CONTAGIO 2020
di Chiara Ventimiglia

Prego signora, si sieda… ha i guanti? La mascherina? L’Amuchinagel? Il metro laser per distanziarsi? Gli occhiali? Sì, perfetto, guardi le manca solo la tutina e poi potrei vantarmi di avere ospitato Spiderman ad un mio spettacolo… certo, venisse Ironman, contagio o non contagio l’armatura gliela strapperei a morsi.

Quando è iniziata tutta questa cosa io non ci credevo: una sera vado a bere in un locale affollato, già l’atmosfera è diversa, tutti seduti al tavolo nervosi e guardinghi tipo saloon quando sta arrivando il cattivo. Entro. È inizio marzo, fa freddo, piove… starnutisco. Tutti si fermano, pure i Metallica di sottofondo si fermano per fissarmi e consegnarmi ai monatti. Ok. Ho capito. Alzo le mani in segno di resa e me ne vado.

Comincio a notare che nessuno mi da più la mano e tutti mi salutano da lontano. Ultimo giorno, già con aria di lockdown incipiente, individuo da lontano il giovane amico e collega assai prestante e piacente: no, niente, se devo morire voglio farlo con un piede già in paradiso e non gli risparmio il bacio, l’abbraccio e la strizzata di culo.

Mi chiudo in casa e passo le giornate sui social. Giorno 1: ma perché ci chiudono non c’è pericolo. Giorno 2: fanno bene a chiudere moriremo tutti moriremo male, signore salvaci, mi pento dei miei peccati, ma non di aver messo il lassativo nel bicchiere a quella stronza, perché vale come opera di bene. Giorno 3: stamattina ho colpito un runner con una ciabatta, facciamo che giochiamo tutti e chi ne abbatte di più ha vinto? Giorno 4: facciamo che cantiamo alle 18 dalle finestre per a) la Patria b) i medici c) il fruttivendolo d) i runner morti e) i runner che devono ancora morire. Giorno 5: se tutti continuano a buttare la spazzatura moriremo tutti moriremo male signore salvaci. Giorno 6: fate girare!!! Sul sito del professor dottor illustre Ainouevriting, studioso conosciuto in Alaska, ma non fa parte dell’OMS perché lo temono troppo, c’è scritto che se guardi negli occhi uno che ha visto uno con il coronavirus sei spacciato!! I poteri occulti non vogliono che lo sappiamo!! Giorno 7: ci vuole l’esercito per sparare ai runner che con il cannone li beccano meglio. Giorno 50: Conte non capisce un cazzo e quando lo vedo ci spiego io come doveva fare, chi se ne frega di bambini e scuole, lavoratori, estetiste, parrucchieri e baristi… non ho nipoti e odio i bambini, il caffè solo con la moka, non mi depilo dal ‘67, ho i baffi di una nutria e i capelli li lavo una volta al mese con la candeggina. Ho la pensione tutti mesi, Barbara D’Urso e Montalbano e mi basta così. Del resto del mondo chi se ne fotte basta che IO non mi contagio!

Non è che poi nella vita reale le cose siano andate meglio… Primi giorni di lockdown, nel nostro palazzo giungono dei francesi nell’Airbnb di proprietà di amici che ora lavorano a Parigi. Omadonnasanta mangiarane infetti nel palazzo!!! E se respirano in ascensore? E se sputano un “OU” sul passamano? E se passa per osmosi attraverso le pareti il virus diffuso in Bretagna durante il raduno dei puffi che volevano puffare il virus? Chiamiamo nell’ordine: a) l’amministratore di condominio (che tanto ai pazzi c’è comunque abituato e fa finta di niente, potevano dirgli che erano atterrati gli alieni che era lo stesso); b) i Carabinieri; c) l’esercito che quando ha finito con i runner può sparare anche ai forestieri.

E poi diciamolo, non è che potevamo farci portare tutti la spesa online… Ho visto magazzinieri tirare di coca per poter sopravvivere agli ennesimi cinque cestelli d’acqua richiesti dalla Signora Pina che abita all’ottavo piano senza ascensore.

Foto di Chiara Ventimiglia

Si va al supermercato e diligentemente, alle sette del mattino, ci si mette in coda per poter avere il pranzo in tavola. Distanziati, certo.
All’inizio senza mascherina, perché la mascherina non serve a una mazza secondo il luminare di turno dalle 17 alle 24. Però bisogna mettersi i guanti. Così, perché fa fine, e ci siamo dimenticati tutti di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany. Arriva il mio turno e un solerte armadio all’ingresso che manco fossimo al Cocoricò di Rimini mi consegna due sacchetti da fresco. Oh, che gentile, ah ma allora la paura del contagio non ha limitato per sempre la cortesia per il prossimo… Mi reco al banco frutta, ne riempio uno con le banane e l’altro con le mele, metto il tutto nel cestino quando da dietro una voce mi gela: “Signora si deve mettere i guanti”, “Scusi quali guanti?”, “Quelli che le hanno dato all’ingresso”… Così mi adeguo, prendo altri due sacchetti da frutta e verdura e, con contorsioni degne di David Copperfield, li infilo nelle mani e continuo ad arraffare pollo, latte, farina (no la farina, no, che insieme al lievito si trova solo al mercato nero) e uova con due preservativi sulle mani. Ah le uova, ovviamente, a casa non sono arrivate ma sono cadute sul pavimento del supermercato… con due preservativi sulle mani che ti aspettavi?

Poi, si comincia a dire che senza mascherina siamo tutti condannati all’aldilà. La mascherina o qualsiasi cosa che faccia alla bisogna: sciarpe, assorbenti sulla faccia (non scherzo, una mia collega va in giro con due salvaslip ficcati sotto la mascherina così protegge meglio), gag ball, va bene tutto basta che la bocca non sia visibile.

E inizia una serie di fulgidi esempi: un governatore si presenta ad una conferenza stampa indetta per l’arrivo di mascherine dalla Cina con tre suoi degni sodali e il collega cinese che le ha portate. I tre moschettieri indossano la mascherina lasciando il naso fuori come neanche i peggiori esibizionisti con l’impermeabile e il povero cinese che li guarda con aria sconsolata pensando “Ma perché proprio io qui, perché?”.

Le tecniche anticontagio si sviluppano: il mio dentista mi ha accolto vestito da ghostbuster. Non ho capito se era il mio solito dentista che cercava di curarmi l’ascesso o il Dott. Venkman che tentava di esorcizzare l’omino dei fiocchi di lichene. O, forse, era la stessa cosa.

L’altro giorno ero in ufficio, sola, sono avvocato libera professionista, con due colleghe con le quali divido lo studio; sento la chiave nella porta e mi si affaccia alla porta un losco figuro con mascherina, occhiali da sole di sette metri quadri e guanti: oddio la prego non mi uccida, le darò tutti i trenta euro che ho nel portafoglio, anche se vuole il nocciolo di oliva sputato il primo dell’anno che porta soldi. “Chiara sono io, sono venuta a prendere i fascicoli per lavorare a casa. Ce li hai i guanti? E la mascherina?”. No guarda sono sola da quattro ore, non ce li ho addosso non è che aspettavo nessuno, manco quello della folletto ormai viene. “Vabbè, ma mettili comunque che non si sa mai”. Sì, certo, scrivo email, parlo al telefono, sposto fascicoli e faccio pipì con guanti, mascherina e occhiali. Da sola. Per ricordarmi che il contagio è ovunque.

Non ho paura, perché il contagio che ci condurrà all’estinzione è già qui da tempo e stando in quarantena si è allargato ovunque in modo esponenziale. Attenti, sicuramente ha colpito anche voi…

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