LEONARDO DELFANTI | B.Motion Teatro, sezione agostana di OperaEstate Festival dedicata assieme a B.Motion Danza alle nuove tendenze delle arti sceniche, quest’anno è stata una celebrazione delle sfide individuali e collettive che il presente ci obbliga a riconoscere. Tra il 25 e il 28 Agosto, infatti, nella splendida cornice di Bassano del Grappa, la direzione artistica affidata a Rosa Scapin ha cercato di dare spazio a quelli che il filosofo Slavoj Zizek chiama i “nuovi cliché” della società contemporanea: parabole, drammi impietosi e paradossi che obbligano il pubblico a interrogarsi sul suo ruolo attivo nelle crisi che oramai sembrano attraversare senza sosta una società incapace di offrire risposte convincenti ai moderni dilemmi emotivi, ecologici, storici e relazionali.

Ed è così che tra collaborazioni storiche, nuove proposte e primi studi, gli artisti ospiti hanno segnato gli spettatori in ciò che un giovanissimo studente liceale ha riassunto succintamente nel progetto parallelo CorpiContemporanei: “sono convinto che le esperienze possano, inevitabilmente, vincolare il nostro modo di essere, il nostro atteggiamento nei confronti delle situazioni che viviamo e delle persone che ci circondano”.

Anno 1816, l’anno senza estate.
L’eruzione del vulcano Tambora, in Indonesia, causa una crisi climatica mondiale con conseguente carestia in Asia, Nord America ed Europa. In questo clima apocalittico Mary Shellay, moglie dell’allora celebre scrittore Pierce Shalley, si trova a Ginevra ospite di Lord Byron. Circondati dalle Alpi e costretti a casa per via delle piogge sulfuree decidono di lanciarsi “a dare” una sfida: “ognuno di noi scriverà una storia di fantasmi, disse Lord Byron; e la sua proposta fu accolta da tutti”. Così nelle sue memorie l’allora giovane autrice di Frankenstein, il primo sci-fi della storia letteraria, ripercorre la genesi dell’opera, in una lettura proposta il 26 agosto nel Chiostro del Museo di Bassano del Grappa da Office for a Human Theatre (OHT). Romanzo di formazione, nomadismo, ecologia e il dramma dell’identità si combinano in questo primo studio vocale per la regia di Filippo Andreatta. Il risultato di quest’icona della contemporaneità verrà presentato sempre a OperaEstate l’anno prossimo.

Assistiamo invece in questa edizione ad un’altra favola, in un altro spettacolo.
Idealmente ispirato al Calderòn di Pier Paolo Pasolini, Favola è una “tragedia da camera contemporanea” che vuole indagare l’enigma della violenza nella storia umana e personale. Costretti in uno spazio angusto, la decaduta coppia borghese D. e G. rielabora e trasforma il dolore della perdita attraverso tre sogni ambientati nella Londra del 1617, nella Parigi del 1793 e nella contea di Boone del 1856.

Picture Credits: Raffaella Tomellini

Storie d’amore, di violenza e di sopruso sagomano magistralmente l’atto politico che la Piccola Compagnia della Magnolia su testo originale di Fabrizio Sinisi vuole trasmutare, indagando il rimosso, ciò che è troppo vero per essere accettato. Ed è così che, partendo dalla semplice immagine di un uomo e una donna costretti in una stanza davanti a uno schermo grande quanto l’intera parete, Giorgia Cerruti e Davide Giglio marciano prepotentemente verso la decolonizzazione del pensiero, denunciando esplicitamente la banalità di un piccolo imprenditore pusillanime che obbliga la donna a svendersi per la sopravvivenza della famiglia, salvo poi idolatrarla nella follia della violenza a cui l’ha costretta: “Lo farei io se potessi”. Chi è la vittima e chi il carnefice della storia non ci è dato saperlo. La donna, forza della natura, benigna e malefica, generosa nel donare e sapiente nel togliere diviene così metafora di un mondo squassato dalla globalizzazione e trafitto da mille sguardi che spolpano la materia in cui si vorrebbe incarnare il sogno dell’amore.  Una favola nera che merita di essere vista sul palco, luogo impietoso del reale.

