LAURA BEVIONE | La memoria dello spettacolo dal vivo è materia apparentemente effimera e pare quasi un paradosso per un’arte che vive nell’istante, irripetibile, in cui si mostra. Eppure è necessaria – non soltanto per gli storici delle performing arts – e, soprattutto, possibile: fotografie, video, articoli possono aiutare a ricostruire la concreta materialità di una performance, permettendoci anche di subodorarne umori e sentimenti. Ecco, allora, che non possiamo che accogliere come un’ottima notizia l’imminente disponibilità – a partire dal 12 aprile – di un nuovo archivio dello spettacolo dal vivo.

Foto di Andrea Macchia

Si tratta dell’Archivio della Fondazione Cirko Vertigo che permetterà ad artisti, studiosi o semplicemente curiosi di immergersi nei vent’anni di attività di questa realtà torinese, creata da Paolo Stratta, che ne è tuttora l’appassionato animatore: gli abbiamo chiesto di raccontarci la genesi e le peculiarità di questo nuovo forziere di preziosi reperti sull’arte del circo e del teatro di strada.

Spesso i creatori di importanti realtà artistiche, inevitabilmente concentrati sulle questioni contingenti, trascurano la “memoria” di quanto realizzato. Quando e come è nata l’esigenza di raccogliere in maniera sistematica le attività di Cirko Vertigo?

Lo spettacolo dal vivo è un esempio privilegiato di quanto l’esperienza fra artista e pubblico sia fatta di “occasione”, di momenti rubati che lasciano la fotografia del momento e dell’incontro allo scatto della memoria. Fermare gli attimi di queste esperienze è stato un tema ricorrente sin da quando ho iniziato a occuparmi di spettacolo dal vivo nel 1991 e, già a partire dal mio saggio Una piccola tribù corsara, avevo chiaro quanto fosse importante provare e fermare le tracce dell’effimero.

Questo tema, rimasto sotto traccia per tanti anni, è diventato centrale nel momento in cui a teatri sigillati e con tutte le compagnie e gli artisti fermi ai blocchi di partenza ci siamo interrogati su quanto fosse importante recuperare la dimensione della testimonianza. Da qui è nata, per ragioni poetiche, storiografiche, organizzative e occupazionali, la volontà della memoria. C’è qualcosa di coerente in questa scelta: la necessità del teatro.

Con una certa sorpresa positiva, abbiamo scoperto che poco era stato perso fra documenti, fotografie e video. Punteggiando i momenti centrali della mia carriera personale per poi sfociare in quella della Fondazione, stiamo trovando tracce e reperti che ci riconducono a tutte le fasi fondamentali.Com’è stato concretamente creato l’Archivio di Cirko Vertigo?

L’archivio è stato creato, dal punto di vista dell’architettura tecnologica, ex novo, con una piattaforma, NicePlatform, che consente allo staff della Fondazione di lavorare in contemporanea in rete: professionisti diversi possono caricare in back-end i materiali da una delle sedi della Fondazione per farli visionare da altri colleghi in un’altra sede e fare così un vero e proprio lavoro di rete e non fermarsi mai.

La creazione dell’archivio ha previsto una prima fase di chiamata alle armi di tutti i fotografi e videomaker che in questi anni hanno documentato il nostro lavoro, quindi è stata realizzata una prima raccolta di materiali digitali.

Avevamo ereditato dal progetto europeo Pass par Cirque un primo archivio, sul quale abbiamo rilavorato molto, agendo su più livelli: un livello di inventario vero e proprio, uno di caricamento dati, uno di analisi dei materiali e, ancora prima, abbiamo lavorato sulla determinazione dei campi di ricerca. L’archivio, infatti, potrà essere fruito attraverso l’utilizzo di chiavi di ricerca che vanno a intercettare tutte le informazioni presenti sul sito attinenti alla parola chiave inserita dall’utente.

Quali materiali contiene l’Archivio?

