LAURA BEVIONE | La Cittadella dei Giovani di Aosta è un eclettico spazio multidisciplinare nel cuore del capoluogo di una delle regioni più piccole e riservate d’Italia. Dallo scorso anno Jean Frassy, direttore della Cittadella dei Giovani, ha affidato al coreografo e danzatore valdostano Marco Chenevier la direzione artistica della stagione teatrale ospitata nei locali del centro: un mandato della durata di quattro anni. Il cartellone 2020-21, inevitabilmente, è stato tradotto, in parte, in originali formati digitali, in parte, potrà essere recuperato dal vivo nei prossimi mesi, come ci dice lo stesso Chenevier: «Noi speriamo di ripartire in presenza dai primi di giugno; abbiamo immaginato tutta l’estate nel segno della festa, con una programmazione fondamentalmente all’aperto. Il cortile interno della Cittadella dei Giovani di Aosta è un’area circolare che può essere attrezzata anche per ospitare spettacoli, performance, concerti, dj-set. In giugno vorremmo anche recuperare tre spettacoli “in sala”, che attendevamo in stagione: I will survive, di e con Francesca Albanese, Silvia Baldini, Laura Valli dirette da Marta Dalla Via (Qui E Ora Residenza Teatrale); Marco D’Agostin con First Love; Vieni su Marte dei VicoQuartoMazzini».

Nel mese di giugno, poi, verranno comunicati gli esiti della selezione fra le innumerevoli – sono state ben 425 – proposte di spettacolo giunte in seguito alla call lanciata lo scorso 23 gennaio allo scopo di architettare il cartellone della stagione 2021-22, ovviamente ospitata sempre negli spazi della Cittadella e destinata ad avviarsi nel mese di ottobre con il festival T*Danse – Danse et Technologie.

Foto di Evio Caria

Con Marco Chenevier, collegato via Zoom da Parigi, abbiamo approfondito la sua particolare idea di direzione artistica e abbiamo conosciuto qualcosa di più delle attività che si svolgono alla Cittadella dei Giovani.

Parliamo di questo bando che avete lanciato per la prossima stagione, avete posto paletti di età o di altro tipo?

È una stagione dedicata ai linguaggi performativi contemporanei, che si affianca alla Saison Culturelle, che è la stagione organizzata direttamente dalla Regione Valle d’Aosta. Il progetto è quello di lavorare in partenariato e creare dei binari di scambio con un pubblico più giovane, più interessato ai linguaggi attuali: nouveau cirque, danza e teatro contemporanei. Le linee guida sono accessibilità e sperimentazione, in un connubio tra contenuti artistici e azioni di accompagnamento e di sensibilizzazione. Non ci sono quindi limiti per questo bando. L’idea è anche quella di portare sul territorio proposte che normalmente un pubblico di appassionati deve andare a cercarsi a Ginevra, a Torino o a Milano. Cerchiamo di portare, in un discorso di decentramento culturale, proposte che sono al centro del panorama, molto eterogeneo, della produzione artistica contemporanea.

In realtà, quindi, non si tratta solo di teatro o di danza, ma in generale di arti performative…

Assolutamente sì. C’è uno spazio privilegiato per il circo: siamo partner di Circus Next, che è il progetto europeo per lo sviluppo della nuova drammaturgia nel circo contemporaneo. In settembre avremo due settimane di residenza all’interno del progetto Circus Next e una settimana dedicata al nouveau cirque. Nel festival T*Danse – Danse et technologie – Festival Internazionale della Nuova Danza di Aosta ospitiamo regolarmente proposte di circo: quest’anno avremo per esempio Andrea Salustri con Materia, uno spettacolo di circo contemporaneo. Parteciperemo inoltre alla Nuit du cirque con la Stagione, in novembre, con una data dedicata al circo.
Uno spazio è dedicato anche al cinema, con le collaborazioni con “l’ennesima associazione di cinema” e con la neonata associazione AIACE-VDA.
Prediligiamo proposte che siano trans-disciplinari e che intreccino diversi linguaggi. Infine promoviamo anche performance open air nello spazio urbano con azioni nei quartieri di Aosta. Per esempio quest’estate vorremmo inaugurare questa stagione estiva il 5 giugno con Steli della compagnia torinese Stalker Teatro.

Ma di queste oltre 400 proposte che avete ricevuto, quante ne selezionerete e come?

