MATTEO BRIGHENTI | Avere una storia e saperla raccontare. Il teatro è tutto qui. Non da ora: da millenni. Kilowatt Festival 2022 ce lo conferma nei momenti migliori del suo secondo finesettimana, quest’anno per la prima volta nella città-cartolina di Cortona (provincia di Arezzo).
Nel nostro presente sotto lo scacco dell’Eccesso di realtà, titolo che Lucia Franchi e Luca Ricci, direttrice e direttore artistico, hanno dato a questa edizione numero XX, il palcoscenico dimostra tutto il suo vigore, il suo senso e il suo rilievo, quando e se fonda il suo farsi davanti a un pubblico sull’esserci delle artiste e degli artisti. Ossia, sulla loro presenza a sé, alle altre e agli altri, e sulla loro responsabilità di dirci chi sono e cosa vedono, come di interrogarci su chi siamo e su cosa vediamo noi.
Allora, la scena è dialogo e, a un tempo, ascolto; il palcoscenico è un tutt’uno con la platea; l’attrice e l’attore fanno lo spettacolo tanto quanto la spettatrice e lo spettatore.

La foto di Anton Petrus scelta come immagine di Kilowatt Festival 2022

Certo, essere Leo Bassi aiuta. Eccome. In 70 anni il clown tra i più famosi al mondo celebra il suo compleanno rotondo con un sorprendente one man show, che parte piano, quasi in minore, e finisce in un crescendo da cuore in gola.
Il giocoliere, attore e comico, che ha vissuto e girato un po’ dappertutto, calca il palco di Kilowatt per rinnovare ancora una volta la sua sfida al rischio, al pericolo, all’azzardo. E ora, vista l’età, anche alla morte, diciamolo pure. E ci riesce portandosi dietro tutto il pubblico, perché sa agire su un muscolo comune a tutti, ai grandi come ai piccini: lo stupore.
È quello che ci coglie all’inizio, quando racconta del padre che lo porta con la madre nel deserto del Nevada, negli Stati Uniti, ad assistere a una delle regolari esercitazioni nucleari dell’esercito americano post Seconda guerra mondiale, e quindi dopo le stragi di Hiroshima e di Nagasaki. Siamo nel 1952, Leo Bassi è appena nato, non ha che pochi mesi di vita, e tra le prime cose che vede c’è lo scoppio di una bomba atomica a non più di quindici chilometri di distanza. Incredibile, ma vero. Verissimo: c’è un filmino amatoriale che lo prova.

70 anni. Foto di Elisa Nocentini

Lo stesso stupore, poi, ci prende verso la fine di fronte a un altro video: un film, stavolta, dei fratelli Lumière. I Bassi sono una famiglia di circensi e nelle immagini che scorrono adesso si vedono le mute evoluzioni del bisnonno di Leo, probabilmente il primo clown in assoluto della storia del cinema.
È genealogia, è storia che lo precede, in cui lui non ha (avuto) alcun ruolo. Il suo merito, però, è averne fatto autobiografia, materia pulsante dei suoi 70 anni, scritti di suo pugno e percorsi fino a qui sulle sue gambe. Lo spettacolo è dunque l’invito scanzonato e serissimo a giocarci fino in fondo la nostra strada nell’arte della vita, senza badare a ciò che ci imporrebbero gli anni sul calendario o le patenti di presunta normalità, date da chi conosce solo il grigio linguaggio dell’abitudine.

Se Leo Bassi rafforza la nostra determinazione a cercare e a trovare noi stessi, UnterWasser risveglia in noi l’attenzione alle piccole cose su cui riposa l’anima di chi ci ama o ci ha amato, e magari non c’è più. Boxes sono le scatole magiche per spettatore solo con dentro micro-performance, installazioni interattive e giochi che Valeria Bianchi, Aurora Buzzetti, Giulia De Canio con Francesco Capponi hanno creato e fanno vivere davanti al nostro occhio attraverso il buco di una serratura come del tempo.
Nel cassettone della nonna, in un bosco o in una piscina in miniatura, effetti ottici e tecniche esistenti prima dell’avvento del cinema ci conducono dentro dei mini-diorami poetici e caleidoscopici. Sono piccoli universi di teatro visuale, al confine fra il teatro di figura e le arti visive, che ci richiedono di essere compenetrati per essere compresi. Ovvero, di abbandonarci senza alcuna resistenza alla visione e a ciò che questa fa emergere dal bagaglio emotivo di ciascuno di noi.

