CASSIERS_Orlando3LAURA NOVELLI | Bionda, minuta, diafana, misteriosa: Katelijne Damen appare in palcoscenico prima che  il pubblico si sia sistemato e che le luci si siano abbassate. Basta qualche minuto per capire che da questa attrice vestita di bianco (giubbino in pelle di foggia maschile e ampia gonna dall’aria antica) dipende tutto il fascino, la forza, l’energia, la mutevolezza di “Orlando”, monologo ispirato all’omonimo romanzo di Virginia Woolf (“Orlando. A biography”) e diretto dal regista fiammingo Guy Cassiers. E’ lei (anche autrice dell’adattamento) a catalizzare l’attenzione degli spettatori con i suoi gesti piccoli, a tratti impercettibili; è lei a raccontare la straordinaria avventura umana e storica del protagonista con un’espressività fuggevole e minuziosa, che accompagna delicatamente ogni piega di questo stravagante viaggio nell’ambiguità sessuale e nella ricerca di sé.

La sua recitazione sottoesposta, ma ricca di energia, ci ha ricordato qualcosa dello stile di Giulia Lazzarini (scevro però da declinazioni melodrammatiche), qualcosa di Mariangela Melato (senza le virate espressioniste che le erano proprie) e qualcosa delle interpreti allenate alla scuola di Nekrosius (non per la loro perizia acrobatica quanto per un certo modo di trattare le emozioni anche meno evidenti). Ci ha colpito soprattutto la capacità che Damen ha di anticipare situazioni e sentimenti a livello fisico, accennando un movimento che poi si amplifica o si ripete o assume un significato più chiaro via via che la drammaturgia evolve.

Ad aiutarla in questo c’è l’originale impianto scenico ideato dallo stesso Cassiers: un’avvolgente scatola di immagini proiettate, a terra e sulla parete di sfondo, all’interno delle quali soggetti naturali si alternano a prese in diretta di ciò che succede in scena, soffermandosi spesso su particolari del corpo o del viso dell’interprete e cambiando spesso atmosfera grazie ad efficaci giochi di luce. Un tutt’uno, insomma, con il corpo/voce dell’attrice. Tanto che viene il sospetto che sia la “caverna della mente” la vera materia di indagine di questo raffinato lavoro visto al teatro Vascello in seno al Romaeuropa Festival.

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Ma di quale caverna della mente si tratta? Senz’altro quella dell’autrice inglese, che come è noto dedicò il romanzo alla poetessa Vita Sackville-West da lei stessa amata e ricordata anche per i suoi bizzarri travestimenti maschili. Ma pure quella dell’eroe/eroina descritto/a nel libro, personaggio monster che attraversa trecento anni di storia inglese trasformandosi da protetto della regina Elisabetta I ad ambasciatore nell’Asia Orientale; da ragazzo innamorato della russa Sasha a donna prima girovaga e nomade poi rientrata a Londra per dedicarsi alla poesia e alla letteratura e adattarsi alle tante novità dell’era moderna (siamo appunto nel 1928, anno di pubblicazione del romanzo). C’è però un’altra – più emblematica – caverna della mente messa in gioco in questo spettacolo, ed è quella della Damen: artefice di una riscrittura in vita dell’opera che, assemblando in sé narrazione e azione in prima persona, ci regala un assolo da teatro da camera (e dunque senza dubbio lento e a tratti ripetitivo), ammirabile appunto nei dettagli, nelle sfumature, nei legami tra momento e momento più che tra le cesure e gli scarti.

Quello che è certo è che questo “Orlando” secondo Cassiers/Damen rifugge da ogni tentazione didascalica o illustrativa (come era successo, a nostro avviso, in un lavoro italiano del 2012, “La commedia di Orlando”, interpretato da Isabella Ragonese), così come da ogni reinterpretazione sperimentale del romanzo (ci ha provato di recente Macelleria Ettore con il suo “Stanze di Orlando”) e si attesta tra i grandi – perché onesti e originali – allestimenti “letterari” dell’attuale scena europea.

Il video focus dal Festival di Avignone:

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