sotterraneoNICOLA ARRIGONI | Che ‘essere una leggenda!’ assomigli più che a un privilegio, a una sorta di pre-destinazione, o forse – come dicono i Sotterraneo – «una sorta di profezia a ritroso»? Questo, forse, l’interrogativo sotteso alla nuova sfida di pensiero messa in atto da uno dei collettivi più intelligenti, acuti e spiazzanti del panorama scenico italiano. Be legend! Hamlet / Jeanne d’Arc / Adolf Hitler di Teatro Sotterraneo è infatti il primo tassello di una serie di incursioni  dedicate a figure importanti della cultura e storia occidentali: Amleto e Giovanna d’Arco, Hitler, altri ne seguiranno. A questi si affianca lo spettacolo Be-normal!, come dire una riflessione su l’anonimato, sulla normalità di chi vive il presente, ma comunque contribuisce a costruire la nostra storia, somma di una quotidianità conflittuale, a tratti assurda ed esilarante. Due produzioni che costituiscono il Progetto Daimon, dove il riferimento è ovviamente al daimon junghiano, alla naturale o forse innaturale predisposizione a essere, e magari anche alla ricerca del proprio to be, essere, delle proprie predisposizioni, della propria unicità, sullo scenario più o meno chiaro della storia. Ciò che indagano i Sotterraneo con Be legend! e Be normal! è la ricerca di quella voce, di quella pre-disposizione naturale che ci spinge ad agire, che a volte ci è chiara ed altre volte ci è sottratta dalle contingenze, dagli incontri e perché no dalla storia. C’è in gioco il libero arbitrio, ma anche la tensione a essere, c’è in gioco il nostro stare al mondo ed essere nel mondo nella riflessione che i Sotterraneo portano avanti.

Lo spettacolo Be Legend! inanella tre ritratti non da poco: Amleto, Giovanna d’Arco e Hitler in calzoncini corti, tre infanzie mostrate per frammenti, tre storie non scritte di Amleto, Giovanna d’arco e Adolf Hitler quando non erano ancora Amleto, Giovanna d’Arco e Adolf Hitler. In ogni piazza i Sotterraneo cercano tre bambini e in tre ore di training li preparano alla performance serale. I tre ritratti che attualmente compongono lo spettacolo sono destinati – fondi permettendo – a crescere con l’indagine di altre infanzie famose non a caso nel video che chiude lo spettacolo appare la scritta: Coming soon. La drammaturgia di Daniele Villa propone una sorta di format che viene adattato ad ogni personaggio, un format che permette di rendere sicuro lo svolgimento dell’azione e al tempo stesso consente ai bambini di essere più o meno a loro agio nel ruolo affidato. Non interessava ai Sotterraneo la spontaneità dell’infanzia – in questo caso -, ma piuttosto indagare a ritroso con immancabile ironia ciò che ha indotto ad essere quello che sono divenuti poi Amleto, nella finzione drammaturgica, Giovanna d’Arco e Adolf Hitler nella realtà storica. In scena una casetta bianca e null’altro. Parte Amleto affiancato da Claudio Cirri e Sara Bonaventura: l’iperprotezione a cui è sottoposto il principe, l’esilarante monologo di essere e non essere con un enorme orso di pelouche a cui il rampollo danese staccherà la testa, la consapevolezza che qualsiasi sia il suo sogno, il destino di Amleto sarà quello di essere orfano di padre, di vendicare la morte paterna con l’uccisione di zio e madre: sono questi alcuni tasselli di un Amleto di nove anni che diverte e disarma. Che dire poi di Giovanna d’Arco boccoli d’oro, sguardo da furba, bambina come tutte le altre, ma non proprio a vederla imbracciare lo spadone e a dover chinare la testa alla storia che la volle baluardo dell’onore francese e vittima sacrificale sul rogo della superstizione. Ma come forse è logico che sia il ritratto più inquietante è quello di Hitler, bambino violento – dicono i due attori narratori – offrendo al pubblico pezzetti della biografia del Fuhrer. Ad un certo punto il piccolo Adolf dice: «Io sono il male assoluto». Ma non c’è retorica in quanto agiscono i Sotterraneo, c’è la voglia di mostrare una predisposizione possibile al male, forse il punto che non tiene e che avrebbe cambiato il corso della storia. Se Adolf Hitler fosse stato ammesso all’Accademia d’Arte… forse… Ma la storia non si fa con i se, ma con le ipotesi sì. E allora è geniale il piccolo Hitler che vede un cartoon di Walt Disney e nei fotogrammi di topolino compaiono le immagini dei lager… Ha un certo effetto la danza su Heinz drein polizei con svastiche sventolate e il fumo che esce dal camino della casetta bianca, quella casetta che prima era stanza e rifugio dei bambini leggendari… c’è anche il non voler essere così del piccolo Hitler e – malgrado ciò – il sentirsi guidato da istinti pulsionali di violenza che lo governano…
Teatro Sotterraneo si conferma nei suoi tre animatori e fondatori rimasti: Daniele Villa, Sara Bonaventura e Claudio Cirri un gruppo di lavoro che sa osare, che frequenta con acume e complessità gli interrogativi del nostro stare al mondo e lo fa condividendo, cercando di costruire una coralità di pensiero, che non vuole dire accettazione o passiva condivisione. E di questi tempi è uno sforzo non da poco…

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