ESTER FORMATO | Qual è l’antidoto alla monotonia in una lunga relazione di coppia? Una classica domanda da un milione di dollari che la giovanissima compagnia teatrale Domesticalchimia utilizza come prospettiva per raccontare al pubblico una storia d’amore moderna ma ordinaria.

Da qui si parte per mettere in scena una storia privata portata all’estremo, tramite una drammaturgia (supervisionata dalla direttrice del Teatro i, Francesca Garolla) che deborda verso l’onirico e il surreale, e grazie a un’interpretazione attoriale connotata da un forte iperrealismo che enfatizza l’emotività maschile e quella femminile, presentandole nella loro diversità.

In Sonnambuli, infatti, troviamo Davide Peschera e Laura Serena in un tête-à-tête a tratti inquietante, a tratti comico, a tratti quasi demenziale; una coppia cerca di fuggire dalla monotonia del proprio rapporto attraverso un’assurda mistificazione del reale, negando ogni possibilità di conflitto, ma questo gioco paradossale li trascinerà a un punto di non ritorno.

SONNAMBULI1 @Daniela Banfi_LOW

All’inizio un uomo e una donna si interfacciano in una seduta di psicoterapia, quadro al quale si ritorna alla fine dello spettacolo e che riprende le prime battute con le quali si apre la pièce. Nel mezzo si inanella una serie di quadri, sorta di numeri da rivista che via via vanno a costituire una vera e propria pratica masochistica. I numeri si susseguono a ritmo frenetico, resi inquietanti dal curioso e strano rumore proveniente dal piano inferiore: un’eco di palle da biliardo che si scontrano sembra infatti fomentare sempre di più la deriva violenta della storia. I personaggi sono spinti ossessivamente a inventare, a fingere (oppure no) fantasie sessuali che riempiano i loro minuti, a immaginare finanche di comperare un cagnolino online in alternativa a non far nulla, o a temere di avere un infarto e cercarne i sintomi su google.
Tutto viene vissuto con frenesia, le parole sono quasi urlate e sovente il un dialogo diviene in realtà monologo. Poche le interruzioni di questo “gioco”, insinuatrici di rivelazioni o amarcord che riportano brevemente alla realtà i personaggi che fuggono atttraverso fantasie e buffi passatempi ma che alimentano lo spettacolo di una venatura tragicomica pronta a esplodere sul finale, creando un effetto sorpresa nello spettatore. Tutto è un esorcismo contro il tempo vuoto, la noia, la stasi, una corsa affannata per rifuggire dalla routine della quotidianità.

Chi vede Sonnambuli di Domesticalchimia può avere forse l’impressione di trovarsi dinanzi a una centrifuga di elementi disparati ma in realtà funzionali a far esplodere sulla scena il lato emotivo e istintivo di un rapporto d’amore re-inventato sotto forma di gioco. Non è un caso che a un lato della scena siano riposti diversi abiti che Laura Serena cambia con disinvoltura, come se tutto fosse un gioco teatrale pensato come una scatola magica che momentaneamente si apre per essere attraversata dagli occhi dello spettatore; una dimensione onirica entro la quale è difficile individuare il confine con la realtà.  Guai, dunque, a interrompere questa finzione, un sogno dai contorni opachi di un incubo entro il quale viene trincerato l’amore.

Resta nella drammaturgia una dialettica fra i personaggi che ha un vago retaggio nonsense da teatro dell’assurdo; un uomo e una donna destinati a reiterare, a mo’ di burattini, squallidi sketch teatrali che hanno sostituito la loro relazione; nevrosi e tensioni minano il rapporto d’amore che man mano viene denudato di ogni senso e drammaticamente svuotato. La penna della drammarturga affonda così nella fragilità, nella sindrome da dipendenza e attaccamento che porta i personaggi alla distruzione dell’altro e all’infelicità personale. Il tutto resta però ancorato a una dimensione assolutamente grottesca e irreale nella quale si cerca di rinvenire uno slancio originale e creativo per un tema certo non nuovo.
L’intenzione di Domesticalchimia è scegliere un tema classico come l’amore fra uomo e donna cercando un linguaggio inedito e originale per raccontarlo.

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Lo spettacolo, infatti, nel narrare una storia d’amore quasi anonima, come fosse una fra le tante, si immette – proprio nel finale – sul binario del thriller psicologico dopo aver accumulato una serie di elementi paradossali tesi ad alterare quanto più possibile la realtà, espedienti per esorcizzarla e rifuggirla.

Dal punto di vista drammaturgico, il lavoro di Camilla Mattiuzzo si presenta in fase di definizione, l’enfasi di questo pop thriller va sicuramente calibrata, la scrittura potrebbe essere rafforzata e articolata, ma ha in sé germi interessanti, come la struttura circolare della stessa drammaturgia, che consente  allo spettatore di comprendere meglio la natura della storia.

Sonnambuli dà molto spazio all’aspetto performativo (la regia è di Francesca Merli) che si esplica con l’attenzione alla gestualità degli attori, i cui movimenti – talvolta coreografici – sono interessanti perché mettono in evidenza la progressiva trasformazione della coppia in marionette prive di slanci positivi e amorevoli, vinte dallo spauracchio della noia e della monotonia. I protagonisti agiscono in uno spazio essenziale, quasi spersonalizzante, come se alludesse simbolicamente al limbo interiore in cui appaiono relegati.

Vi sono buone premesse per una teatralità articolata e interessante; definendo meglio la propria cifra stilistica, amalgamando  e approfondendo gli elementi che la compongono, Domesticalchimia potrebbe rivelarsi una realtà originale; con Sonnambuli si è distinta nel concorso Testinscena rivolto alle giovani compagnie svizzere-lombarde, grazie a una buona consapevolezza dei linguaggi usati in scena. Questa compagnia è un esempio tangibile del desiderio di trovare percorsi originali con i quali continuare a rappresentare l’oggi. Si tratta di una ricerca non facile, ancora appesantita da una volontà comunicativa iperattiva e un poco confusa che spesso rischia di disperdere idee valide proprio nello sforzo di mostrarsi sempre originale.

SONNAMBULI – IL VUOTO DI TE, IL VUOTO DEL MIO  CUORE

regia Francesca Merli
con Davide Pachera e Laura Serena
drammaturgia Camilla Mattiuzzo
movimenti scenici Elena Boillat
sound Design Federica Furlani
dramaturg tutor Francesca Garolla
light design Isadora Giuntini
produzione DOMESTICALCHIMIA con il sostegno della Fondazione Claudia Lombardi per il teatro e Campo Teatrale

Campo Teatrale, Milano

5 dicembre 2019

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