Sempre impegnata nella ricerca pedagogica, la compagnia svizzera Trikster-p si è cimentata, nel periodo del lockdown, nella creazione di un gioco di società capace di smuovere la nostra coscienza ambientale. Eutopia, infatti, obbliga sei gruppi di spettatori/partecipanti a prendere scelte determinanti per il destino della loro comunità umana, animale o vegetale al fine di evitare il disastro ecologico causato dal disequilibrio intraspecifico.

Picture Credits: Giulia Lenzi

Accade così che i performers si trasformino, agli occhi dei giocatori, ora in sagge guide, esperte della complessità del vivere, ora in spietati giudici capaci di spazzare via un’intera specie al solo scopo di difendere quel che rimarrà del Creato. Cinicamente oggettivo, il lavoro di Trikster-p, sembra ispirato agli studi di futurologia, la cattedra UNESCO dedicata alla formazione del futuro per mezzo dell’immaginazione collettiva. La tavola da gioco originale è il Mondo e sono infatti le nostre scelte individuali o collettive a determinarne il destino giacché le regole della Natura non possono essere cambiate.

Un uomo e una donna si incontrano, litigano, si lasciano e incontrano il loro nuovo amore. Nella semplicità di una drammaturgia ridotta all’osso il Collectif Aie Aie Aie riesce, grazie a una grammatica gestuale impeccabile e un tappeto sonoro intrecciato fin nei minimi dettagli, a trasformare la banalità dell’esistenza umana in una storia che affascina grandi e piccini incondizionatamente.

È infatti su di un tavolo colmo di teiere e di souvenir che Charlotte Blin e Julien Mellano danno vita ai loro personaggi privi di parola ma non certo di emozioni. Nella magia di Ma Biche et Mon Lapin i centrini da tavola si tramutano in neve e una zuppiera può partire a tutta velocità con in sella due amanti appena conosciuti. E così sfreccia la nostra immaginazione su di un tavolo che potrebbe essere quello di casa nostra, con il nostro cesto di frutta a far da culla per un amore universale.

L’essere umano viene definito come un animale sociale, ma cosa significa esattamente? Questo l’interrogativo che ha portato Jonathan Bertolai alla creazione di Miele, uno spettacolo che sviluppa verticalmente il contrasto tra un proscenio soffice e ricco di piante in opposizione uno spigolosa gabbia di ferro. Se infatti Miele ci mostra l’animalità di cui noi tutti siamo affetti, troppi sono gli elementi scenici che rimandano a una razionalità civilizzata: l’uso della voce, un’enorme griglia alta 5 metri da cui corpi seminudi si lanciano a cascata sul proscenio, financo l’uso di perizomi, segno inequivocabile della coscienza di un “Altro” che ci scruta e osserva.

Sicuramente le grandi doti tecniche dei tre performer in scena Piergiuseppe Di Tanno, Gloria Dorlinguzzo e Ian Gualdani affascinano per complessità e generosità della ricerca estetica; ma ciò non basta a colmare un’incertezza drammaturgica che, una volta esaurito il fascino per la novità, non trova appigli per lasciarsi trascinare nel mondo della Natura grezza e rozza che l’autore vorrebbe rappresentare. Di questa denuncia resta un canto, che, a fine spettacolo, si staglia prima dolce e melodioso poi distorto e mortifero attraversando le file della platea come un coltello che però non taglia.

Brillante, sagace e scorrevole, Still Alive,  opera chiaramente autobiografica della giovane regista Caterina Marino,  mette a nudo il dramma della depressione giovanile. Una debolezza personale e collettiva troppo spesso mal interpretata e assai poco compresa, la depressione è il male di una generazione che soffre la fatica dell’esistenza. Squassata dalle mille crisi presenti e future, la giovane narra, da una casa che non riesce ad abbandonare, il suo dramma personale con l’ausilio di un microfono perché “troppo stanca per usare la voce” e con un’ironia sferzante tipica di quanti hanno ben capito il paradosso di aver compreso un problema, ma non la sua soluzione.

