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domenica, 26 Giugno, 2022
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Appunti dal Napoli Teatro Festival 2018

RENZO FRANCABANDERA | Arriviamo a Napoli in un weekend di metà giugno.
In un’edizione del Napoli Teatro Festival assai lunga, quest’anno.
In una regione con non poche difficoltà di gestione della materia culturale, dopo l’isolamento degli anni passati durante la poco felice guida di De Fusco.
img_1492Questo importante appuntamento di ambizione internazionale è ora affidato alla direzione artistica di Ruggero Cappuccio. Malgrado gli sforzi visibili sia nella programmazione che nella apertura artistica, il festival in questo decennio di vita non è ancora riuscito ad affermarsi completamente come “il festival italiano delle arti sceniche”, equivalente ad Avignone in Francia, ad Edimburgo, Berlino ecc.
L’ambizione con cui era nato, sicuramente resta.
C’è ancora della strada da fare.
Peraltro a fronte dei tagli alle imprese culturali sia a livello nazionale che locale, questo contenitore è diventato, nella dinamica regionale, un’importante stanza di compensazione, un polmone, di fatto l’unico interlocutore per le molte realtà campane, in una Campania in cui manca finanche un assessore regionale alla cultura, con la delega al momento nelle mani del presidente della regione, che certamente non immaginiamo abbia tempo e modo di incontrare le centinaia di realtà di base che agiscono su questo territorio.
E quindi ecco un festival che dura un mese, fatto di tutte le arti dello spettacolo dal vivo, con ospiti, registi, progetti che cercano senz’altro di allacciare lo stivale, portando anche qualche interessante pennellata dall’estero. Un bilanciamento non facile, anche e soprattutto per l’esigenza di dover guardare al territorio, cercando appunto in qualche modo di compensarlo dei tanti tagli. Un ruolo che inevitabilmente modifica la prospettiva nazionale (e quindi internazionale) e la totale e incondizionata libertà di azione, una sfida nella sfida per la direzione artistica.
Insomma un quadro complesso.
Fa piacere dunque in questo scenario partire dalle giovani leve, come quelle che interpretano il Sogno di una notte di mezza estate del progetto Terza Generazione, con la regia di Michele Schiano Di Cola e interpretato da Luigi Bignone, Giuseppe Brunetti, Clio Cipolletta, Adriano Falivene, Rocco Giordano, Irene Grasso, Pako Ioffredo, Nuvoletta Lucarelli, Cecilia Lupoli, Davide Mazzella, un gruppo che viene da esperienze formative diverse, come lo Stabile di Genova o il Piccolo di Milano, fino all’Accademia di Arte Drammatica del Bellini di Napoli, ovviamente.

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foto Salvatore Pastore

Lo spettacolo ha l’energia della giovane compagnia, e quindi assembla, in un tentativo vivace, alcuni talenti già pronti per nuove sfide e alcune acerbità che si vanno risolvendo ma che abbisognano ancora di mestiere per arrivare a maturazione. D’altronde in fatto d’arte, l’anagrafe è un concetto relativo e la maturità arriva in modo imponderabile, mescolandosi ai fatti della vita di ciascuno.
In una sorta di love boat della fantasia che salpa ad inizio spettacolo (ideata da Luigi Ferrigno) trascinando a bordo le sue creature come in un sogno, la regia di Michele Schiano di Cola si attesta su una cifra gotic-pop dal sapore quasi bdsm, con un Puck affidato ad interprete femminile, i cui errori nell’accoppiare gli amanti si devono in questa messa in scena ad una goffa cecità. Il pop è un codice non facile da abitare, che a volte rende più visibili le ingenuità, e quindi l’energia giovane in cui la regia cerca le sue ragioni, rischia di essere troppa, a fronte di una resa poetica che non sempre viene poi fuori con la necessaria spinta.
Nel mantra del “Sempre allievi!” con cui i “maestri” della compagnia degli artigiani capitanati da Bottom, si ricorda la condizione necessaria ad affrontare le sfide dell’arte: le scelte felici riguardano alcune rotture della quarta parete, capaci di mettere in bocca al pubblico Shakespeare con naturalezza partecipativa. Inutili, invece, alcuni segni ingombranti quanto ridondanti ai fini dell’utilità scenica. La cosa più rimarchevole dello spettacolo è, non a caso, nei pochi minuti del Romeo e Giulietta che vive dentro Il sogno, nella tragicomica lettura della storia di Piramo e Tisbe, che dei due amanti di Verona è la miniatura. Di fatto le due opere furono concepite negli stessi anni.
I cinque minuti dei due amanti infelici, interpretati da Luigi Bignone e Pako Ioffredo, valgono lo spettacolo. L’intesa sui tempi comici e tragici fra i due, che comunque si distinguono per tutta la messa in scena, è degna di attori di esperienza. Bignone in particolare, scuola Stabile di Genova, pur non impegnato in ruoli apicali, rivela un talento assai interessante, capace, pur nel suo fisico esile e nella sua voce non baritonale, di illuminare la scena, con l’invenzione e la magia del teatro, mantenendo un importante senso della misura, che fa maturità.

