FRANCESCA GIULIANI | Come raccontare il dolore? Come “donarlo” rivivendolo e esorcizzandolo allo stesso tempo attraverso il dire e l’agire, il gesto e la parola? Paola Bianchi, danzatrice e coreografa, e Ivan Fantini, cuoco-scrittore (cuoco eterodosso e dimissionario, scrittore per urgenza – come lui stesso si definisce) con il loro ultimo lavoro Prove di abbandono scelgono di volta in volta un “piccolo” luogo in cui stare per “donar-si” in racconti fatti di azioni dure, suoni spasmodici e ricordi dolenti. Dalle case private a festival come quello ad Aliano organizzato dal paesologo Franco Arminio, “La luna e i calanchi” fino al più recente “Teatri di Vetro” diretto da Roberta Nicolai hanno attraversato, con il corpo l’una e la voce l’altro, queste realtà per abitarle. 

“Il luogo piuttosto che lo spazio – citando dalla presentazione del lavoro Andrea Tagliapietra – è qualcosa che ha a che fare con la memoria, con le emozioni e con il desiderio. I luoghi stanno alla storia vissuta, come lo spazio sta al tempo cronometrato. ”

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Ph. Silvia Giorgi

Portato in scena in una sala della Tenuta del Tempio antico a San Giovanni in Marignano all’interno di una rassegna organizzata da Teatro dei Cinquequattrini, Prove di abbandono annuncia già nel titolo qualcosa di provvisorio, modificabile, transitorio. Un esercizio volto all’abbandono, un lasciarsi andare che dice sia il negativo sia il positivo intrinseco nella parola fin dalla sua radice più antica à ban donner, quindi donare e donarsi. Entrambi vestiti di nero. Ivan Fantini è al mixer. Paola Bianchi è nello spazio vuoto, di spalle, davanti a una decina di spettatori inizia impercettibilmente a muovere strati di corpo. Il sonoro, una musica elettronica metallica e sottile, piano piano invade la stanza attraversando la danzatrice. La pelle delle spalle si comprime e raggrinzisce, le braccia scattose si alzano con le dita delle mani tese, i tendini sembrano uscire e i muscoli si evidenziano nella tensione di un dolore che sarà poi narrato. Ora trema e crolla. Più aumenta il tremore e più forte è il crollo mentre le note di un piano tristemente risuonano. 

Le braccia tese, rapite come da un battito d’ali, scomposte, in avanti la testa le segue, le gambe non sembrano reggere il peso e rallenta. E, come colpita in petto da una lama tagliente, di nuovo riparte in un movimento vorticoso che avvolge il corpo su se stesso. Queste immagini, a tratti iconiche, anticipano quasi annunciandole le parole che Fantini leggerà di lì a breve.

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ph. Silvia Giorgi

Lo spazio si svuota e i ruoli si scambiano. Lei è al mixer mentre lui va in scena. Il cuoco-scrittore avanza al centro della stanza il leggio e come raccogliendo la presenza lasciata dalla danzatrice nello spazio si allontana fino al muro per avvicinarsi di nuovo lentamente al libro. Dondola, quasi scandendo il tempo. Inizia la lettura di brandelli del suo ultimo romanzo, Educarsi all’abbandono_frammenti mutili

La cadenza ritmicamente cantilenante, cosparsa dal forte accento romagnolo, culla e rende più udibile l’ascolto di quel dolore che scaturisce dalla parole dette. Il protagonista descrive in prima persona stati di corpo, una corporeità dolorosa e dolorante che attraversa ricordi di nature e animali, cibi biologici e aule di scuola. La puzza di carne bruciata in una cucina afosa sembra assuefare quell’Io che racconta il suo lento morire interiore. Trema nelle parole del racconto, mentre davanti a noi quell’oscillamento ritmico sembra necessario a esorcizzare il ricordo di quel vissuto doloroso. Nel racconto che prosegue, in quell’interno che brucia, nel respiro circonciso e nel battito sedato pronto a esplodere sembra rintracciare tratti di corpo agiti da Paola Bianchi. La precisa comunicabilità che si rintraccia tra l’azione performativa, la scrittura e la musica – composta dal musicista Fabio Barovero – che sottende le parole e i gesti, la sovrapposizione tra memoria e i ricordi sul presente mostrano come quel dolore sia qualcosa di necessario da trasmettere.

 

 

Prove di abbandono

di paola bianchi e ivan fantini

coreografia e danza paola bianchi

lettura ivan fantini

produzione FC@PIN.D’OC

in collaborazione con AGAR

con il contributo di Mibact e Regione Sicilia

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