La Stagione è comunque molto piccola, considerato che Aosta è una cittadina di 30mila abitanti, nella cintura saranno 60mila abitanti, 120mila in tutta la Regione con una mobilità molto complessa: parliamo di un territorio di montagna per cui da Aosta a Gressoney c’è un’ora e mezza di macchina. Sono piccoli spostamenti in termini chilometrici ma complicati perché su strade di montagna. Quindi abbiamo un appuntamento al mese, sette o otto appuntamenti, tutti in doppia replica, a partire da novembre. Marco Giovinazzo, che si occupa della parte musicale, e io ci siamo messi con pazienza a selezionare le proposte. I parametri non saranno soltanto qualitativi, ma terranno conto anche dell’aderenza al tipo di azione che vogliamo realizzare sul territorio. Linguaggi contemporanei in un’ottica di sensibilizzazione e accessibilità, artisti con linee di lavoro ricche di pratiche aperte, adatte al contatto con il pubblico giovane. Anche gli spettacoli della prima stagione rispondevano a questi canoni.

Coinvolgere le nuove generazioni è complicatissimo. Avete avuto un’effettiva risposta del pubblico delle nuove generazioni?

Con T*Danse abbiamo attivato sul territorio tutta una serie di azioni di audience engagement che si sono rivelate molto efficaci, tra cui un partenariato con le scuole di danza che, per esempio, nel festival partecipano alla Maratona delle scuole, una sorta di kermesse dedicata alle scuole di danza; e poi partecipano con gli insegnanti delle scuole alla visione degli spettacoli, coinvolgendo anche le famiglie.
Abbiamo in essere una convenzione con il LiCAM – Liceo Artistico, Classico e Musicale, con cui portiamo avanti una serie di progetti di PCTO, la nuova alternanza scuola-lavoro. Hanno messo in opera negli ultimi anni una sospensione scolastica durante il festival affinché i ragazzi possano co-organizzare il festival. La visione degli spettacoli non è inclusa nel PCTO, se vogliono vederli vengono pagando un biglietto (ovviamente iper-ridotto). Però sono coinvolti nel festival, che è organizzato proprio da loro, nel senso che il nostro progetto è aprire tutte le strutture del festival, tutte le varie maestranze, dall’ufficio stampa all’accoglienza artisti, alla tecnica, ecc., così gli studenti possono svolgere compiti e osservare lo staff nell’esecuzione del proprio lavoro.

Questo modello lo applichiamo tutto l’anno, attivando progetti che vedono i ragazzi diventare protagonisti attivi anche con le residenze, con le date della Stagione, con la realizzazione delle trasmissioni su Voci di Cittadella.

Cos’è Voci di Cittadella?

È un portale web, una piattaforma di virtualizzazione delle attività della Cittadella, costruita durante la prima ondata della pandemia. È uno strumento attraverso cui visualizzare tutte le attività che si svolgono alla Cittadella dei Giovani, tra cui tutti gli appuntamenti della Stagione che hanno avuto una traduzione in contenuti audiovisivi. Il progetto Voci di Cittadella diventa “sostitutivo” nel momento in cui non può essere fatta attività in presenza, altrimenti resta uno strumento di comunicazione e di approfondimento sulle attività che vengono fatte dal vivo.
Per esempio, Frosini-Timpano, la cui data era prevista in apertura di stagione, hanno realizzato due contenuti audiovisivi specificatamente per Cittadella: un montaggio diacronico e un approfondimento a cura di Mario Bianchi, Claudio Pirisino e Lorenzo Pavolini. Oltre alla loro fruizione in chiaro, sul portale, questi contenuti sono stati i materiali, insieme al testo dello spettacolo gentilmente concesso dall’autore, per incontri in DAD realizzati con le classi quinte del Liceo Artistico di Aosta e coordinati dalla professoressa Elisa Terrazzino.
In un altro caso abbiamo realizzato un’intervista al gruppo musicale che avrebbe dovuto esibirsi, interamente realizzata dai ragazzi, che sono stati divisi in gruppi e fisicamente hanno fatto le domande che loro stessi avevano immaginato. Un altro gruppo, invece, ha seguito la tecnica, un altro la comunicazione realizzando i post per promuovere la trasmissione. Grazie a questo tipo di progettualità i ragazzi vengono coinvolti nello sviluppo del lavoro e si interessano anche agli spettacoli e ai laboratori.

Un progetto molto interessante che testimonia della buona disponibilità della scuola, che non sempre è scontata.

Infatti siamo molto grati a insegnanti come Tania Chenal ed Elisa Terrazzino, o al nuovo responsabile dei progetti PCTO Silvio Vuillermoz, i responsabili dell’alternanza scuola-lavoro e sono persone illuminate, generose e molto disponibili. Il coinvolgimento della scuola è uno strumento di audience engagement che noi abbiamo sperimentato e trovato estremamente efficace, e crediamo sia importante e utile anche per la scuola stessa.

I ragazzi coinvolgono anche i loro genitori?

Dipende dalle famiglie. Stiamo studiando dispositivi per incentivare una partecipazione familiare e trans-generazionale.

Non sarebbe male. E la città come risponde? Si parla di voi?

