LAURA BEVIONE | La chiusura forzata dei teatri ha avuto almeno un aspetto positivo, ossia quello di convincere gli artisti a ripensare il proprio linguaggio, ibridandolo con i vocabolari apparentemente ostici e “freddi” delle nuove tecnologie così da inventare originali idioletti spettacolari.  Un esempio è Il migliore dei mondi, progetto che verrà realizzato venerdì 30 aprile in diretta dal Teatro Testori di Forlì, sul cui palco sarà messo in scena il primo spettacolo “interattivo” proposto sulla piattaforma Twich – canali mondoteatro e Victorlaszlo88real (reaction) -, leader nel settore delle live stream e punto di riferimento per l’intrattenimento delle nuove generazioni, cui l’evento è specificatamente – ma non esclusivamente – dedicato.

Frutto della collaborazione fra Elsinor – Centro di Produzione Teatrale e Mondoteatro, l’appuntamento del 30 aprile rientra nel progetto europeo Playon!, ideato da una rete di nove partner intenzionati a coinvolgere creativamente la generazione dei nativi digitali, sperimentando dinamiche interattive di videogioco: il pubblico, infatti, potrà determinare lo sviluppo della trama de Il migliore dei mondi, interagendo appunto attraverso la piattaforma Twich. Non solo, gli spettatori potranno anche sfruttare la diretta per fare del bene, donando qualche euro alla onlus One Tree Planted e dimostrando così concretamente di essere stati coinvolti dalla tematica dello spettacolo, incentrato proprio sull’attuale crisi ambientale.

Per meglio comprendere la genesi e la natura di questo articolato e innovativo progetto, abbiamo intervistato l’autrice del testo, la drammaturga Magdalena Barile, e il regista e interprete – insieme a Camilla BerardiMichele Di Giacomo.Magdalena, il tuo testo è stato scritto appositamente per questo progetto di teatro “interattivo” oppure si tratta del riadattamento di un copione già esistente?

Il testo di questo spettacolo è originale. Il titolo, Il migliore dei mondi, invece, è una citazione dal Candido di Voltaire. Ho scritto in passato un adattamento teatrale del Candido o dell’Ottimismo, opera geniale che parodizza le dottrine filosofiche ottimistiche dell’epoca, secondo le quali questo nostro mondo non può che essere il migliore dei mondi possibili perché è volontà diretta di Dio. Forse alcuni la pensano ancora così, ma siamo in molti a credere che la responsabilità sia piuttosto di chi lo abita e che molte cose debbano cambiare. La formula “il migliore dei mondi” è ormai un celebre paradosso e si presta bene al nostro progetto di teatro/gioco che si rivolge a chi il mondo è ancora in tempo a renderlo migliore: le nuove generazioni.

Come hai lavorato sull’”interattività” del testo, ossia sei stata obbligata a prevedere sviluppi alternativi della trama?

Nello spettacolo il pubblico è chiamato a partecipare all’azione in modi diversi: all’inizio sceglie le caratteristiche fisiche e il carattere della protagonista, come accade nei videogiochi, e poi la segue (è una femmina, si chiama Sofia, questo non si può cambiare) lungo un arco di narrazione che a più riprese apre questioni e domande, chiede partecipazione, intuito e nella parte centrale pone un dilemma di carattere etico che determina la linea principale dell’azione. Non tutte le interazioni dello spettacolo prevedono variazioni di trama, a volte sono approfondimenti o giochi nel gioco, come scatole cinesi, che affondano su un tema o al contrario portano fuori tema per allargare la visione. Questo per due ragioni: volevamo restituire il più possibile la complessità del reale con un testo che fosse di natura ibrida, solo per metà drammatico e che per il resto si nutrisse di frammenti di cronaca, scienza, botanica, pasticceria, ecc.

La seconda ragione è più pratica: se avessimo dovuto avere continue variazioni di trama come una serie su Netflix la produzione avrebbe dovuto sostenere il montaggio, oltre che la scrittura, di un numero esorbitante di ore di spettacolo “possibile” contro l’ora e mezza che di volta in volta sarebbe andata in scena. Detto questo lo spettatore non vedrà mai due spettacoli uguali, molte sono le variabili e moltissime le combinazioni, ma il destino di Sofia è in qualche modo già tracciato. Quello che invece cambia a ogni replica sono gli autori di Sofia (gli spettatori suoi coetanei), il loro modo di fare rete intorno a lei per sostenerla, guidarla, prendere le decisioni che, in questo dispositivo è più chiaro che mai, non riguardano il destino di un solo personaggio ma di tutta la comunità/platea connessa, non solo dal web.

Michele, come avete immaginato l’allestimento di uno spettacolo di cui il pubblico potrà decidere lo sviluppo?

Il migliore dei mondi nasce dalla volontà di trovare una forma ibrida tra teatro e videogioco. Nell’allestimento, realizzato al Teatro Testori di Forli, abbiamo quindi sperimentato, cercando un equilibrio tra i due linguaggi, con l’obbiettivo di creare uno spettacolo-gioco.

La messa in scena ha un impianto teatrale classico: attrice e attore sono sul palcoscenico e il pubblico è seduto in platea. Questo anche per le regole dettate dalla situazione pandemica. Ma abbiamo cercato di trasformare il palco in un luogo digitale. A fare da sfondo alla scena c’è infatti un grande fondale che incornicia personaggi e scene come dentro lo schermo di un pc. Sul fondale è proiettata una video-scenografia formata da grafiche, quiz, didascalie, suoni, video, pools, chat, videocall. Il viaggio fisico di Sofia assume così per il pubblico l’aspetto di un videogioco dal vivo.

