RENZO FRANCABANDERA | La storia dell’arte è sempre un po’ paradossale perché spesso i frutti arrivano al punto giusto di maturazione mentre il contadino distratto sega l’albero. E’ quindi buffo vedere sia giovani sia anche consolidate compagnie nate dal fermento delle residenze e dei teatri abitati in Puglia arrivare e popolare i teatri della città del teatro, Milano, mentre in Puglia i bandi per la assegnazione degli spazi e dei fondi sono fermi, le residenze paralizzate e così anche l’attività artistica delle compagnie, a cui pare essere venuto meno l’interlocutore pubblico che negli otto anni precedenti aveva garantito la necessaria continuità progettuale che ha generato un fermento molto interessante.
Facciamo questa riflessione a margine della visione di due prodotti del teatro pugliese nato nell’ultimo quindicennio, figlio del miracolo del Kismet degli anni 90, e di tutto quello che è seguito. Parliamo, ad esempio, del talento molto formale ma anche molto tecnicamente “animale” di Michelangelo Campanale, regista della vivace e numerosa compagnia La luna nel letto, o il più giovane ma non meno frizzante progetto Vico Quarto Mazzini di Terlizzi, con il talento attorale di Gabriele Paolocà e la guida registica di Michele Altamura. E dei lavori Cinema Paradiso e Amleto FX.
Forse per combinazione i due spettacoli, il primo della compagnia ruvese ospitato all’interno del Festival di teatro per ragazzi Segnali a Milano, il secondo vincitore di In Box, sono stati ospitati sul palcoscenico del Teatro Sala Fontana, realtà che nell’ultimo biennio ha conosciuto una crescita notevolissima insieme a quella dell’associazione che lo gestisce, Elsinor.
banner.jpgAmleto FX di Vico Quarto Mazzini è una creazione che ruota intorno al talento di attore di Gabriele Paolocà, che tra l’altro e autore del testo e regista. In quella che appare visibilmente una scrittura di scena, elaborata sul corpo dell’attore e sui suoi talenti, la regia (supportata dallo sguardo di Michele Altamura e Gemma Carbone) riesce a scolpire una lettura interessante di uno dei personaggi più universali della storia del teatro. Aggiungere novità a questo personaggio è difficilissimo, eppure questo Amleto capriccioso chattatore, chiuso in un solipsistico universo autoreferenziale, in cui si nutre di cocktail sorseggiati dal biberon come un drugo sfigato, che parla e rivisita i suoi monologhi per slogan e citazioni filmiche, è un Amleto che incontra l’universo hikikomori della adolescenza e tarda adolescenza della nostra società. L’interprete è bravo e sfodera una prova in cui si leggono in controluce tutti i topoi della scuola attorale romana, dalla imperitura ispirazione di Antonio Rezza fino alla scrittura-bestemmia di Eleonora Danco.
Quelli che le note di sala definiscono “i propositi maniaco (essere)-depressivi (non essere)” del forse principe di Danimarca, hanno per sfondo una stanza sulla cui persiana di ferro è riprodotta la silhouette della stanza di Vincent Van Gogh ad Arles. E anche Amleto medita il suicidio. Riesce? Non riesce? Non è dato saperlo anche in ragione di un doppio finale che forse aggiunge poco ad un lavoro che ha già mostrato la sua compattezza ed irriverente capacità di riscrittura prima. Ben letta la scena con i suoi oggetti. Ben pensate le luci nel loro sviluppo dinamico. Ulteriore creatività occorre sulla creazione musicale.
Passiamo ora al Cinema Paradiso di Campanale, pièce affollata di interpreti come tutte quelle della compagnia La luna nel letto, che si sviluppa come nel film di Tornatore cui si ispira drammaturgicamente e non solo, con uno sdoppiamento, quasi una sovrapposizione di immagini, fra l’identità bambina e quella adulta del protagonista che, perso nelle sue memorie di celluloide, rivive qui, più che al cinema, l’immaginario fantastico del grande schermo.
La scena è divisa in due da un tulle trasparente che diventa superficie di proiezione e di tanto in tanto si fa permeabile a quanto accade dietro, il mondo dell’oggi, abitato dal protagonista adulto che si siede in sala e guarda sotto i suoi occhi scorrergli il passato, la memoria e l’universo del sogno condensato nelle pellicole.
IMG_0590.JPGMa se Nuovo Cinema Paradiso è un racconto di vita, questo spettacolo indaga invece lo spazio che alimenta la fantasia dello spettatore, portando all’incarnazione di eroi e supereroi. Mentre Spiderman fa le sue capriole fra le piccole file di poltrone che abitano la parte anteriore dello spazio scenico, il giovane protagonista scappa in triciclo agli incubi dei suoi primi horror, per poi trovarsi con i Blues Brothers seduti di fianco e Chaplin che rotea il bastone, in una sorta di epico romanzo dello sguardo, che fa vivere l’infanzia come un sogno autobiografico che non fatichiamo a pensare possa essere quello del regista stesso, che non a caso si sceglie come alter ego adulto del bambino, senza parlare mai, silente a guardarsi la vita e i fotogrammi davanti, come una pellicola ai tempi in cui ancora si riavvolgevano.
La creazione conferma l’abilità di Campanale come direttore d’orchestra suggestionato dall’immaginario filmico, detentore di strumenti di creazione estetica complessi ed eleganti, in cui i segni sono difficilmente fuori posto. La sua cifra è nel creare ambienti, spazi mentali cui corrispondono sulla scena spazi fisici reali, agiti da attori di cui è capace anche di celare (ove occorra, ma qui non ne appaiono di significative) qualche mancanza, privilegiando una coralità che, alla lunga, diventa il tratto dominante delle sue creazioni. Romantico e preciso l’inserto videoblob di Mario Bianchi sugli addii nel cinema. Forse ridondanti qui i due (o più) finali. Un lavoro, comunque, nel complesso preciso, ben fatto e ben interpretato da tutti, compreso il piccolo ma già meritevole talento di Giuseppe Di Puppo.

AMLETO FX
di e con Gabriele Paolocà
collaborazione alla regia Michele Altamura, Gemma Carbone
scene Gemma Carbone
disegno luci Martin Emanuel Palma
prodotto da VicoQuartoMazzinI, Progetto Goldstein, Teatro dell’Orologio
SELEZIONE IN-BOX 2015
 GABRIELE PAOLOCA’ – PREMIO HYSTRIO ALLA VOCAZIONE 2015

CINEMA PARADISO
regia luci e scene Michelangelo Campanale
con Giuseppe Di Puppo, Annarita De Michele, Erica Di Carlo, Paolo Gubello, Daniele Lasorsa, Leonard Lesage, Salvatore Marci, Maria Pascale, Palmiriana Sibilia, Luigi Tagliente assistente alla regia Antonella Ruggiero
supervisione coreografica Aline Nari | cura del testo Katia Scarimbolo | tecnico luci Tea Primiterra
costumi Maria Pascale
video omaggio agli addii Mario Bianchi
video Ines Cattabriga e Michelangelo Campanale | in collaborazione con la Scuola di Danza Artinscena
durata 60 min