LAURA BEVIONE | Iniziata lo scorso novembre ad Ancona, si conclude a Torino la tournée dell’Enrico IV, riscritto e ripensato da Carlo Cecchi, che fa del dramma di Pirandello un‘occasione per esplicitare con orgogliosa ironia la propria idea del teatro – e della vita.

Scegliendo un’impostazione esplicitamente metateatrale – che attinge proprio ai pirandelliani drammi di teatro nel teatro, primo fra tutti I sei personaggi, magari attualizzandoli con costanti riferimenti all’onnipotente “produzione” – Cecchi rilegge la vicenda del protagonista, tramutandone la presunta “follia” in risultato, non tanto della nota caduta da cavallo, quanto di un’ineluttabile vocazione teatrale.

La vicenda narrata da Pirandello viene condensata e un certo spazio viene assegnato agli altri personaggi, essi stessi, benché in misura diversa, portatori di una vorticosa, triplice personalità: il ruolo interpretato secondo la pirandelliana dramatis personae, quello di attore/attrice impegnato in quella parte; e, infine, la propria identità anagrafica. Ruoli – o maschere – “forme”, cui sovente, ci dice Cecchi, manca un contenuto.

Enrico IV_Trono8 Carlo Cecchi_Dario Iubatti 2@foto Matteo Delbò

Il regista e attore, dunque, riprende e applica al teatro contemporaneo il pirandelliano concetto di “forma”, sottolineando, nondimeno, la vacuità che troppo spesso a esso sottende e denunciando – con aristocratico ma non sprezzante sarcasmo – la diffusa incapacità di vivere realmente, sul palcoscenico e, ancora di più, nella vita reale. Cecchi rivendica la speciale natura del teatro, unico luogo in cui è ancora possibile il “gioco”, ovvero la sperimentazione delle infinite possibilità di essere e di agire di cui ogni essere umano può godere.

Prossimo agli ottant’anni – li compirà nel 2019 – Carlo Cecchi si prende la legittima libertà di “maltrattare” Pirandello – ne cita altresì con divertito anti-accademismo le lettere inviate a Ruggero Ruggeri, che dell’Enrico IV fu il primo interprete – e di denunciare intellettualismi e vizi del teatro italiano – Artaud tanto citato quanto mai davvero compreso, la declamazione antinaturalistica, … – per celebrare, al contrario, la sana follia della vocazione teatrale, allorché essa si dimostri intrinsecamente sincera. E, alla fine, il suo anti-filologico e impertinente Enrico IV si rivela quanto mai pirandelliano: la pazzia quale unico spazio per la verità, la mortale gabbia della “forma”, il personaggio e la persona, il “gioco” quale unico antidoto alla lenta morte cui il conformismo condanna la nostra vera identità.

ENRICO IV

Di Luigi Pirandello

Adattamento e regia Carlo Cecchi

Scene Sergio Tramonti

Costumi Nanà Cecchi

Luci Camilla Piccioni

Interpreti Carlo Cecchi, Angelica Ippolito, Gigio Morra, Roberto Trifirò, Federico Brugnone, Davide Giordano, Dario Iubatti, Matteo Lai, Chiara Mancuso, Remo Stella  

Produzione Marche Teatro

www.teatrostabiletorino.it; www.marcheteatro.it

Teatro Carignano, Torino, 18 febbraio 2018