ANTONIO CRETELLA | Covid-19 sarebbe dovuto arrivare in Italia trasportato dai cinesi, un fatto talmente certo che anche i cinesi di terza generazione mai stati nella madrepatria sarebbero stati vettori di contagio. Una sorta di pandemia telepatica. Quando poi si è avuta notizia di un possibile caso in Egitto, è stato matematicamente sicuro che la diffusione del virus nello Stivale sarebbe avvenuta per colpa dei migranti sui barconi, già nell’immaginario portatori di una pletora di malattie per le quali gli italiani preferiscono non vaccinarsi. Si trattava teoricamente di due ipotesi certamente plausibili, caricate però di un livore razzista e di un grado di certezza non giustificato da alcun dato statistico. L’attenzione spostata verso possibile “untori etnici”, con la certezza di poter individuare il portatore del virus dai suoi tratti somatici induce a evidenti e pericolosissimi errori di valutazione e a sottostimare altre vie di diffusione. Solo nelle ultime ore abbiamo avuto il primo pestaggio a una donna cinese accusata di essere untrice del virus, mentre un insospettabile cittadino italiano violava la quarantena imposta nel Lodigiano per rifugiarsi dalla famiglia in Irpinia, esponendo a un possibile contagio tutte le persone incontrate nel percorso. Il perverso meccanismo è lo stesso che negli anni è stato messo in atto con l’HIV: definito come malattia degli omosessuali, il virus ha incrementato in modo vertiginoso la sua diffusione tra gli eterosessuali, mentre nel mondo gay la cultura della prevenzione, della diagnosi precoce e della cura riduceva sensibilmente i tassi di contagio. Il pregiudizio è il miglior alleato delle pandemie.

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