La necessità di non fare niente
di Alessandra Checcucci

Lo spettacolo Il Nullafacente, scritto da Michele Santeramo e diretto da Roberto Bacci, ha debuttato il 3 marzo 2017 al Teatro Era di Pontedera. Santeramo assume in questo spettacolo la doppia veste di drammaturgo e attore, interpretando il Nullafacente eponimo. Un personaggio che non fa niente: non lavora, non paga l’affitto, si procura da mangiare dagli scarti dei mercati generali e non paga le medicine per la Moglie, malata terminale. In contrapposizione troviamo il Fratello, il Medico e il Proprietario, che a più riprese e per motivi diversi cercano di farlo redimere, inducendo in lui un qualche cambiamento.

Santeramo, che ha impiegato ben cinque anni per la stesura di questa drammaturgia, sceglie scientemente di non dare nomi propri ai suoi personaggi: essi rappresentano l’essenza del nome comune loro assegnato. Possiedono dunque una funzione sociale. Lo spazio scenico presenta una struttura assai particolare, senza quinte e con una sola entrata dal fondo; fondali e pavimento sono neri. Bacci allestisce la scena in modo minimalista, dividendo due spazi definiti: l’interno della casa e l’esterno. Il primo, luogo del Nullafacente, è rappresentato da un tavolo con alcune sedie attorno e una poltrona. L’esterno, invece, è delimitato da alcune sedie, poste al limite del proscenio, sulle quali si siedono gli attori quando non sono coinvolti nella scena. Le luci, dai toni caldi, sono utilizzate per illuminare e far emergere dal buio gli spazi descritti.

Il Nullafacente all’inizio non viene capito dagli altri personaggi; con l’incedere della messinscena diventa perfino scomodo, perché pone all’attenzione la possibilità di scegliere fra due modi di vivere: ciò che la società si aspetta dall’essere umano, “la normalità” (simboleggiata dalla torta) e, d’altra parte, la via delle strette necessità (incarnata dal bonsai). Questo oggetto di scena segna anche il passaggio del Nullafacente dalla fase di indolenza a quella di (parziale) attività. Durante il compleanno della Moglie, infatti, lo spettatore può scorgere l’albero ormai secco, esplicitazione esteriore della sofferenza intima del protagonista, che tenta di reprimere la propria natura più profonda e autentica.

Il contesto esistenziale mostrato dal dramma, la malattia terminale, permette pertanto di riflettere su cosa sia realmente importante. Per il Nullafacente è fondamentale passare, insieme a sua Moglie, tutto il tempo che le resta da vivere. Il suo non fare niente è l’espressione della sua necessità di stare vicino e amare la compagna. La battuta della Moglie rivolta al Fratello, nel momento in cui si salutano per l’ultima volta, potrebbe riassumere in sé il significato intero della vicenda: “Dobbiamo solo salutarci. È una fortuna: puoi salutare una morta quand’è ancora viva. Capita a tanta gente, solo che nessuno se ne accorge mai.” 

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