RITA CIRRINCIONE | A pochi giorni dalla riapertura dei teatri, con un tempismo risicato (quasi un azzardo, visti i dati aleatori), dal 25 al 30 maggio è tornato a Palermo ConFormazioni, Festival di danza e di linguaggi contemporanei giunto alla sua V edizione, con la consueta direzione artistica di Giuseppe Muscarello.
Organizzato in una dimensione più ristretta e intima rispetto alle passate edizioni, il Festival, a eccezione di una performance en plein air in pieno centro storico, si è svolto interamente all’interno dei Cantieri Culturali della Zisa, tra Spazio Franco, Spazio Tre Navate e Tavola Tonda.

Quando Elias Canetti in Massa e Potere, la monumentale opera su quell’entità mitologica che è la massa nella sua relazione dialettica con il potere, tratta delle masse che si formano a teatro, le definisce come «massa statica» in cui lo spettatore debba provare «una sensazione piacevole, ma non troppo pressante, di concentrazione» e individua nella «sala gremita» la situazione ideale per assistere a uno spettacolo.

Entrando allo Spazio Tre Navate per seguire il primo degli spettacoli del Festival, quella che si presenta ai nostri occhi non è una situazione ideale: siamo distanziati, contingentati e la mascherina nasconde buona parte del nostro viso. Ma siamo in mezzo agli altri, li guardiamo e loro ci guardano, sentiamo il rumore dei loro passi, il loro brusio, il loro odore. E soprattutto, ci apprestiamo ad assistere a un “vero” spettacolo, cioè, all’incontro reale tra il corpo vivo e pulsante di chi è in scena e quello di chi vi assiste.

Preceduto da due giornate di workshop a cura di Alessandro Pontremoli ed Enzo Cosimi e dall’incontro di presentazione del libro di quest’ultimo, il programma degli spettacoli si apre il 28 maggio allo Spazio Tre Navate con Out of me, Inside you, di e con Francesca Sproccati. Dopo una periodo di residenza a Palermo, l’artista svizzera presenta una performance perfetta per fare da ponte tra la realtà virtuale che molti di noi hanno vissuto durante i periodi di lockdown e la dimensione finalmente tridimensionale della presenza incarnata.

Schermi accesi di pc o di altri dispositivi disseminati nello spazio scenico collegati da un groviglio di cavi; schermi di varie dimensioni luminosi e vuoti o dove passano frammenti di immagini come catturati da una telecamera accesa per sbaglio. Dando quasi sempre le spalle al pubblico, la performer passa da uno all’altro. Una scena così quotidiana e familiare: non è quello che abbiamo fatto per mesi? Il costume di scena è casual, come quello che abbiamo indossato in questo periodo di casalinghitudine. I movimenti sono lenti, i gesti intervallati da lunghe pause. Messaggi digitati su un pc vengono proiettati su uno schermo gigante: sono brevi domande esistenziali, piccoli manifesti in cui più che azioni, si proclamano propositi di azioni o di relazioni. Ma anche queste scritte vengono presto cancellate, in una intenzionalità incerta, in una progettualità che stenta a ripartire: è ancora presto per passare dall’immobilismo del corpo al movimento, per decidersi all’azione pronta e risoluta.

Nella stessa serata va in scena I broke the ice and saw the eclipse, concept e coreografia di Giovanna Velardi, in coppia con Federico Brugnone.

Foto Piero Tauro

Due corpi si muovono l’uno nell’orbita dell’altro alla ricerca incessante di nuovi equilibri gravitazionali in un rapporto in perenne divenire tra attrazione e repulsione raccontato con un linguaggio corporeo e verbale che da lirico arriva a diventare sfrontato e persino brutale. A far da paradigma suggestioni che attingono al mondo naturale: da un elemento ancestrale come l’acqua in tutti i suoi passaggi di stato fino a più alte “meccaniche celesti”.

Ancora uno schermo per Giulio, ancora uno spazio domestico claustrofobico per questa performance multimediale di Giuseppe Muscarello con Giuseppe Provinzano presente in scena allo Spazio Franco e la partecipazione in video di Chiara Muscato.

Foto Giuseppe Muscarello

Liberamente tratto dal racconto Mio Marito di Dacia Maraini, la pièce è un diario ex post di una storia d’amore che nasce all’interno di uno schema di coppia tradizionale, con la donna in una posizione subalterna, e di un matrimonio che lentamente scivola nell’indifferenza e nell’ostilità. Dal video, con una voce priva di coloriture emotive, un’imperturbabile Chiara Muscato racconta le fasi della relazione scandendo le date inesorabili che segnano la parabola del deterioramento. Lui, Giulio/Giuseppe Provinzano, in scena si agita, si tormenta, piange spogliandosi progressivamente dei tanti strati di abbigliamento che lo rivestono mettendo a nudo la propria fragilità. Ma se il linguaggio del corpo svela i reali rapporti di forza all’interno della coppia, come in un oscuro disegno, il “costrutto maschilista” sembra rimanere immutato.

