ELENA SCOLARI | Si può mettere un giallo in teatro? Si può creare la suspence quando hai gli attori in carne e ossa davanti a te? Sì, si può se si ha a disposizione un testo non lineare, che crea diversi piani di narrazione, misterioso quanto basta. Come in un edificio in cui non tutti i soffitti sono alla stessa altezza, i pavimenti ondeggiano, le mura sono curve e creano effetti ottici disorientanti come nelle case catalane di Anton Gaudì.
Una vera tragedia di Riccardo Favaro, programmato da Teatro i ( e coprodotto dal LAC di Lugano) è così: una costruzione nella quale non abiteresti volentieri, un’abitazione dentro la quale sbirci mentre passeggi la sera sul vialetto che costeggia tante villette apparentemente simili, ma guardando questa senti un brivido strano, che spinge a spiare.
Favaro firma la regia dello spettacolo insieme ad Alessandro Bandini (anche in scena), il lavoro di entrambi è vòlto a creare un’atmosfera rarefatta, fin dai primi minuti, silenziosi, poco rassicuranti, e che da subito non lasciano intuire niente di buono.
Ci troviamo nel salotto di una coppia, diremmo borghese, giovane e ben vestita; i due aspettano l’arrivo del figlio, probabilmente lontano per gli studi o giù di lì. Marta Malvestiti è una moglie elegante, attraente, impaziente e agitata, sembra convincersi di cose che non sono, come forse il figlio non è. Non c’è. Arriva ma non è lui. Freud avrebbe sguazzato in un interno familiare così incasinato, un catalogo psicanalitico mica male.

Una vera tragedia | ph. Studio Pagi

Il figlio dunque si sdoppia, appare sia come Bandini sia come Flavio Capuzzo Dolcetta, inquieti, evanescenti, forse entrambi proiezioni, insomma non presenti ma comunque gli toccherà una brutta fine. Alfonso De Vreese interpreta il padre, all’inizio definito come Vater (padre in tedesco, il perché non è chiaro ma del resto siamo in un giallo); è ordinato, imbrillantinato, ha l’espressione di qualcuno che sa più di quanto dica.

Le definizioni dei personaggi, padre e madre, e alcune battute le leggiamo proiettate sullo schermo a fondo scena, ed ecco un altro piano: il testo è man mano sempre più sfalsato rispetto alla scena, fuori sincrono rispetto a ciò che vediamo, a favorire ulteriori capogiro nello spettatore. Ma sono i protagonisti stessi a incantarsi quando lo slittamento non è più sostenibile nemmeno per loro: sequenze con luci strobo e suoni artificiali (curati da Pietro Bonomi, Elena Rivoltini Pierfranco Sofia) segnalano che il motore sta battendo in testa, un cortocircuito mentale che si traduce in scatti che interrompono il fluire.
Pochi mobili: una poltrona, una lampada, una panca arredano un soggiorno dove i fantasmi si aggirano comodamente, potrebbe essere la ricostruzione in tre dimensioni della mente dei due genitori, poche cose ferme e molto spazio per i pensieri, che tentano di uscire dalla finestra. «Hai sentito? È passata una macchina. È la prima che sento, oggi».

Una vera tragedia | ph. Andrea Macchia

Se ci preoccupiamo del plot Una vera tragedia potrebbe essersi effettivamente consumata, ne vediamo i risultati ematici ma non saremo mai sicuri di aver visto il vero. Succede anche in alcuni thriller in letteratura e al cinema: non è tanto la soluzione del caso il punto centrale, quanto lo sfasamento che l’intreccio e l’assenza di ganci cui appigliarsi producono durante la visione o la lettura.
I dialoghi – alquanto simbolici proprio perchè vacui – avanzano e indietreggiano nel tempo, tutto contribuisce a una specie di beccheggio acquatico che lascia lo spettatore a fluttuare, facendogli scorgere terra ma poi subito celandola dietro un’altra onda.

 

UNA VERA TRAGEDIA

progetto e regia Alessandro Bandini, Riccardo Favaro
con lo sguardo esterno di Carmelo Rifici
con Alessandro Bandini, Flavio Capuzzo Dolcetta, Alfonso De Vreese, Marta Malvestiti
con la collaborazione artistica di Petra Valentini
disegno e realizzazione scene Giorgio Morandi, Marta Solari
costumi Marta Solari
disegno sonoro e composizione musicale Pietro Bonomi, Elena Rivoltini
disegno luci Pierfranco Sofia
coproduzione Teatro i / LAC Lugano Arte Cultura

Teatro i, Milano
13 ottobre 2021

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