Boxes. Foto di Luca Del Pia

È come fissare una nuvola e rintracciare i profili che permettono di immaginare, di intuire un soggetto, una figura che, una volta definita, è già pronta a mutare.
Si tratta, perciò, di un linguaggio fisico ed emozionale, di un accordo di corpi che non perde mai il contatto, alla stregua di quello di Michele Scappa e di Davide Tagliavini in Shoes On di Luna Cenere, al Festival in prima nazionale. Toccarsi, stringersi, tirarsi, è l’alfabeto comune del loro incontro, la danza ipnotica del loro risveglio. Tutto si tiene e si scioglie senza attrito.
La partitura è straniante per la precisione e la lentezza insistita dei movimenti a specchio. La scomposizione del gesto ha come metro la statuarietà delle linee della schiena, delle braccia, delle gambe.

Shoes On. Foto di Elisa Nocentini

Prima del finale eccessivamente ginnico e descrittivo, a ogni pressione segue un rilascio, a ogni perdersi un ritrovarsi: si può essere due restando uno. Si può prendere forma sul bordo dell’abisso, mentre la realtà intorno suona come in disfacimento.

C’è una casa da ristrutturare e poi vendere e dei conti da far tornare in Addio Fantasmi, il nuovo spettacolo dei Fanny & Alexander tratto dall’omonimo romanzo di Nadia Terranova, finalista al Premio Strega 2019, con Anna Bonaiuto e Valentina Cervi, per la prima volta a lavoro insieme. I conti sono quelli con l’assenza inspiegabile di un padre e marito, e con il vuoto denso, senza appello, che ha lasciato dietro di sé.

Addio Fantasmi. Foto di Luca Del Pia

Dunque, una madre richiama la figlia da Roma, dove è diventata scrittrice, a Messina, nella casa che fu ed è di famiglia, per scegliere cosa tenere e cosa, invece, lasciare andare. “Cose” che in realtà sono i legami, le paure, i sogni di gioventù. È un ritorno al passato, è un viaggio a ritroso nel tempo.
Infatti, Chiara Lagani e Luigi De Angelis lo ambientano in uno spazio simbolico, un luogo, si direbbe, della mente. È come se le due donne abitassero la loro memoria, rappresentata da due poltrone da modernariato e da un tavolino con sopra un telefono a ghiera. Una memoria “infestata” dai ricordi, materializzati nel vento che smuove, facendole assomigliare ai fantasmi immaginati dai bambini, le tende bianche che delimitano la scena sui tre lati. Le finestre sono ritagli di luce, le voci registrate sono tutto il mondo che si apre fuori da qui.

Foto di Luca Del Pia

Madre e figlia sono sole, schiacciate nell’eterno ritorno dei loro ruoli. Entrano ed escono da una stanza che è sempre la stessa: quell’abbandono che scontano ogni  giorno. Aspettiamo, quindi, aspettiamo che il dolore che le blocca possa infine liberarle. Oppure farle capitolare definitivamente.
È in questa attesa che Addio Fantasmi si compie. Nessun segreto viene rivelato, nessun enigma viene risolto. I Fanny & Alexander ci lasciano con quel genere di sospensione che abbiamo imparato a riconoscere in questi anni pandemici. Cioè, il non sentirci più a casa da nessuna parte. Soprattutto a casa nostra. Quello che sembrava un acuto e teso thriller psicologico, morale, si rivela una radiografia raggelante della nostra decisione insofferente e inconcludente.

70 ANNI
di e con Leo Bassi

BOXES
un progetto ideato e realizzato da Valeria Bianchi, Aurora Buzzetti, Giulia De Canio

con la partecipazione di Francesco Capponi
produzione UnterWasser
produzione esecutiva Pilar Ternera / NTC

SHOES ON
ideazione e coreografia Luna Cenere

con Michele Scappa, Davide Tagliavini
musiche Renato Grieco
produzione Körper
con il supporto di AMAT Marche, Centro di Residenza della Toscana (Armunia, CapoTrave/Kilowatt)

ADDIO FANTASMI
tratto dal romanzo Addio Fantasmi di Nadia Terranova (Einaudi, 2018)

ideazione Chiara Lagani e Luigi De Angelis
drammaturgia Chiara Lagani
regia, scene e luci Luigi De Angelis
con Anna Bonaiuto e Valentina Cervi
musiche e sound design Emanuele Wiltsch Barberio
costumi Chiara Lagani
con le voci di Mirto Baliani, Consuelo Battiston, Silvio Lagani, Marco Molduzzi, Margherita Mordini, Rodolfo Sacchettini
fonica e supervisione tecnica Mirto Baliani
macchinista Raffaele Basile
organizzazione Maria Donnoli, Marco Molduzzi, Gianni Parrella
amministrazione Morena Lenti, Riccardo Rossi, Stefano Toma
distribuzione Isabella Borettini
immagine Mayumi Terada (Curtain 010402)
artwork Paolo Banzola
una produzione Ravenna Festival, E Production/Fanny & Alexander, Infinito Produzioni, Progetto Goldstein, Argot Produzioni
grazie a Moellhausen Fragrances, Valerio Vigliar
un ringraziamento particolare a Nadia Terranova

22 – 23 luglio 2022
Kilowatt Festival
Cortona, Arezzo

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