ANGELA BOZZAOTRA | Da FrattoX a Anelante, passando per Fotofinish, le famose interviste di Troppolitani su Rai3 e film come Escoriandoli e Delitto sul Po, il duo Flavia Mastrella / Antonio Rezza è una delle grandi certezze del panorama performativo teatrale italiano.
Abbiamo incontrato gli artisti, che saranno al Teatro Vascello con Hybris, dal 20 dicembre 2022 al 22 gennaio 2023.

Antonio, “Ordine e Disordine, Unità e Anarchia”, lei dove si colloca?

Avrei potuto risponderti in un certo modo fino a due anni fa. Quello che è successo negli ultimi due anni ha fatto talmente schifo che devo rispondere diversamente. Io non sono in grado di dimenticarlo. Dove mi colloco io? Mi colloco fuori. Fuori dall’imbecillità. senza essere uno che nega l’esistenza di una malattia che c’era e c’è stata. Mi colloco fuori da ogni imbecillità, fuori da ogni possibile manipolazione. Io non sono manipolabile, sul corpo mio scelgo io e non accetto che questa mentalità nazista possa ledere la libertà. La paura va rispettata. Per me questi due anni non possono non essere passati invano. La mia posizione è marginale rispetto allo schifo che ho provato.

Quindi oggi c’è ancora la possibilità di parlare di azione politica e di libertà totale di espressione? Come le sembrano il futuro e il presente?

Io provo schifo verso questi carnefici. Io ho un corpo e con il corpo ci lavoro: è un automatismo. Non posso permettere al primo deficiente che arriva di impormi qualcosa che non voglio somministrarmi, e non significa che io sia un criminale. Parlare di libertà e di arte facendo finta di niente: in merito a chi lo fa, questo vuol dire che quanto è successo è convenuto, vuol dire che si è fatto comprare. Non si tratta di denaro, c’è gente che ha venduto la sua volontà. Io continuo ad amare quello che faccio però il disincanto ha preso il sopravvento, perché non mi fido più di nessuno. Di fronte a me ci potrebbe essere il mio carnefice. Non ho più amore verso il prossimo, non mi fido più del mio prossimo.

Crede nella Costituzione? Secondo alcuni è stata violata.

La Costituzione è un’opera esatta ma non corrisponde alla realtà. Tutto quello che accade è contro la Costituzione. Ma al di là di questo esiste anche il rispetto per la paura, se ho paura che mi cada un vaso in testa non puoi convincermi che non mi cadrà. La paura è insindacabile, fa parte dell’essere umano, è qualcosa di atavico, quindi è attaccata alla sensazione. È stata criminalizzata una sensazione. Io non sono un medico, però mi fa schifo quello che è successo e voglio essere io il carnefice di questi esseri senza dignità, non voglio diventare la vittima. Quindi come posso io essere carnefice? Privando il prossimo del mio, diciamo così “amore”, del mio interesse.

Cosa ne pensa dei giovani?

I più giovani vanno a caccia di qualcosa che non esiste. Non c’è estetica senza etica. L’estetica dei giovani di oggi è quella dell’apparire senza aver fatto niente. Lo diceva anche Carmelo Bene: “il successo senza che niente sia successo. L’unica cosa che mi addolora dei giovani è che non riuscirò a vederli morire, perché sono più vecchio; quindi, non riuscirò a vederli morire tutti, ma la loro arrendevolezza mi ha veramente stupito, più che nauseato. Non si può privare della libertà un ragazzo di vent’anni e questo ragazzo non può accettare che venga impedita la sua volontà. Non puoi rubare due anni, lo stato non può rubare due anni di libertà a nessun essere umano, io non credo che sia generazionale, abbiamo tutti sofferto, però c’è chi ha sofferto accettando questo abuso Mi aspettavo una reazione maggiore da parte dei giovanissimi.  Che non è esistita. Se pensiamo che le chiese sono rimaste aperte, che funzionavano come un teatro o un cinema, mentre il teatro e il cinema sono rimasti chiusi senza che nessuno dicesse niente; perché il ministero ha comprato il silenzio, ha comprato il silenzio dei giovani e dei quarantenni, di tutti coloro che gestiscono e che muovono i fili della comunicazione e della cultura. Come si può vedere con fiducia anche quello che sta avvenendo con questa guerra (la guerra in Ucraina ndr), è chiaro che la pandemia era stata calcolata come fase preparatoria a questa guerra che è una mistificazione continua. Esistono altre quarantanove guerre su questo pianeta, tu dimmi perché si debba parlare solo di questa! In Yemen muoiono, in Palestina la guerra non è mai finita, in Siria muoiono anche lì i bambini. Da questa pandemia è stato creato il terreno propizio per mistificare la realtà, anche attraverso questa guerra. Come fa un essere umano a pensare che tutto quello che succede sia casuale? O sia frutto di un incidente di percorso? Se ancora stiamo a questo ragionamento, allora ti dico che i giovani quando andavo all’università io erano meno superficiali, anche se con tutti i loro difetti e tutti i loro limiti. Oggi i talent, i reality e questi centri, queste deportazioni, questi olocausti contemporanei, stanno friggendo il cervello alle nuove generazioni, perché ognuno vuole essere quello che non è.