La Cittadella dei Giovani è il centro culturale di Aosta. È centrale anche urbanisticamente, pur restando il fatto che con la pandemia ha dovuto reinventarsi in un’altra forma. Bisogna infatti considerare che quest’anno è stato il primo anno che si è organizzata una Stagione nel teatro della Cittadella. La prima Stagione, però, doveva iniziare proprio quando è stato chiuso tutto, nel mese di novembre del 2020. Abbiamo quindi dovuto spostare la Stagione online. È stato strano. Una Stagione tutta virtuale. Già è un dramma per chi aveva già un’istituzione culturale costruita e ha dovuto sospendere tutto, immaginate un’istituzione culturale, quale di fatto è una Stagione teatrale, che inizia una sua azione e che deve inventarsi azioni alternative. Abbiamo iniziato traducendo molta della nostra azione in attività online.
Sentiamo comunque che c’è una bella risposta. Abbiamo organizzato vere e proprie Battle online organizzate in Cittadella, con diverse scuole di danza, e c’è stata bella partecipazione.

Foto di Ewa Gleisner

Oltre a queste Battle quali altre azioni avete sperimentato?

Tutte le puntate della Stagione sono state tradotte in contenuti audiovisivi: interviste, approfondimenti, cortometraggi, realizzati ad hoc con artisti. Tutti questi contenuti sono stati i materiali in chiaro sul portale a disposizione del pubblico e sono stati la base da cui siamo partiti per la realizzazione dei progetti con i licei. Abbiamo poi organizzato concerti in streaming, per esempio Synérgeya, un concerto pensato per il web con elaborazioni video e immagini che interagiscono con un gruppo di persone che su Zoom collabora con il videoartista, realizzabile sia in live sia per il web.
Abbiamo ospitato dei concerti con il festival Toubab, con l’Alliance Française: Voci di Cittadella è diventata una piattaforma, a livello regionale, per la trasmissione streaming, cosa che permette di mantenere un minimo di attività artistica. Abbiamo ospitato due sessioni dentro il programma Passi di Cittadella, che accoglie tutte le attività legate alla danza sul virtuale, con due scuole di danza valdostane.
E poi le attività musicali: le Serate Anita Live, dedicate ai gruppi esordienti e amatoriali; Rime di Cittadella, un laboratorio rap online.
Sono state raccolte cinque ore di registrazioni musicali con formazioni musicali del territorio, per animare le strade della città durante il Natale tramite il bando Ti regalo una musica. Abbiamo ospitato compagnie e formazioni artistiche giovanili nell’ambito delle residenze e delle mise à disposition.
Sono davvero tantissime le attività che si sommano a quelle delle altre aree della Cittadella: l’animazione, la formazione, la divulgazione e l’arte compongono un complesso mosaico che può essere apprezzato sul portale e che rappresenta bene quello che la Cittadella dei Giovani realizza.
Ora stiamo riprendendo con attività laboratoriali: due masterclass con Irene Russolillo, in residenza dal 3 al 16 maggio, e un workshop di pratiche coreografiche in open air, dal 22 al 29 maggio, con Francesca Ruggerini e Nicola Cisternino.

Avete fatto e state facendo tantissimo. E invece come va la tua attività coreografica e performativa?

Abbiamo avuto la prima nazionale di Confinati dal Paradiso a Torinodanza nel 2020, e quando si riaprirà vorremmo riuscire a proporlo, ci sono un po’ di opzioni che speriamo si confermino. Sto continuando a sviluppare un lavoro su Bach, Bach sonate e danzate, un mio assolo su musica dal vivo, con la violoncellista Serena Costenaro; è un lavoro musicologico, di danza pura in cui traduco i “vettori” musicali in vettori di movimento. Ci sto lavorando, andando verso la mia cifra un po’ più iconoclasta. Mi piacerebbe collaborare con Silvia Gribaudi su questo progetto: l’anno scorso c’è stato un felicissimo incontro con Silvia, che si interroga su temi come il virtuosismo e la danza, il rapporto con il pubblico. Mi ha coinvolto nell’apertura di Torinodanza che le era stata affidata. Ci siamo molto divertiti!

Quintetto invece in questo momento non è immaginabile, non riesco proprio a immaginarlo con mascherine, ha dei momenti di interazione molto fisica.
Di Questo lavoro sull’arancia, invece, abbiamo creato una “versione covid”, anche perché lo spettacolo si presta abbastanza: vi abbiamo aggiunto dei protocolli per mantenere le misure sanitarie. Ora dovremmo avere repliche in Italia e in Germania.
Sto sviluppando anche altre linee di ricerca, che vadano completamente oltre i dispositivi teatrali convenzionali, sempre sulla linea che da sempre mi appassiona: la risonanza della vita dell’opera, e la relazione con l’altro, con gli altri.

 

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