Aiutata in ogni suo gesto da Lorenzo, infermiere, fonico e tecnico allo stesso tempo, Caterina vive nascosta nella crisalide di una montagna di abiti mal vestiti e di attività inconcludenti al solo scopo di posticipare l’uscita in un mondo troppo crudele per essere affrontato.

Still Alive esplora le fasi fisiche e mentali della depressione, chiede aiuto a un pubblico che, facendosi scudo della responsabilità condivisa, abbandona Caterina nella sua lotta per la sopravvivenza, salvo poi trovare un’ideale rinascita nel canto. Toccante il momento in cui, leggendo le motivazioni che danno senso alla vita, amore, calcio e politica si mischiano alle lasagne e il paesaggio che ci circonda. Ed è forse qui suggerita la chiave per uscire dal male di vivere: trovare un’ancora di salvezza nel bello che ci circonda, che tanto aggiunge a un’esistenza che altrimenti sarebbe vuota e priva di senso.

FRANKESTEIN

regia Filippo Andreatta
con Silvia CostaStina Fors
musiche Davide Tomat
costumi Lucia Gallone
coproduzione TPE Teatro Piemonte Europa, Operaestate Festival, Snaporazverein

FAVOLA

testo Fabrizio Sinisi
regia, scena, costumi Giorgia Cerruti
in scena e in video Giorgia CerrutiDavide Giglio
con la partecipazione video di Elvis Flanella
assistente alla regia Raffaella Tomellini
elaborazione scenotecnica, disegno luci Lucio Diana
musiche originali, sound design, fonica Guglielmo Diana
operatore video Marco Rossini
coproduzione TPE/Teatro Piemonte Europa, CTB/Centro Teatrale Bresciano, Teatro della Città/Catania, Gli Scarti/La Spezia; con il
sostegno di TAP/Torino Arti Performative
con il supporto in residenza di Teatro di Sardegna, Dracma Centro Residenze (RC), Claps Circuito Lombardo (BS),
in collaborazione con Fondazione Antonio Presti “Fiumara d’Arte”/Atelier sul Mare (ME)

EUTOPIA

creazione Trickster-p
idea e realizzazione Cristina GalbiatiIlija Luginbühl
dramaturg Simona Gonella
collaborazione artistica Yves Regenass
game design Pietro Polsinelli
occhio esterno Martina Muzner
spazio sonoro originale Zeno Gabaglio
editing e mixing Lara Persia
assistenza e collaborazione alla realizzazione Arianna Bianconi
produzione Trickster-p, LAC Lugano Arte e Cultura
coproduzione: Theater Chur, ROXY Birsfelden, Südpol Luzern, TAK Theater Liechtenstein, Fog Triennale Milano Performing Arts
con il sostegno di Le Grütli – Centre de production et de diffusion des Arts vivants (Ginevra) – residenza di creazione

MA BICHE E MON LAPIN

di e con Charlotte BlinJulien Mellano
Collectif AÏE AÏE AÏE è sostenuto dal Minifesto della Cultura – DRAC di Bretagna, Consiglio regionale di Bretagna, Città di Rennes

MIELE 

Regia e Drammaturgia Jonathan Bertolai
Suono Hubert Westkemper
Musiche Giacomo Vezzani
Luci Orlando Bolognesi
Coreografie Gloria Dorliguzzo
Con Gloria Dorliguzzo, Ian Gualdani, Adele Cammarata
Ideazione scenografica Marta Crisolini e Francesca Tunno
Scenotecnica Giacomo Pecchia
Fonico Luca Contini
Macchinista Matilde Niccolai
Attrezzista Laura Pantaleoni
Foto e Grafica Manuela Giusto
produzione MAT-Movimenti Artistici Trasversali
Realizzato con la collaborazione del Teatro del Giglio di Lucca, della Città del Teatro di Cascina, di Buti Teatro e del Teatro Rossini di Pontasserchio
Con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca

STILL ALIVE 

regia Caterina Marino
con Caterina MarinoLorenzo Bruno
aiuto regia Marco Fasciana
produzione Florian Metateatro di Pescara