I miei personaggi escono da me e sono prima di tutto parole: intervista a Rémi De Vos

RENZO FRANCABANDERA | Lui sarà a Firenze martedì 11 febbraio, alle 18, poco prima del debutto. Sarà nel foyer del Teatro di Rifredi dove di lì a poco andrà in scena lo spettacolo per presentare il volume TEATRO di Rémi De Vos, edito da Cue Press, insieme ai traduttori Angelo Savelli e Antonella Questa, all’editore Mattia Visani, e al curatore della prefazione, professor Siro Ferrone.
Inseguivo De Vos dal debutto dello spettacolo la scorsa estate a Napoli, per il Napoli Teatro Festival. Ma l’intervista non è arrivata. È stato un appuntamento rimandato, e l’occasione è la ripresa dall’11 al 15 febbraio, presso il Teatro di Rifredi a Firenze di Tre Rotture, diretto da Angelo Savelli e interpetato da Monica Bauco Riccardo Naldini.
Il drammaturgo francese è considerato uno dei più interessanti autori della nuova scena europea: le sue opere sono tradotte e rappresentate in quindici nazioni, è uno dei rari autori drammatici a essersi interessato, con pertinenza ed esperienza diretta, al mondo del lavoro, del precariato, della disoccupazione, in un rapporto di relazione diretta con la realtà sociale e politica. 
L’autore torna in scena a Firenze dopo Alpenstock della passata stagione, quando per PAC abbiamo videointervistato Angelo Savelli.
Questa volta è il turno del drammaturgo.
Nelle sue drammaturgie lo spazio dell’intimo, dell’attualità familiare, della coppia viene spesso turbato da un arrivo esterno, da un fattore ulteriore. Cosa le interessa di questa meccanica, di questa costruzione?

D’une manière assez classique dans mon théâtre, le conflit est souvent généré par un élément extérieur qui va permettre à l’action de se développer. C’est l’intrusion du chaos dans un univers stable qui me permet d’imaginer et écrire les situations en chaîne qui découlent de cette intrusion. J’imagine ce qui se passe quand les choses tournent mal.

In modo abbastanza classico nel mio teatro, il conflitto è spesso generato da un elemento esterno che permetterà all’azione di svilupparsi. È l’intrusione del caos in un universo stabile che mi permette di immaginare e scrivere le catene di situazioni che sorgono da questa intrusione. Immagino cosa succede quando le cose vanno male.

Questo stesso concetto di intimo si trasferisce poi a quello che nella nostra società viene ritenuto il concetto di identità, di nazione, coagulante comunitario, vero o presunto che sia. Secondo lei esistono comunità nazionali oggi e in che modo il teatro aiuta a ragionare su queste questioni che appaiono così cruciali in Europa?

Il existe bien sûr des communautés nationales, des nations. Mais nation ne veut pas dire nationalisme. Nous autres Européens, nous savons où le nationalisme peut mener. Le théâtre, en exposant des situations extrêmes, peut aider à réfléchir sur les dangers d’un nationalisme virulent. Dans sa forme la plus élevée, le théâtre peut sans doute permettre de voir plus clair dans un monde de confusion. 

Ci sono ovviamente comunità nazionali, nazioni. Ma nazione non significa nazionalismo. Noi europei sappiamo dove può condurre il nazionalismo. Il teatro, esponendo situazioni estreme, può aiutare a riflettere sui pericoli del nazionalismo virulento. Nella sua forma più alta, il teatro può senza dubbio permettere di vedere più chiaramente in un mondo di confusione.
Cosa pensa le offra la scrittura teatrale rispetto alle altre possibilità espressive? È ancora un medium, per così dire, contemporaneo, il teatro?

Je suis un comédien raté qui écrit du théâtre. J’ai un rapport direct avec cette expression. J’aime écrire des dialogues et dans un sens ils me viennent assez facilement. Je crois que le théâtre aura toujours une place importante malgré son côté désuet. Au cinéma, les acteurs ont joué, au théâtre, ils jouent. Le théâtre est un art de la présence. 

Sono un attore fallito che scrive teatro. Ho una relazione diretta con questa espressione. Mi piace scrivere dialoghi e in un certo senso mi vengono abbastanza facilmente. Credo che il teatro avrà sempre un posto importante nonostante il suo lato obsoleto. Nel cinema gli attori hanno recitato, nel teatro recitano. Il teatro è un’arte della presenza.
In quella che è la sua idea di grande tessitura drammaturgica contemporanea, secondo lei esistono delle tendenze, delle tematiche, dei filoni di approfondimento e di scrittura a cui sente di appartenere? In questa prospettiva lei si sente più ispirato da un realismo magico o da Impulsi di pura fantasia scollegati dalla realtà?

Non, j’écris ce qui me vient sans me soucier des tendances et des catégories. « Alpenstock » et « Occident »  sont des pièces qui parlent de la montée de l’extrémisme en France et en Europe, mais « Trois ruptures » met en scène des couples contemporains confrontés à des problématiques personnelles. J’écris à partir du réel, ce que j’en perçois, et je retranscris mes impressions. Ce réel peut alors prendre une dimension fantastique car rien ne m’impressionne plus que l’étrange banalité du quotidien. 

No, scrivo quello che mi viene in mente senza preoccuparmi delle tendenze e delle categorie. “Alpenstock” e “Occident” sono testi che parlano dell’ascesa dell’estremismo in Francia e in Europa, ma “Tre rotture” raffigura coppie contemporanee che affrontano problemi personali. Scrivo dalla realtà, ciò che percepisco e trascrivo le mie impressioni. Questa realtà può quindi assumere una dimensione fantastica perché nulla mi impressiona più della strana banalità della vita quotidiana.
E per immaginare i suoi personaggi lei si guarda attorno o preferisce proprio non guardarsi attorno? Questo lavoro che ha debuttato al Napoli Teatro Festival Italia come è nato? 

Mes personnages sortent de moi et ce sont d’abord des mots. Mes personnages sont des discours, des prises de paroles que je contrôle peu dans un premier temps. Le metteur en scène et les acteurs leur donnent forme humaine ensuite. 

I miei personaggi escono da me e sono prima le parole. I miei personaggi sono discorsi, discorsi che all’inizio controllo poco. Il regista e gli attori poi danno loro la forma umana.

TRE ROTTURE 

di Rémi De Vos
traduzione e regia di Angelo Savelli
con Monica Bauco e Riccardo Naldini

Firenze – Teatro di Rifredi

da martedì 11 a sabato 15 febbraio ore 21

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