GIANNA VALENTI | We are present. Siamo a Officine CAOS Torino per la rassegna Differenti Sensazioni che presenta il coreografo italiano con base in Danimarca Fabio Liberti.

L’accesso a We are present è quello a una normalizzata quotidianità di una qualunque sala prove. Le luci in scena sono aperte,  il danzatore sloveno Jernej Bizjak e la danzatrice svedese Eva Johanna Forseha articolano i corpi al centro della scena, mentre il coreografo attende che gli osservatori si siedano e che i danzatori finiscano di prepararsi. A indicarci che qualcosa di strutturalmente cadenzato apparirà sulla scena è una mappa  concettuale e descrittiva proiettata sul fondo. Quella mappa e Fabio Liberti che si presenta al pubblico per spiegare il lavoro sono i codici drammaturgici che strutturano l’identità di questa azione scenica -90 minuti suddivisi in cinque diverse fasi con durate precise e cronometrate -una scelta e un rimando alla pratica più diffusa nel post-modernismo americano. Cinque fasi che il coreografo ha scelto per spiegare, descrivere e dimostrare il proprio pensiero coreografico e il proprio fare coreografia.

We are present ci indica che è dai corpi che sono presenti in questa scena/sala prove -corpi del pubblico, del coreografo e dei danzatori- che nascerà l’azione, mentre Liberti, muovendosi con ordinaria casualità, ci spiega che il lavoro esiste nella struttura, ma non ancora nel contenuto, perché nasce dall’interazione tra i corpi presenti in base a decisioni e regole che sarà il coreografo a dare.
Per questa continua modulazione dell’azione di spiegazione, il lavoro arriva come lecture/performance di un modo di fare coreografia  -il dettagliato procedere di un pensiero coreografico che viene portato ai corpi degli spettatori attraverso azioni verbali e dimostrazioni fisiche.

Nella prima sezione -FASE 1-CREATION OF MOVEMENTS- il pubblico è chiamato a dare il proprio contributo drammaturgico con input verbali, seguendo le tre variabili che Liberti sceglie per strutturare le basic units della sua frase di movimento -un verbo, un sostantivo e una parte del corpo. A turno, di fila in fila, i corpi del pubblico sono chiamati a offrire le parole a cui il coreografo reagisce creando un movimento gestuale, un’azione locomotoria o uno spostamento spaziale, mentre i due danzatori si attivano dietro di lui per memorizzare i suoi movimenti. Come in una sala prove, i recap si susseguono di tanto in tanto per rivedere e memorizzare la concatenazione delle diverse parti del fraseggio, mentre una persona tra il pubblico scrive le parole e aiuta a rintracciarne la sequenza. In questa fase, la tensione creativa tra parola e movimento appartiene tutta al coreografo, mentre i danzatori attendono e osservano le sue scelte. Alla fine, come nella quotidianità di una sala prove e come sarà anche per le sezioni successive, il coreografo si sposta per osservare il lavoro sui corpi dei danzatori e per offrirlo alla visione degli spettatori, alternando la musica al silenzio e creando così diverse possibilità di senso e spostamenti nei livelli di osservazione.

Nella seconda sezione -FASE 2-DANCERS’ CREATION OF MOVEMENTS- la tensione creativa passa ai danzatori che lavorano a una personale variazione della frase di movimento memorizzata. Ormai staccati dalla dipendenza dal corpo del coreografo, i due danzatori incarnano la parte più imprevedibile del lavoro, quando il corpo che danza si muove per pensare, e trova nel movimento stesso il dipanarsi del suo pensiero e le decisioni a cui aderire. È una dimostrazione di mindful embodiment, di flusso creativo e intuitivo che sprigiona una tensione scenica non pianificata che nasce istantanea nell’atto improvvisato.

Nella terza sezione -FASE 3-COMPOSITION- che ci viene descritta come “l’atto di combinare parte o elementi per performare un tutt’uno”,  Fabio Liberti riprende la propria centralità coreografica, connettendo le frasi di movimento dei danzatori con richieste molto precise di connessioni su movimenti specifici. La costruzione coreografica scelta riporta ad altri lavori di Liberti e a un suo interesse per la formula coreografica del duetto e per le dinamiche dell’interazione umana, come per esempio nel suo lavoro già conosciuto in Italia Don’t Kiss.

La -FASE 4-MUSIC & IMPROVISATION- ridà ai danzatori la libertà di esplorare, attraverso l’improvvisazione e la proposta di musiche diverse, la partitura coreografica decisa da Liberti nella fase precedente e mostra la ricerca di variazioni spaziali rispetto ai contatti e agli avvicinamenti fissati dal coreografo. Nell’ultima fase -FASE 5-PRESENZE COREOGRAFICHE- Liberti riprende totalmente il controllo compositivo, invitando in scena diversi corpi dal pubblico e coreografandone con precisione meticolosa le entrate e le interazioni con i danzatori. Ed è questa la fase che risulta più limitante per le possibilità di crescita del processo coreografico.  Per presentare questa “performance/evento”, Fabio Liberti sceglie il termine di instant choreography e sarebbe bello vedere maggiormente recuperato nel suo lavoro il senso primo di questa pratica, quello di mettere i danzatori nell’autorità e nella condizione di poter improvvisare la costruzione coreografica e non semplicemente di improvvisare per fornire dei materiali di movimento a cui il coreografo può attingere. Ma la bellezza di certe parti di We are present sta nel mettere a nudo per lo spettatore la tensione creativa che si manifesta nel flusso ininterrotto del corpo che agisce pensando e del pensiero che si dipana agendo. Sta nel proporre a un pubblico non professionista la tensione tra movimento e parola, una visione delle stanze della danza come minduful locations, luoghi dove la danza come linguaggio sa costruirsi e riflettere su se stessa, creando conoscenza alla pari di altre pratiche artistiche e letterarie. E infine sta nella scelta di vulnerabilità di Liberti, perché agire il proprio processo creativo difronte a un pubblico è accettare il non sapere sino all’ultimo momento e la possibilità che qualcosa potrebbe non funzionare. We are present, come è nella mission di Officine CAOS -di cui abbiamo già raccontato su PAC, riflette sui processi della scena e della costruzione coreografica, chiedendo agli spettatori di osservare, partecipare e porsi domande sulla performance e sul senso della scena.

 

DIFFERENTI SENSAZIONI riprenderà il 20 gennaio 2023 e si concluderà il 28 aprile. Gli spettacoli sono a ingresso gratuito.

 

WE ARE PRESENT

Autore e coreografo Fabio Liberti Danzatori Eva Johanna Forseha e Jernej Bizjak
Produzione MUOVI/FabioLiberti (DK)

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