A2CDFAB7-B5B3-4FF9-B17A-7F27CB86E2AAANTONIO CRETELLA | Neanche il tempo di apprendere l’esito dell’azione bellica del Presidente degli Stati Uniti e già buona parte della destra italiana si sperticava in plausi e lodi per la muscolare azione di forza dell’inquilino della Casa Bianca elogiando la finezza tattica del magnate, il sapiente e chirurgico uso dell’intelligence e delle moderne tecniche di attacco, nonché il tempismo e l’opportunità dell’operazione in difesa dei principi democratici occidentali. Poco importa che l’ordine sia stato impartito sospendendo di fatto la democrazia attraverso un atto unilaterale di Trump che non ha informato il Congresso delle sue intenzioni e che ha violato trattati internazionali, perché la democrazia è ciò che vuole il popolo, e il popolo, ora, deve volere una guerra. Una guerra, che a ben vedere, porterà nell’immediato per l’Italia, oltre al rischio di coinvolgimento diretto, un rapido incremento dei flussi migratori di richiedenti asilo. Perché dunque la destra antimmigrazione dovrebbe gioirne? Per lo stesso motivo per il quale a Trump serve una guerra: la pressione sull’elettorato. In questi mesi in cui il meccanismo di redistribuzione dei migranti in Europa è andato a regime e il lavoro di Lamorgese al ministero dell’interno sta dando i suoi frutti, il continuo richiamo alla paura xenofoba rischiava di affievolirsi privando i leader dell’opposizione del loro principale grimaldello ideologico. Sorridono pertanto ora con occhi raggianti di gioia nel pregustare l’assedio dei disperati: Bibbiano non sortiva più lo stesso effetto, il barattolo di Nutella era ormai vuoto, serviva qualcuno che rabboccasse il serbatoio della paura. In questo gli USA sono imbattibili.

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