Quindi bisogna “spogliare il re”? Anche quando si può sembrare idioti?

Pensa che mi sono trovato, senza aver infranto nessuna legge, perché ancora non c’era obbligo per gli over cinquanta (del green pass ndr) a stare in giro senza poter prendere un caffè. I ristoratori che mi conoscevano, quando ero a fare gli spettacoli mi dicevano “Entra, ti nascondiamo, ti metti in un cantuccio e mangi”, io dicevo “Ma mica sono un ladro! In un cantuccio non ci vado, e vi fanno la multa”. Non avevo fatto nulla contro la legge perché non c’era ancora una disposizione. Sono stato tagliato fuori, e che significa questo? Significa che siamo stati circondati da persone, gli stessi che hanno crocifisso chi non si è fatto il vaccino, che se fossimo capitati nella Seconda guerra mondiale, se gli andavi a suonare a casa, avrebbero rivelato dove stavano gli ebrei. Chiaramente agli ebrei è toccata una sorte peggiore, ma non poter entrare nei locali senza aver fatto nulla, a prendere un biscotto dentro un bar. Ho visto mio figlio non poter entrare da GameStop, un negozio di giocattoli. Io intanto avevo conquistato un’esenzione, ma tanto non l’avrei fatto lo stesso il vaccino. Lui non è potuto entrare e io dico: perché? Non ha fatto niente di sbagliato. Perché non c’è un obbligo. Quindi: Stato quanto mai infame, Stato infame mai come in questi due anni. Ma non uno stato riferito all’Italia, lo stato generale delle cose.

Grazie per la conversazione. Questa situazione ti ha fatto pensare ai tuoi progetti prossimi in un altro modo?

Sì, abbiamo appena debuttato con uno spettacolo nuovo a Spoleto, quindi lavorerò a quello: Hybris.

Grazie Antonio.

Buongiorno Flavia.

Buongiorno a lei.

Mi parli del suo essere artista,  dei materiali che predilige, del suo percorso…

Tutto è materia. La persona, il pensiero, i concetti. Io mi muovo tra cinema, teatro, arte figurativa, fotografia, quindi uso moltissimi materiali. Circa la parte filmica, “uso” le persone per la loro materialità per quello che rappresentano, invece per il teatro prediligo la stoffa, il legno, mi interessa creare degli habitat veloci da montare e da trasportare e molto espressivi.

Evento più determinante della sua formazione?

Una mostra da bambina su Savinio che mi ha condizionato tantissimo, e poi le mostre di Bacon, Fontana e Fausto Melotti. Alla mostra di Melotti toccai le sculture, e grazie a un gallerista toccai anche i suoi teatrini. Quest’ultima è stata un’esperienza fondamentale.

Parliamo di cinema. Oltre a Debord lei ha altri riferimenti significativi?

I riferimenti sono Tarkovsky, Pasolini e Fellini. Nei primi corti Antonio scriveva un testo e io montavo le inquadrature, e poi facevamo un montaggio arcaico, a volte anche in macchina, poi pian piano la cosa si è evoluta. Io creo con le inquadrature un’aberrazione prospettica per ovviare alla profondità di campo del digitale. Gli spazi dove si svolge l’evento non hanno la linea-terra, non hanno pavimento, non hanno cielo sono come galleggianti. Invece per le interviste il lavoro è completamente diverso: creiamo una struttura comportamentale dove all’interno si può improvvisare e poi durante il montaggio fatto da Barbara Faonio si struttura il girato.

Per lei chi è lo spettatore?

Lo spettatore è colui che conclude l’opera, oltre che fruirla. Noi diamo dei frammenti, non una verità assoluta, perché per noi non esiste. Possiamo dare un frammento di vita ma non la verità. Ognuno nella sua fantasia trova una soluzione. Noi facciamo sintesi dell’immagine e sintesi della parola. Dando parecchie sollecitazioni che ognuno può interpretare.

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