RENZO FRANCABANDERA | Torniamo a B Motion Danza 2021 di cui abbiamo già raccontato una parte degli eventi, per commentare altre quattro visioni.

Partiamo dal lavoro della coreografa e danzatrice italo-giapponese Masako Matsushita che a Bassano da alcuni anni è di casa, con una serie di creazioni che hanno raccontato anche il dialogo fra la comunità e il suo personale linguaggio, come nel caso del suo spettacolo sul gesto, arrivato dopo un lungo e felice laboratorio con i cittadini di Bassano. UN/DRESS è uno spettacolo che era già stato presentato qui nel 2020, un dipinto in movimento, un lavoro di metamorfosi che vede il corpo femminile sviluppare la sua dinamica nel rapporto con l’indumento, il tessuto, che è da subito intimo, copre e rivela allo stesso tempo: lo spettacolo ritorna sulle normali gestualità che compongono il nostro vestirci e svestirci. Qui la coreografa, impossibilitata a riproporre la creazione di persona, la “trasferisce” a Elena Sgarbossa, che se ne fa felice interprete con misura e sensuale padronanza di uno spazio in cui movimento minimale, ricerca di un equilibrio fra dinamica, stasi e capacità del corpo di ambientarsi in un indumento fino a farsi scolpire, sono l’essenza del lavoro. L’operazione riesce.

Come riesce pure quello stranissimo invito, a ridosso di ora di pranzo, che Marigia Maggipinto rivolge ai pochi invitati (ma in più sessioni) per la performance Miss Lala al Circo Fernando, di cui è unica protagonista proprio la storica interprete della compagnia del Tanztheater di Wuppertal; davanti a noi una serie di fotografie e documenti personali, su un tavolino basso, e la danzatrice in peplo rosso.
Entriamo in uno spazio intimo dove il sorriso accogliente e l’affabilità dell’artista diventano viatico per un tuffo nella storia del suo personalissimo rapporto con “Pina”. Mi sono chiesto, uscito da questo incontro curioso, a suo modo magico e comunque potente ed energico, se questo trasferimento di memorie avrebbe senso per un millennial che di Pina, come viene chiamata senza mai citare il cognome, non dovesse conoscere nulla; di tutta quella storia, quella vicenda umana e creativa.
Nulla. Come nulla finiamo per conoscere di tanto e tanti.
Ecco allora che Pina in fondo è un pretesto narrativo. E così mi piace in fondo rileggere quello che ho visto. Guardando come se fosse tutta una invenzione.
Ho la ragionevole certezza che tutto quello che racconta la Maggipinto appartenga al reale, al vissuto. Ma mi piace portarmi dentro anche l’idea che in fondo chiunque di noi potrebbe raccontare di incontri magici con individui straordinari, di cui portiamo il segno felice e vivificante a vita. Penso che di questo narrato, quello che più rimanga, sia la travolgente potenza del continuare a fare, del proseguire, che Pina ha lasciato a Marigia, che nel tempo si trasforma con la persona, ma che quando si accende è ancora capace di un furore sacro atto a spiegare, anche oltre le parole, il senso dell’arte nella vita, come nel quadro di Degas che raffigura Miss Lala, una trapezista pronta a gettarsi nel vuoto. L’idea di questa narrazione è di Chiara Frigo, che assiste agli incontri della dama in rosso, con gli invitati a scoprire le carte della sua vita.

