LAURA BEVIONE | Assistere a uno spettacolo nel fienile/teatro della Compagnia delle Ariette, protetto dai boschi che coprono dolcemente i colli bolognesi, è sempre una sorta di immersione in una realtà “altra” che, proprio grazie alla sua testarda e orgogliosa estraneità a ciò che è fuori, quella stessa composita e contraddittoria contemporaneità sa con lucida e critica introspezione rappresentare.

Un paradosso – in verità soltanto apparente – che si rinnova nel nuovo spettacolo realizzato dalle Ariette – Paola Berselli, Stefano Pasquini e Maurizio Ferrarresi – insieme a Luigi Gigio Dadina e al Teatro delle Albe. Dopo le repliche andate in scena sul palcoscenico del ravennate Teatro Rasi qualche settimana fa, Pane e petrolio è stato allestito nel Teatro delle Ariette per il fine settimana di Ognissanti – e in concomitanza con l’anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, cui l’allestimento è dedicato.

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Foto Sara Colciago

Gli spettatori seduti ai due lunghi tavoli sui lati della sala, al centro le due “postazioni” di lavoro separate da una sorta di installazione votiva, sintesi dei due grandi sistemi di pensiero al centro del testo: un’icona che raffigura la Vergine sormontata da falce e martello e blandita da un mazzo di fiori. A racchiudere questa installazione-sintesi di sacro e profano, due leggii a cui Paola e Luigi si appoggiano per leggere brani tratti dall’ultimo romanzo di Pasolini, Petrolio appunto.

Le parole e le riflessioni dello scrittore sono il filo rosso di una narrazione che è una sorta di pensare e ricordare ad alta voce, seguendo le sirene di una nostalgia che, nondimeno, sa tramutarsi in rivendicazione di una scelta di vita – e di arte – consapevole e ognora convintamente rinnovata.
Ci spieghiamo: gli attori “contadini” Paola e Stefano e l’attore “operaio” Luigi riescono, con bonaria autoironia, a impossessarsi di quelle etichette loro attribuite e a plasmarle in sunto di un’identità granitica e orgogliosa, refrattaria a mode e a compromessi.

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Il racconto dell’infanzia e delle famiglie di origine è, allo stesso tempo, dichiarazione di poetica e scelta politica: da un lato la volontà di narrare se stessi e di fare dell’autobiografia non un esercizio di egocentrismo quanto un mezzo per tratteggiare esperienze, dubbi, ideali comuni a molti; dall’altra, l’ostinazione nel difendere la possibilità di un’esistenza diversa da quella generalmente considerata “normale”, constatando l’inevitabilità del progresso e, insieme, mantenendosi fedeli a valori giudicati irrinunciabili.

Ecco allora la rievocazione di quadri familiari del passato, quasi foto in bianco e nero improvvisamente animate di suoni e colori: la madre di Gigio che fumava e prendeva il caffè con le amiche, momenti di distensione dal lavoro negli alberghi della riviera e in casa; la famiglia di Maurizio che gestiva la pompa di benzina e quella di Stefano per la quale il cibo era sacro, e non a caso i Pasquini erano fini produttori di salumi; mentre il padre di Paola si sentiva negletto dalle donne di casa, a partire dalla moglie, impiegata a Bologna…

Certo non un passato idilliaco, anzi, un “luogo” in cui possono oggi scorgere i semi di un cambiamento radicale nel vivere e nel pensare: dopo i sacrifici degli anni della Seconda guerra mondiale e di quelli immediatamente successivi, si profila un avvenire in cui è possibile «avere tutto e averlo subito», in cui il petrolio consente meraviglie per ottenere le quali gli oggi temutissimi carboidrati non sarebbero mai in grado di fornire le energie necessarie.

Il pane, che fu carburante dell’umanità fin dall’antichità più remota, è stato dunque soppiantato dal petrolio, ossia dall’innovazione tecnologia che regala l’illusione della facilità e dell’immediatezza?

Una visione semplicistica del processo che ha condotto alla nostra contemporaneità che le Ariette e Dadina sono troppo intelligenti per adottare, preferendo condividere con gli spettatori ipotesi e riflessioni, stimolate anche dalla lettura del romanzo in qualche modo profetico di Pasolini.

C’è la consapevolezza che il mondo abitato dai propri genitori e da loro stessi non esiste più, così come quasi folkloristiche appaiono proteste e rivendicazioni operaie; ma c’è pure la convinzione che la strada che conduce al futuro non sia necessariamente dritta e con un’unica uscita, bensì ondulata e con caselli intermedi, che non vuol dire arretrati.

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Ecco allora che la ricetta dei tortelli romagnoli che la mamma di Gigio aveva scrupolosamente annotato sul suo quaderno, non trascurando le istruzioni per ripiegare nel modo giusto la pasta così che il ripieno non fuoriuscisse, può ancora oggi dare vita a un rito collettivo, quello della loro preparazione e poi del loro consumo.
Un rito pienamente teatrale: gli attori/cucinieri nutrono gli spettatori con il calorico cibo della tradizione e con gli altrettanto corroboranti pensieri generati da parole, musica, silenzi. E un rito indubbiamente contemporaneo, perché innescato e motivato da una domanda suscitata da un presente che non si riesce del tutto a comprendere e ad accettare.

Pane e petrolio ci dice come sia semplicistico – e forse oramai anacronistico – optare per l’uno o per l’altro e si chiede insieme a noi spettatori/convitati come sia possibile perseverare a essere se stessi senza però isolarsi dalla società e cercando, al contrario, di analizzarla criticamente e, se possibile, modificarla.

Paola, Stefano, Maurizio e Gigio, con la loro incrollabile onestà che non significa ingenuità né spontaneità ma che sa invece tradursi in efficace drammaturgia, dichiarano con esplicita determinazione la loro scelta, quella di un teatro che narra la fine di un mondo e prova a immaginare versioni a misura d’uomo di quello che verrà.

 

PANE E PETROLIO

di Paola Berselli, Luigi Dadina, Stefano Pasquini
regia Stefano Pasquini
collaborazione Laura Gambi
interpreti Paola Berselli, Luigi Dadina, Maurizio Ferraresi, Stefano Pasquini
organizzazione Irene Bartolini, Veronica Gennari
tecnica Dennis Masotti
produzione Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, Teatro delle Ariette 

Teatro delle Ariette, loc. Castello di Serravalle-Valsamoggia (BO)
31 ottobre 2019

 

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