Con Romeo e Giulietta 1.1 – La sfocatura dei corpi torna a ConFormazioni la Compagnia Zappalà Danza. Discostandosi dalla lettura tradizionale, Roberto Zappalà  ripropone la vicenda shakespeariana spostando il focus da una dimensione intima di coppia a una più ampia dove l’amore è un atto rivolto non tanto al singolo ma alla vita stessa.
In una narrazione in cui si succedono forme di relazione con la continua ricerca della “giusta distanza” e di una corretta “messa a fuoco”, i due interpreti in scena, Fernando Roldan Ferrer e Valeria Zampardi, ripercorrono per quadri diacronici un viaggio evolutivo iconico e musicale a volte estenuante, accompagnati da una serrata presenza sonora: rumori, suoni, frammenti di recitazione da film, musiche che, passando dai Pink Floyd, Elvis Presley, Luigi Tenco approdano a Prokofiev.

Foto Serena Nicoletti

Nella mattinata della giornata conclusiva, ConFormazioni torna allo spirito “nomade” delle prime edizioni riportando la danza nelle piazze – Piazza Bellini, luogo-simbolo nel cuore di Palermo – con Il diario dell’Apocalisse – Dissolvenza incrociata di pieni e di vuoti, pièce site specific di e con Margherita Celestino e Francesca Melluso, testi di Margherita Celestino.

Foto Angie Onan

In una dissertazione di parole e gesti, tra concetti di alta filosofia e riferimenti di bassa quotidianità, la performance mette in scena un mood speculativo risvegliato dal vuoto delle giornate, da quello spazio-tempo “liberato” che ha reso possibile osservare con sguardo nuovo oggetti e fenomeni da sempre sotto i nostri occhi.

Si ritorna ai Cantieri Culturali della Zisa, allo Spazio Franco, con Pupi Siamo, da un’idea di Giuseppe Muscarello che ne ha curato anche i movimenti, nell’interpretazione di Jessica De Masi. In un assolo che affonda nell’immaginario poetico e letterario dell’isola, tra echi pirandelliani e l’opera dei pupi della tradizione siciliana, la performer si muove tra fili e “cappi”, ora corpo libero ora fantoccio in un’indagine più che mai attuale sul rapporto tra maschera e persona, tra uomo e pupo, tra la realtà e la sua rappresentazione.

Who is Joseph di e con Davide Valrosso ed Egosistema – DNA Dance Company – chiudono il festival allo Spazio Tre Navate.

Foto Giuseppe Muscarello

Come in un ring con il pubblico disposto ai bordi, Davide Valrosso mette in scena un assolo – una sorta di opera mondo di intensa potenza espressiva – una narrazione coreografica dove, come nella vita, si alternano azioni energiche e decise e momenti di rallentamento, se non di sosta, in cui a prevalere sembra l’incertezza, il disorientamento. Ma anche le battute d’arresto o i cambi di direzione sono parte essenziale del viaggio, anzi lo rendono umano e valoroso, di una epicità antieroica.

In Egosistema, regia e coreografia di Elisa Pagani con Francesca Caselli e Massimo Monticelli, i due danzatori affrontano un percorso evolutivo in cui la dimensione ontogenetica sembra intercettare quella dell’intera specie in un contesto ambientale in cui è possibile la sopravvivenza come l’estinzione.

A Festival concluso ci rendiamo conto che i cambiamenti che ci aspettavamo e che pensavamo dovessero riguardare solo gli aspetti organizzativi o le misure restrittive, in realtà, hanno permeato profondamente l’intero programma. Tutto quello che abbiamo appena vissuto – un nuovo lessico, una nuova grammatica dei gesti e delle relazioni, nuovi paradigmi di vita – l’abbiamo visto in scena, in un emozionante rispecchiamento tra artisti e pubblico, nella dimensione intima e solipsistica di tante coreografie (soltanto assoli e duetti), in certe inerzie o afasie, nel costante bisogno di una ridefinizione identitaria, nella ricorrente ricerca di centrature e nuovi equilibri, nella necessità di risignificare la realtà.

 

CONFORMAZIONI – FESTIVAL DI DANZA E DI LINGUAGGI CONTEMPORANEI Sezione Spettacoli
Palermo, 25-30 maggio 2021

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