Negli attraversamenti nel corpo del festival, abbiamo assistito anche ad alcune ospitalità internazionali per la danza, spesso ragionamenti sulla funzione del corpo come veicolo emotivo, più che manifestazioni coreutica vere e proprie come nel caso di Paradise Lost (lies unopened beside me) è uno one man show, una rilettura del poema epico di Milton Paradiso perduto, ideata, diretta e interpretata da Ben Duke per Lost Dog, attraverso un racconto fatto di parole, musica e danza. Ben Duke è artista residente del programma Work Place al The Place, Londra.
17_ParadiseLost_BenDuke_2H-1.jpgSi tratta di un lavoro che in tutta la Gran Bretagna ha riscosso successi e consensi dal 2015, anno del debutto, ad oggi. La chiave del tutto è la rilettura, in chiave ironica, che miracolosamente non si perde nella traduzione con soprascritte, almeno nella prima parte, quella in cui le invenzioni concettuali dell’artista intorno ai temi dell’intreccio fra religione, poesia e antropologia sociale.
Nella sostanza le tematiche che Milton pone alla base del suo poema vengono filtrate attraverso il disincanto contemporaneo sulle grandi questioni morali che da esso si irradiano, per rileggere, nelle questioni della Genesi, della creazione, del rapporto fra la divinità e la sua dimensione antagonista luciferina, così come in quella fra maschile e femminile, la contraddittorietà di quanto viviamo oggi, in assenza di ortodossie ideologiche a cui obbedire. Lo spettacolo è ben costruito, con poco, a tratti con null’altro che non la presenza di caustica ironia del suo interprete. La prima parte è folgorante, per intuizioni e ritmo, che nella seconda però si perdono dietro un po’ di insistenza e ridondanza di temi e immagini che forse una regia esterna avrebbe permesso di asciugare, mantenendo un’essenzialità profonda.

 

 

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

di William Shakespeare
traduzione Massimiliano Palmese
regia Michele Schiano Di Cola
con Luigi Bignone, Giuseppe Brunetti, Clio Cipolletta, Adriano Falivene, Rocco Giordano, Irene Grasso, Pako Ioffredo, Nuvoletta Lucarelli, Cecilia Lupoli, Davide Mazzella
musiche a cura di Flo
costumi (0770) Enzo Pirozzi
assistente costumi Irene De Caprio
scene Luigi Ferrigno
assistente scenografa Sara Palmieri
luci Lamberto Pirrone
assistente alla regia Demi Licata
collaborazione artistica Ludovica Tinghi
coreografie Emma Cianchi
laboratorio drammaturgico Renata Molinari
direttore tecnico e fonica Gian Andrea Francescutti
Realizzazione scene Alovisi attrezzeria
foto di scena Paolo Visone
video Mauro Di Rosa
produttore delegato Roberto Roberto
produzione Centro delle Arti della Scena e dell’Audiovisivo C.A.S.A. , Cantiere Teatrale Flegreo – EnArt
collaborazioni Festival delle Invasioni/Confluenze – BoCs Art – Cosenza Cultura, Teatro Kismet/Tric Teatri di Bari
progetto TERZA GENERAZIONE di Pako Ioffredo, Demi Licata e Michele Schiano di Cola

PARADISE LOST (LIES UNOPENED BESIDE ME)

di Lost Dog
ideazione, regia e interpretazione Ben Duke
collaborazione artistica Raquel Meseguer
scene e luci Jackie Shemesh
direttore di produzione David Sherman
produttori Emily Gorrod-Smith & Tess Howell
company touring assistant Donatella Cabras
Musica Richard Strauss – Also Sprach Zarathustra; J.S Bach – #3 in D BWV 1068 – Air; Handel – Zadok the Priest; Debussy – Suite Bergamasque L75 – Clair de Lune; Arvo Part – Pari Intervallo; Nick Cave & The Bad Seeds – Into My Arms; J.S Bach – Goldberg Variations Aria Da Capo; God Speed You! Black Emperor – Moya; Philip Glass – Six Etudes for Piano: 2; Janis Joplin – Summertime; Odetta – Battle Hymn of the Republic.
Co-commissioned by The Place and Battersea Arts Centre con ulteriore supporto per il servizio da ICIA Bath University. Sviluppato col supporto di The Point, Eastleigh e South East Dance e con i fondi pubblici di National Lottery through Arts Council England. Ben Duke è artista residente del programma Work Place al The Place, Londra.

Teatro Trianon Viviani
16 giugno ore 21.30
durata 1 ora e 15 min
lo spettacolo è suggerito a un pubblico di età superiore a 14 anni

 

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