GIAMBATTISTA MARCHETTO | Quindici appuntamenti per tornare a godere dello spettacolo dal vivo, occasioni per ritrovare la fisicità dell’incontro, senza la distanza degli schermi, per ritrovare gli sguardi, le voci, le emozioni palpabili. Per tornare, soprattutto, a fare comunità attraverso il teatro, per trovare qui gli anticorpi della società contro le discriminazioni, le chiusure, le paure. Dopo lo stop forzato del 2020, torna dall’1 all’11 luglio Scene di paglia – Festival dei casoni e delle acque nei luoghi più o meno nascosti della Saccisica, una terra ricca di fascino e di storia incastonata tra la campagna padovana e la laguna di Venezia.
Presenze e assenze, inclusività, diritti LGBTQ, il valore del lavoro – anche e soprattutto di quello culturale – sono tra le tematiche trattate da questa edizione, intitolata CORPI ANTICORPI.

Nelle serate del Festival si alterneranno i protagonisti del panorama teatrale nazionale che in Veneto hanno le proprie radici, come Marco Paolini e Andrea Pennacchi; in programma anteprime di spettacoli nati durante il lockdown, come la riflessione su Boccascena di César Brie. Il regista argentino porterà sul palco anche Una Ballata del Mare Salato, una delle prime assolute del Festival (leggi l’intervista di Elena Scolari dedicata al racconto in forma di radiodramma), insieme R.R. di Farmacia Zooè e al racconto musicale El Pessecan di Alvise Camozzi.

Ci sarà il ritorno di Balletto Civile, oltre a Mario e Saleh di Scena Verticale/Saverio La Ruina, Teatro Medico Ipnotico, la Piccola Compagnia Dammacco e lo spettacolo di Teatro delle Ariette dedicato a Pier Paolo Pasolini, intitolato Pane e Petrolio.Un viaggio attraverso mondi e storie, per scoprire il valore del confronto con gli altri: tra generazioni, come negli Spaesaggi di Zelda, e tra culture, come l’Arle-Chino di Shi Yang Shi.
È un percorso complesso e fragile, che sembra interessato a un racconto forte, denso, non banalizzante di un presente carico di contraddizioni. E proprio per questo il direttore artistico Fernando Marchiori ha scelto di tornare alla centralità del corpo, anzi dei corpi.


Fernando ci racconti perché hai scelto questo titolo corpi anticorpi per il festival?

I corpi (rinchiusi, isolati, indifesi, curati) e gli anticorpi (cercati, misurati) sono stati i protagonisti dell’emergenza pandemica. Abbiamo pensato che nel teatro la dialettica corpi/anticorpi produca, non solo simbolicamente, significati e pratiche. Attraverso il teatro possono prodursi gli anticorpi nel corpo sociale contro le discriminazioni, le chiusure, le paure.

In questo momento di parziale ritorno alla normalità, in cui c’è una sorta di timidezza e ritrosia nel ritrovare la corporeità, quale può essere la funzione fisica e sociale del teatro?

Tornare allo spettacolo dal vivo vuol dire ritrovare la fisicità dell’incontro, ritrovare i corpi veri, concreti, non allontanati nella distanza degli schermi. Ritrovare gli sguardi, le voci, le emozioni palpabili. Ma non dovremmo illuderci o banalizzare. Il teatro è per definizione un’arte sociale, e il cambiamento antropologico in atto ha bisogno di sperimentare nuove teorie della visione, una diversa pragmatica dei corpi. Se la pandemia ha messo in discussione la natura stessa dell’evento teatrale che significa, fin dalle sue origini, compresenza e compartecipazione, oggi sul piano artistico non dovremmo avere fretta di tornare alla “normalità”. Come la peste nella riflessione di Artaud, lo spillover che ci tiene in scacco ha offerto all’arte occasione di svelamento e rinascita. Tornare a fare comunità attraverso il teatro vorrebbe dire accettare la metamorfosi, farsi pandemia, ovvero strumento di trasformazione della collettività. Assumere fino in fondo, nelle pratiche performative della scena come in quelle della polis, il compito di azzerare e ridefinire presenze e differenze, inclusione e com-passione, memoria e invenzione.

In che modo gli spettacoli in cartellone quest’anno si integrano con i luoghi che li ospitano il paesaggio?

Piani di sicurezza, limitazioni, distanziamenti non impediranno che attori e spettatori tornino ad abitare gli spazi insoliti e segreti che sono da sempre, insieme alla proposta artistica, la forza del festival. Il dialogo fra i luoghi, il paesaggio e gli spettacoli determina talvolta un’alchimia inattesa e il genius loci riappare e fa sentire la sua presenza. Agli artisti (ma anche agli stessi spettatori) è richiesto spirito di adattamento, viste le condizioni particolari in cui hanno luogo gli spettacoli. Anche quest’anno molti eventi sono ripensati per quei luoghi. Per esempio MAD di Belletto Civile: nove postazioni per nove danzatori disseminate nel bosco del Casone Ramei con gli spettatori in movimento a crearsi ciascuno un proprio percorso, una propria drammaturgia all’interno di questo “Museo Antropologico del Danzatore”.

Come riuscirà (se riuscirà) il teatro a uscire dalla parentesi?

Come ha sempre fatto: mettendosi in ascolto per cogliere i cambiamenti e farsene interprete, e mettendosi in discussione per creare nuove forme e linguaggi.

 

SCENE DI PAGLIA festival
1-11 luglio 2021, Piove di Sacco, Arzergrande, Brugine, Codevigo, Legnaro, Sant’Angelo di Piove di Sacco 

www.scenedipaglia.net

 

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