Nel videogioco però il giocatore o la giocatrice non osservano soltanto ma partecipano: hanno un joystick con cui guidano il loro avatar. Quale sarebbe stato il nostro joystick? La risposta l’abbiamo trovata tra le nostre mani: lo smartphone. In fondo già lo usiamo ogni giorno per interagire, o sui social o su youtube o su Netflix. Sofia con il suo smartphone chiede al pubblico di rispondere ai sondaggi tramite i loro smartphone.

Quando lo spettacolo sarà dal vivo utilizzeremo mentimeter. Gli spettatori e le spettatrici si collegheranno a www.menti.com e inserendo un codice partita potranno giocare con noi. Su Twich invece il sistema di interazione sarà ancora più diretto: la chat. Tutti vedremo la risposta più votata in chat e noi in teatro, in diretta, agiremo di conseguenza.

Certo, provare uno spettacolo che è condizionato dalle scelte del pubblico, senza pubblico, non è stato facile e ci ha costretto a fare molte repliche al giorno per esplorare le diverse combinazioni ma anche questa modalità di prova è stata molto stimolante.Il testo è legato alla tematica ambientale: credete che il teatro possa ancora avere un ruolo “proattivo” nella società odierna?

Magdalena: Oh, yes. Il teatro è e deve rimanere un’esperienza forte, invasiva. Possibilmente destabilizzante. Se non si esce un po’ diversi, non per forza migliori, da come si è entrati, cosa si va a teatro a fare?

Michele: Sì. Ci credo fortemente. Nei miei spettacoli tento sempre di stimolare riflessioni sul presente e d’immaginare possibili futuri, perché sono certo che il teatro possa incedere sulla realtà. Credo che in questo momento di isolamento e di forzata relazione con il multimediale e gli schermi, molti si siano resi conto dell’importanza che ha la presenza. Il teatro è spettacolo dal vivo, una visione condivisa, in presenza, di corpi in azione, anch’essi in presenza. Ed è proprio la presenza che rende il teatro un mezzo potente di proazione.

Ne Il migliore dei mondi c’è un elemento che è ugualmente potente: l’interazione. Il pubblico ha la possibilità di prendere scelte che vedranno realizzarsi in diretta. Essendo il tema dello spettacolo la relazione tra l’essere umano e l’ambiente, sono certo che la parte di interazione live stimolerà riflessioni sulle conseguenze delle azioni umane nei confronti del pianeta.

Come immaginate il teatro dell’era post-Covid? Credete che l’interattività e il ricorso a piattaforme social e a nuove tecnologie diventeranno pratiche diffuse, realmente creative e capaci di coinvolgere un pubblico più ampio?

Magdalena: Il teatro è già interattivo per sua natura: il pubblico è tradizionalmente investito di un ruolo preciso perché il meccanismo della finzione funzioni. Il patto di sospensione della credulità è il primo gioco che si fa con lo spettatore e da lì a crescere, ai pubblici di tutti i tempi sono stati attribuiti tantissimi ruoli da protagonista: giudice, giuria, coro, vittime e carnefici.

Il teatro è già tecnologico per sua natura. Prima di tutto richiede strumenti: un palco, delle luci, dei corpi, delle conoscenze, ecc. L’uso di questi strumenti porta alla realizzazione di un oggetto fisico – lo spettacolo – che prima non esisteva e che è distinto dalla persona che lo produce. Il teatro è già tecnologia perché è il risultato di una costruzione artificiale e non di un processo naturale. La natura tecnologica del teatro mostra come le nuove tecnologie non cambieranno l’essenza e la funzione della pratica teatrale ma sicuramente, come in ogni altro ambito della nostra vita quotidiana, assistiamo nel vortice delle nuove e nuovissime  tecnologie a una trasformazione delle nostre coscienze.

Michele: Quello che stiamo vivendo condizionerà inevitabilmente il teatro del domani cosi come condizionerà la nostra socialità. Artisti e teatri si stanno confrontando da più di un anno con il digitale: sia come mezzo, coinvolgendo videomaker, programmatori, programmatrici, sound designer e utilizzando piattaforme, sistemi e social; sia come fine, creando dirette, podcast, stagioni on line, video spettacoli e altri forme ibride. Modalità che sono state una necessità per arrivare al pubblico in tempo di zone rosse ma che hanno costretto artisti e teatri italiani a confrontarsi con mezzi e ambiti che già in Europa molti artisti stavano esplorando.

Queste competenze e queste nuove forme saranno un’eredità importante, non andranno perdute e si inseriranno nei racconti scenici futuri in modo sempre più frequente e naturale ma non credo che cambieranno l’essenza del teatro. Così come penso che se faranno entrare un nuovo pubblico in teatro (e credo sarà così) non saranno quelle competenze a farcelo restare. Quando potremo tornare a performare davanti a un pubblico in teatro sono certo che ricercheremo con forza quella relazione e quelle regole, che sono solo del teatro, che sono potenti, che ci sono da sempre, e che riescono a creare comunità, anche integrando nuovi mezzi e nuove competenze.

IL MIGLIORE DEI MONDI

di Magdalena Barile

regia Michele Di Giacomo

videoscenografie Cugeeno Benatti

direzione tecnica Bogdan Tudose

assistente alla regia Chiara Sarcona

ludologo Andrea Ligabue, con la consulenza di Game Science Research Center e Unimore

interpreti Camilla Berardi, Michele Di Giacomo

Per la live

progettazione e organizzazione Francesco Riccardi

organizzazione Emanuela Cardani

creazione contenuto digitale Federico Felletti

consulente tecnico e comunicazione Roberto Lucentini (iBoB)

divulgazione streaming Mattia Ferrari (VictorLaszlo88)

con la partecipazione di Teresa Agovino

produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale, in collaborazione con Mondoteatro spettacolo prodotto all’interno del Progetto Europeo Playon!

 

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