Nell’archivio si trovano gallerie fotografiche; schede di libri consultabili fisicamente a Grugliasco su appuntamento e che riportano, oltre alla scheda vera e propria, anche la copertina e l’indice del libro stesso; le schede degli spettacoli contenenti trailer, sinossi, crediti obbligatori; lo spettacolo integrale nel minutaggio più ampio possibile e, per alcune produzioni, le schede biografiche e fotografiche degli artisti e dello staff.

Secondo quali modalità e da chi potrà essere consultato?

L’archivio potrà essere consultato da tutti, gratuitamente, previa registrazione sulla piattaforma NicePlatform (www.niceplatform.eu). Abbiamo deciso di mantenere una distinzione netta fra l’archivio, ovvero gli spettacoli non più in produzione, e gli spettacoli in attività, a pagamento.

Quali sono i materiali dell’archivio a cui sei più affezionato?

Ci sono alcuni momenti fondativi della nostra storia e che hanno segnato dei punti di svolta e trasformazione. Da un lato ci sono i primi spettacoli, realizzati a partire dalla nascita dell’accademia: il primo, Northen Star (2003), è una vera pietra miliare.

Andando a ritroso rispetto a quella data non possiamo non ricordare Pino(k)io (2002), spettacolo dal quale è nata tutta l’esperienza della Fondazione, coprodotto da Asti Teatro tramite Eugenio Guglielminetti e dal Festival delle Colline Torinesi; e, ancora più a ritroso, le prime esperienze in cui, da interprete e regista, ho mosso i primi passi per arrivare alla creazione dello spettacolo Pino(k)io. Mi riferisco alle prime sperimentazioni in qualità di artista di strada, in solo e con la compagnia Stratta e Molari, ma ancora prima con il collettivo artistico che si chiamava Iati Bialo blu, da cui sono nate altre realtà di spettacolo dal vivo e altri artisti. Cito fra tutti Luca Regina, uno dei comici più stimati nell’ambito dello spettacolo popolare.

Andando in avanti rispetto a Northen Star, gli snodi sono stati The Circle (2006), spettacolo creato per le Paraolimpiadi e con cui abbiamo inaugurato Luci d’Artista; Una piccola tribù corsara (2011) creato per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Fra tutti gli spettacoli creati per il Festival Mercanzia di Certaldo quello più riuscito, anche a detta del festival stesso, è stato Le Spose (2006), in cui si metteva in scena il matrimonio con un malcapitato spettatore che si trovava in presenza di ben tre spose e di tutta la loro famiglia.

Infine l’incontro importantissimo con Caterina Mochi Sismondi e la compagnia blucinQue, con la creazione di VertigoSuite,# (2015), che ha aperto una seconda fase di creazione artistica, facendo sì che dopo più di dieci anni si tornasse, oltre che alle creazioni pedagogiche, anche a quelle professionali in seno alla Fondazione.

L’archivio rappresenta il passato della Fondazione Cirko Vertigo: come ti immagini il suo futuro, in un’auspicabilmente vicina era post-Covid?

Il futuro lo vedo sicuramente con delle radici molto più salde, grazie all’attività svolta per la realizzazione del nostro archivio digitale. Il recupero della memoria e della nostra storia significa andare in profondità e quindi ripartire sul futuro avendo una maggiore consapevolezza del passato. Soltanto fermandosi ad analizzare quello che è fatto, si ha consapevolezza di quello che si sta facendo e di quello che si andrà a fare.

Sicuramente il futuro sarà influenzato anche positivamente dall’esperienza vissuta, sapremo goderci di più le cose.

L’obiettivo in futuro sarà sempre più radicato nella produzione dello spettacolo dal vivo, dopo aver incentrato il focus in tutti questi anni sull’investimento sulle nostre sedi, lo staff e l’organico e il lavoro di pedagogia.

Il triangolo d’oro su cui vive la Fondazione, fatto di formazione, diffusione e creazione artistica, in questo momento ha la volontà di mettere accento sulla creazione artistica e professionale, che sono alla base tanto del riconoscimento dell’arte del circo contemporaneo a tutto tondo, quanto della chiusura in pienezza di un percorso che porta dalla formazione di un giovane fino alla sua realizzazione artistica e alla sua circuitazione sulle platee internazionali.

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