Questo viaggio nell’edizione 2021 di Bassano termina negli spazi dei Giardini Parolini, dove vengono proposti due lavori: il primo è quello della compagnia The Field e The Walkers. A Garden in Italy è un intervento coreografico che nasce dall’ispirazione del dipinto Il giardino dell’Eden di Jacopo Bassano, opera legata alla storia di Bassano, proprio come lo è lo storico Giardino Parolini, in cui trova habitat questa pratica artistica.
Il progetto è nato da uno tra gli artisti e gli staff del CSC di Bassano e della svizzera Tanzhaus Zurich, guidati dalla dance dramaturg Monica Gillette: i team hanno indagato il tema del benessere, attraverso diverse pratiche di danza. All’inizio della performance chiedono al pubblico di scrivere su un bigliettino una domanda a cui non hanno ancora trovato risposta.
In uno spazio circolare ma non del tutto, anzi, irregolare, con alcuni spettatori disposti in centro, in una dinamica collettiva in apparenza, ma uno-a-uno nella sostanza, ciascun danzatore raccoglie il bigliettino di uno spettatore e gli danza davanti agli occhi la sua risposta coreografica alla domanda che non aveva risposta.
Di per se stessa la cosa è suggestiva. La costruzione è tuttavia drammaturgicamente centrifuga, nel senso che, il fatto che nessuno oltre al singolo spettatore e al singolo danzatore conosca di cosa si stia danzando, fa sì che ogni azione danzata sia per uno spettatore solo portatrice di senso, e per tutti gli altri un solo gesto estetico.
A poco giova la possibilità di leggere a fine spettacolo tutte le domande stese su un filo al sole come panni. Difficile se non impossibile poter ricollegare ex post gesti e azioni a ipotetiche domande. E in questo la struttura drammaturgica compie l’errore del deus ex machina, di quella soluzione drammaturgica un po’ deludente che casca dal cielo e non trova nesso nelle vicende umane che hanno alimentato lo spazio tragico delle domande.

Finiamo con Hop un viaggio attraverso il corpo che rinnova la forza e l’intenzione del bellissimo progetto Dance Well, normali cittadini che affidano alla danza il loro percorso personale di ritorno in comunicazione con il proprio corpo. Quest’anno il lavoro è affidato alla coreografa Sara Sguotti che ha lavorato, per questa nuova creazione con i Dance Well dancers, la vivace comunità nata da Dance Well, pratica di danza contemporanea per persone con Parkinson e aperta a tutti.
Il lavoro di creazione è proseguito anche durante il tempo dei teatri chiusi, mantenendo, grazie alla connessione nello spazio digitale, la relazione con tutti i danzatori coinvolti.
La finalizzazione è bella, viva, profonda di segni e corse, di tremori a sonaglio, di suoni che nascono dai corpi quasi finto-eroici, ricoperti di piccoli metalli e sbrilluccichi. E alla fine di tutto, questa piccola battaglia un po’ scherzosa un po’ gioco, diventa surreale poesia, lotta al difficile ritrovarsi. Momenti affiorano di collettiva poesia.

 

UN/DRESS Moving Painting

di Masako Matsushita
con Elena Sgarbossa
musiche Federico Moschetti
disegno luci Maria Virzì
assistente produzione Paolo Paggi
con il supporto di: Gabriella Biancotto, Lesley Millar, AMAT
residenze per produzione Teatro Sperimentale, Teatro Persiani, Naturalmente Sana, Bonnie Bird Theatre
Management e distribuzione ULTRA – Domenico Garofalo

 

MISS LALA AL CIRCO FERNANDO

ideazione Chiara Frigo
con Marigia Maggipinto
drammaturgia Riccardo de Torrebruna
produzione Zebra
coproduzione CSC di Bassano del Grappa
coproduzione Operaestate Festival Veneto

Prima nazionale

 

THE FIELD & THE WALKERS

di e con Selamawit Biruk, Federica Dalla Pozza, Isabel Paladin, Giacomo Citton, Giovanna Garzotto, Beatrice Bresolin, Vittoria Caneva, Elena Sgarbossa, Ilaria Marcolin, Anna Grigiante, Maria Demandt, Lucia Gugerli, Declan Whitaker, Mirjam Jamuna Zweifel
con il supporto di Monica Gillette e Romain Gurion
in collaborazione con CSC di Bassano del Grappa e Tanzhaus Zurich

Prima nazionale
co-produzione Operaestate Festival Veneto

 

HOP

coreografia Sara Sguotti
con Dance Well Dancers

assistente al progetto Cristina Pulga
costumi realizzati in collaborazione con IIIF dell’IIS A. Scotton di Breganze
ambiente sonoro Steve Pepe
produzione Twain
coproduzione Operaestate Festival

 

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