stesso anno Claudio Bernardo creava il duetto Usdum  e Michele Abbondanza e Antonella Bertoni elaboravano il loro primo progetto di coppia artistica. Ventidue anni dopo entrambe le opere sono state riproposte all’interno dell’edizione di quest’anno di Torinodanza.

Claudio Bernardo, formatosi al Mudra di Béjart e poi danzatore per Frédéric Flamand, ha scelto di riproporre Usdum in occasione dei 15 anni della compagnia da lui formata, As Palavras, perché, con uno sguardo retrospettivo, è in questa opera la totalità delle questioni artistiche ancora al centro della sua ricerca. Usdum è la montagna di sale della città di Sodoma, in Israele. Dalle suggestioni di Michel Tournier in Gaspard, Melchiorre et Baldassarre, con riferimento incrociato ai minatori della Sierra Pelada (miniera d’oro in Brasile) Bernardo ha composto il duo, danzato insieme a Milton Paulo. Il trasfigurarsi della manualità semplice, funzionale e ripetitiva dei minatori dà vita ad una danza maschile energica e forte, ipnotica nel suo ripetersi. Il gesto concreto legato ad una funzione sua specifica viene astratto dal campo dell’univoco per fluttuare in un’equivocità di segni. Tuttavia il cuore della vicenda sembra schiudersi con l’esplicitarsi dell’amore omosessuale tra i due uomini. Laddove la materia fisica, concreta della violenza subita sul lavoro viene sublimata in una metafisica emotiva, i due interpreti acquistano leggerezza, si uniscono in un duetto vibrante sulle note di Bach, e Bernardo con un bottiglia a mo’ di microfono ancheggia ironico sulla hit brasiliana “Pense en mim”. Nel successivo l’Assaut du cieux permarrà il tentativo di cercare il trascendente nel quotidiano, mischiando il reale al metafisico, senza sdegno per ciò che è apparentemente insignificante. Usdum è un elogio del maschile, delle sue componenti molteplici, dalla forza bruta al gioco infantile, attraverso quel rispecchiarsi nell’identico che restituisce la libertà negata dal degrado di un lavoro disumano.

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terramaraAltra produzione del 1991 è Terramara, riallestito nell’ambito del progetto RIC.CI. Terramara in dialetto emiliano significa terra grassa e si riferisce ad una terra scura, ricca di detriti archeologici. Primo spettacolo di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, si gioca sull’analogia riuscita tra i ritmi di una terra dai tanti strati, che esige un proprio tempo di lavoro e la costruzione, anch’essa stratificata, di una storia d’amore fanciulla, che giorno dopo giorno impara la cura dell’altro. La scena invasa dalle arance, un’altalena, delle gerle, mostra un ambiente bucolico e volutamente naif, in cui si esprime una delle cifre espressive della compagnia: una danza elegante e ricca, virtuosa e semplice, sempre evocativa e di grande effetto. Dalle movenze dei giovani interpreti emergono in filigrana gli autori originali, la bellezza struggente di Antonella, l’ironia narcisa di Michele che hanno impresso alla loro coreografia i toni espressivi, drammatici e insieme gioiosi, di una storia d’amore nascente. Il rapporto di coppia è un tema centrale nel processo creativo di da Abbondanza/Bertoni e se è Alcesti, dieci anni dopo, ad avere connessione diretta con Terramara, anche in Un giorno felice, Medea, Romanzo d’infanzia e Esecuzioni si ritrovano i frammenti di un discorso amoroso. Terramara non nasconde l’età che ha, mostra un’estetica e una poetica che fanno parte degli esordi della compagnia. Ma lo fa con fierezza, come chi mostra commosso una vecchia foto di famiglia, consapevole che il fluire del tempo ne ha mutato lineamenti e composizione, ma convinto dell’eternità degli affetti.

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